Libero, 6 maggio 2003

Grazie alla campagna lanciata da LIBERO

Salvo il dissidente cubano Oriel. Non sarà più espulso dall’Italia

di ANDREA VALLE

ROMA – È fatta: Oriel rimarrà in Italia. Potrà lavorare regolarmente, potrà ricevere un’assistenza medica. Se lo riterrà opportuno, potrà fermarsi nel nostro Paese anche per sempre e la sua bambina, Brenda, potrà frequentare la scuola senza violare alcuna legge. Tutto normale, ma fino ad un certo punto, perché Oriel de Armas Peraza, il cittadino cubano che aveva chiesto asilo in Italia, non potrà, né oggi né domani, ricevere ufficialmente lo status di rifugiato politico. Niente da fare: lo impediscono gli accordi di Schengen. Oriel rimarrà qui, ma quasi a metà, un po’ rifugiato e un po’ no, grazie ad una sorta di scappatoia legale: un permesso di soggiorno rinnovabile di volta in volta. Non sarà più una specie de immigrato clandestino, a rischio perenne di espulsione. Non dovrà combattere estenuanti battaglie giudiziarie. Ma non potrà neppure considerarsi un vero e proprio esiliato politico.

I lettori, probabilmente, ricorderanno le lunghe vicissitudine di Oriel. Scappato da Cuba e da Fidel Castro con la sua famiglia (moglie e figlia di 4 anni), era approdato in Germania, dove era rimasto per un certo periodo. Quindi era giunto in Italia. Qui aveva chiesto asilo, e al termine di una lunga battaglia burocratica aveva ricevuto un decreto di espulsione. Per lui si aprivano le porte di un futuro, forse il ritorno sotto il tallone di Fidel, forse un lungo peregrinare per l’Europa in cerca di un Paese disposto ad accoglierlo. Sicuramente, un futuro difficile, e ingiusto.

È stato a questo punto che il nostro giornale ha cominciato la sua battaglia in difesa di Oriel. Abbiamo raccontato la sua storia (che del resto parla da sola), tentato di puntare i riflettori sulla sua situazione. Silenzio ufficiale. Abbiamo insistito. Piano piano, tra la generale indifferenza, si è aperto qualche spiraglio, anche grazie all’interessamento della parte più sensibile del mondo politico. Alla fine, Oriel, dopo la sospensione dell’espulsione, ha ottenuto dalla Questura di Vicenza un permesso di soggiorno. Tecnicamente, si tratta di un cosiddetto permesso "3 più 3". Significa che Oriel, per sei mesi, non corre alcun rischio. Vivrà da noi, avrà un suo status, non sarà più un clandestino. Ieri, un altro piccolo spiraglio: i permessi saranno accordati anche in seguito.

A questa conclusione ha partecipato attivamente Margherita Boniver, sottosegretario agli Esteri, che si è più volte incontrata con il sotto segretario agli Interni Alfredo Mantovano. Entrambi si sono trovati d’accordo: il trattato di Schengen parlava chiaro. A concedere l’asilo politico, indipendentemente da ogni altra considerazione, poteva essere solo il Paese in cui Oriel aveva messo piede entrando in Europa, cioè la Germania. L’Italia era tagliata fuori. Come fare? Ecco, allora, l’idea dei permessi rinnovabili di tre mesi tra tre mesi. Per il futuro, comunque, e proprio per poter in qualche modo limitare gli effetti del trattato di Schengen che valgono per Oriel e per altri cittadini stranieri, l’Italia pensa di ricorrere ad una sorta di "status di protezione umanitaria2, una via di mezzo tra l’asilo politico vero e proprio e il semplice permesso di soggiorno rinnovabile.