Avvenire, 13 maggio 2003

LA RECENSIONE

Ieri comunisti, oggi sono "post"

Di Antonio Airò

Stimolante. Suggestivo con un discreto pizzico di utopia (o di sogno). Appassionato e quindi parziale. Problematico nell'affrontare le conseguenze della caduta del muro di Berlino e la fine dello spirito di Yalta. Massimo De Angelis ha ricapitolato in questo Post già emblematico nel titolo, lo stato d'animo, le tensioni, il desiderio anche per lui, come per tanti ex comunisti della sua generazione, di "nuovi cieli e nuove terre". Perché questo Post ben si riferisce a quanti furono avvinti dalla "grande illusione", per dirla con Furet, costituita dal marxismo. Ma da Marx si è passati a Lenin, a Stalin con i suoi errori di fondo e soprattutto con i suoi orrori. In Italia il Pci aveva ricercato con Togliatti una sua "via italiana" al socialismo (nella quale il socialismo restava il fine e la democrazia un mezzo, sia pure nobile); questa "innovazione senza revisione" propria del leader comunista si era tradotta con Berlinguer nel "compromesso storico", in una sorta di collaborazione-competizione con la Dc, sublimata dal comune antifascismo. Ma al fondo - ecco la confessione di De Angelis - "l'idea comunista è stata egemone per la nostra generazione... nessuno di noi ha mai pensato di fare come in Russia, però abbiamo saputo... il comunismo sorto per combattere sistemi sociali oppressivi e Stati imperialisti ha dato vita ad un sistema sociale oppressivo e a uno Stato imperialista". Di qui la dura domanda che è anche il bilancio di una generazione schierata a sinistra: "come è stato possibile non accorgersi della tremenda contraddizione del marxismo e del comunismo?... Noi, la nostra generazione, non siamo stati complici dei crimini stalinisti. Non siamo stati però estranei al suo meccanismo, psicologico spirituale, alla sua perversione fondamentale...".

La militanza comunista era divenuta per tanti "una costrizione ideologica, un carcere della memoria che è anche carcere del sentimento". Eppure la consapevolezza che c'era una storia, una tradizione da gettare definitivamente alle spalle, con una conversione culturale, ma soprattutto spirituale, sembrava matura in quel 10 novembre 1989 a Berlino mentre Occhetto discuteva l'ingresso del Pci nell'Internazionale socialista e quindi il suo approdo alla socialdemocrazia.

Con la caduta del muro di Berlino finiva l'equilibrio mondiale bipolare e si avviava la fase post comunista, post ideologica, post tutto. Nasce da qui la "svolta" che avrebbe dovuto segnare, anche nel cambio del nome (o della "Cosa" come si dibatté al congresso di Bologna e poi a Rimini), il superamento definitivo della matrice comunista, la riforma del nostro sistema politico non più consociativo ma fondato sull'alternanza con il passaggio dalla proporzionale al maggioritario, la nascita infine di un nuovo soggetto politico, gettando alle ortiche il "centralismo democratico".

Con una certa enfasi e qualche forzatura (ad esempio sulla legge elettorale) De Angelis sottolinea che "la conversione del Pci se fosse andata fino in fondo, non poteva che essere una conversione al liberalismo". Ma la svolta non c'è stata; la "metanoia" della Quercia non si è ancora compiuta. Tanto che oggi il riferimento al socialismo si esprime in diverse formazioni politiche. E De Angelis riferisce un'affermazione di Craxi proprio a Bologna "Siete stati uomini di marmo, non sarebbe un bel guadagno se diventaste uomini di gomma".

Massimo De Angelis

Post

Guerini e Associati

Pagine 208. Euro 17,50