Misna
HONG KONG 9/5/2003 17:50
Articolo 23: nuove critiche di Monsignor Zen
Una coraggiosa lettera di monsignor Joseph Zen, vescovo della diocesi di Hong Kong, esprime nuove, forti perplessità sull’articolo 23, proposta di legge che prevede tra le altre cose il rafforzamento dei poteri delle forze di sicurezza in materia di fermo e perquisizione di individui sospettati di tradimento, secessione, sedizione o sovversione. Facendosi portavoce dell’insoddisfazione della società civile, il presule ha inviato il 3 maggio scorso alla Commissione del Consiglio legislativo (in pratica il parlamento di Hong Kong) un documento dai toni particolarmente duri, in cui afferma di provare "frustrazione e indignazione" per il modo in cui sta procedendo l’iter della proposta di legge anti-sovversione. "Il governo – scrive il vescovo – sta approfittando del fatto che l’attenzione della gente è distratta dalla lotta quotidiana contro la Sars (polmonite atipica) per procedere sulla strada dell’approvazione dell’articolo 23. È decente o onesto tutto questo?".
Monsignor Zen ricorda che, proprio a causa dell’emergenza Sars, per non complicare le cose la Chiesa aveva concordato con il governo di astenersi in questo periodo da ogni polemica. "Le autorità potevano sfruttare la situazione – scrive il vescovo – per rendere più coesa la comunità, ma evidentemente questa non era la loro priorità e noi siamo stati classificati come nemici. Le sessantamila persone che sono scese in strada a dicembre sono state ignorate" lamenta monsignor Zen, riferendosi ad una manifestazione contro il provvedimento anti-sovversione svoltasi 5 mesi fa, alla quale erano presenti diversi esponenti della Chiesa cattolica e protestante.
"Il partito filo governativo – sottolinea il presule – sta manipolando in modo disgustoso e vergognoso il processo per l’approvazione del provvedimento. Visto che ha la maggioranza nella Commissione, pensa di poter ottenere una facile vittoria: trovo triste che offendano le persone in questo modo".
La legge anti-sovversione dovrebbe essere parte integrante della ‘basic law’, sorta di mini-costituzione in vigore ad Hong Kong dal 1997. Nell’articolo 23 della carta costituzionale, che ha finito per dare il nome alla proposta di legge, è infatti previsto che il governo dell’isola emani un provvedimento sulla sicurezza nazionale.
La relativa proposta di legge è stata sottoposta nel settembre scorso a ‘discussione pubblica’ (in pratica i cittadini hanno fatto pervenire all’esecutivo, via lettera, pareri e suggerimenti), ma secondo diversi osservatori si è trattato di una pura formalità espletata dal governo senza troppa convinzione. La legge, che potrebbe entrare in vigore entro il prossimo luglio, prevede l’ergastolo per i responsabili di tradimento, secessione, sedizione o sovversione. I colpevoli di incitamento alla violenza o di disturbo dell’ordine pubblico potrebbero invece scontare fino a 7 anni di prigione. Sette anni di carcere ed una multa di 64mila dollari sono previsti anche per chi pubblica materiale ritenuto sedizioso.
[LM]