Corriere della Sera, 18 aprile 2003
I Paesi sudamericani bloccano un documento contro la repressione
L’Onu non condanna Cuba. Bush pronto a intervenire
Possibili misure punitive: stop a voli e rimesse degli emigrati
RIO DE JANEIRO - La repressione a Cuba divide il continente americano, diventa un caso internazionale e apre interrogativi sulle prossime mosse dell'amministrazione Usa in politica estera, stavolta a due passi da casa.
Se l'intenzione di Fidel Castro era quella di usare la guerra in Iraq come cortina fumogena, l'operazione può considerarsi fallita. Gli arresti dei dissidenti, le dure condanne dopo processi sommari e infine le tre condanne a morte dei dirottatori di un traghetto sono ancora, a distanza di giorni, tema di discussione per gli osservatori e di lavoro per i diplomatici. A Washington prende piede l'ipotesi che Bush abbia pronto un pacchetto "punitivo" per Castro. Sarebbe imminente un discorso della Casa Bianca sul tema. Si parla della possibilità di bloccare le rimesse degli emigrati e della cancellazione dei (pochi) voli diretti tra gli Stati Uniti e Cuba. La prima misura, se attuata, sarebbe devastante per l'isola. I dollari dei parenti "americani" sono la seconda fonte di valuta dopo il turismo e, soprattutto, garantiscono una vita degna a moltissimi cubani da quando l'economia è stata di fatto dollarizzata e i prezzi in valuta locale sono inavvicinabili. Washington fa capire che stavolta non consentirebbe una nuova ondata migratoria, la classica valvola di sfogo nei quattro decenni di rapporti di ostilità tra i due Paesi. Il blocco delle rimesse non vede però l'approvazione della potente Fondazione cubano-americana di Miami, che tanta parte ha negli equilibri elettorali della Florida, governata dal fratello di Bush, e di conseguenza nell'intera America.
Nell'ottica del regime castrista sono stati gli eterni nemici yanque a provocare tutto. Il sito del quotidiano ufficiale Granma offre una ricostruzione degli avvenimenti delle ultime settimane. Si chiede perché in poco tempo ci sia stata una raffica di dirottamenti di aerei e traghetti ("Un piano voluto dagli Usa per stimolare l'emigrazione illegale attraverso atti di terrorismo"), mentre allo stesso tempo Washington non rispetta le quote di visti legali fissati a suo tempo da un accordo tra i due Paesi.
L'Avana, in sostanza, attribuisce a Bush un cambio di strategia. L'ufficio di rappresentanza Usa nella capitale, diventato una sponda ideologica e logistica per i dissidenti (le condanne parlano infatti di "cospirazione") sarebbe il cuore di questa linea, dietro la quale potrebbe esserci addirittura la tentazione di un attacco militare all'isola. "Che sia vera o meno la tesi di una svolta provocata da Washington, il rapporto difficile con gli Stati Uniti resta il collante del regime - ricorda un diplomatico all’Avana -. Di fronte a questo, Castro mette in secondo piano i rapporti con gli altri Paesi e rischia l'isolamento economico". Ne è un esempio l’annullamento del viaggio a Cuba del presidente della Campania, il diessino Antonio Bassolino, nonostante la Regione sia interessata a un progetto di cooperazione per la riconversione degli zuccherifici nell’isola.
Quando si tratta di Cuba, il solco tra le due Americhe è per tradizione profondo. La commissione diritti umani dell'Onu, riunita a Ginevra, ieri ha approvato una risoluzione che evita riferimenti alla repressione del regime di Castro. Il testo, presentato da Uruguay, Perù e Nicaragua, è stato respinto da venti Paesi; altri nove si sono astenuti. In Brasile c'è imbarazzo per il silenzio del governo Lula (il suo partito è legatissimo al castrismo) mentre a Buenos Aires il presidente Eduardo Duhalde ha fatto leva sull'unanime avversione degli argentini alla guerra per ricordare che gli Stati Uniti sono immersi in questi giorni in una palese "violazione unilaterale dei diritti umani". Nessuna protesta anche dal Venezuela, grazie al saldissimo legame tra Castro e Hugo Chavez.
Cuba è abituata a finire nel libro nero dell'Onu per i diritti umani, ma prima dei recenti avvenimenti la censura si limitava al massimo alla sollecitazione al governo affinché fosse ammesso un osservatore sull'isola. Quest'anno, una iniziativa del Costa Rica ha fatto mettere nella dichiarazione l'esplicita richiesta per la liberazione dei 75 dissidenti arrestati. E su questo c'è stata frattura. Anche perché Cuba chiede piuttosto di definire "atto di terrorismo" il pluridecennale embargo economico degli Stati Uniti.
Rocco Cotroneo