Avvenire, 8 maggio 2003
La difficoltà degli irriducibili castristi di casa Italia
Nostalgia canaglia...
Il sentimento fa chiudere gli occhi e ottunde gli altri sensi: impedisce di guardare con la dovuta severità a un regime che resta illiberale
Giovanni Ruggiero
Ah! Nostalgia di Cuba. Nostalgia canaglia! Struggente e lacrimosa, che ai nostri rivoluzionari intenerisci il core. Nostalgia canaglia, per quelle bandiere rosse con il volto del barbuto "comandante" Che Guevara. Erano le ultime bandiere da far garrire al vento di ogni corteo. Le ultime accreditate, le ultime da prendere ancora in considerazione, bandite e strappate ormai tutte le altre. "Nostalgia, nostalgia canaglia di una strada, di un amico, di un bar di un paese che sogna e che sbaglia, ma se chiedi, poi tutto ti dà". Dove sta questo paese? Vallo a sapere. È l'Avana a Cuba o Cellino San Marco nel Brindisino? Chi lo sa più!
Di Cuba e di Fidel resta ormai solo una grande nostalgia, anche per le "canagliate" che se ne dicono. E la nostalgia fa chiudere gli occhi, ottunde gli altri sensi, perché "ti prende proprio quando non vuoi (o non puoi più) e ti ritrovi con un cuore di paglia e un incendio che non si spegne mai".
All'ultimo sit-in romano a favore di Cuba, i nostri castristi sono venuti con i figli. Gli anni sono passati per tutti, e la maglietta con il Che, ormai, è diventata stretta al punto che si immaginava tutta la "panza". Ma una volta... Una volta, quando papà e mamma si conobbero, quelli sì che erano begli anni, e si diedero il primo bacio sotto la bandiera rossa di Che Guevara, e se ne tornarono a casa senza voce per aver cantato tutto il giorno Gantanamera, guajira, gantanamera. Guajira, guantanamera che nessuno dei due ha mai capito cosa volesse dire esattamente. Eppure cantavano: "Yo soy un hombre sincero. De donde crece la palma... E prima di morire chiedo di cantare i miei versi dall'anima". A saperlo, che a Guantanamo gli americani avrebbero messo quella base dove ogni tanto qualche cubano anti-rivoluzionario tenta di rifugiarsi. Perché, poi? "Se per gli aironi il volo è sempre libertà perché per noi, invece, c'è qualcosa che non va?", potrebbero dire tutti gli altri aironi che sono scappati o ci hanno provato: i tre giovani fucilati da Fidel, o altri più fortunati come, ad esempio, Ernesto Lecuona che scrisse tra l'altro Malagueña, o Reynaldo Arenas e, da ultimo, Alejandro Ruiz di cui "Stampa alternativa" pubblica un disperato diario.
Ma la nostalgia, la nostalgia è canaglia proprio perché chiude gli occhi e annebbia la mente in uno struggente oblio. Non fa riflettere su tutto questo. È solo un nodo alla gola e un'anima che si gonfia, se c'è un Wim Wenders che mostra i suoi vecchietti musicisti del Buena Vista Social Club felici e contenti di fare la fame a Cuba, ma di suonare finalmente. Quant'è canaglia questa nostalgia, e questa assurda solitudine, perché sono in pochi anche a sinistra a credere a Fidel. Per Cuba Libre si intendono 6 cl di rum bianco, 4 cl di succo di limone e tanta coca cola (maledetti americani). Cuba Libre, ormai, è soltanto un cocktail.