Corriere della Sera, 17 maggio 2003
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L’ex campione in vacanza a Fiuggi racconta i suoi giorni nell’isola ospite di Fidel Castro
A pranzo con Maradona: Cuba? Un paradiso. Per il golf
di FABRIZIO RONCONE
FIUGGI – E’ grasso, gonfio, irriconoscibile. Ma poi, con la punta della scarpa, dà un colpo sotto alla palina da golf. Destro, sinistro, destro. La coca, evidentemente, non gli è ancora arrivata ai piedi.
E’ diventato anche più bravo. A Napoli, certi palleggi, li faceva con i limoni. "Se Diego perdesse trenta chili, sarebbe sempre i più grande di tutti", dice Guillermo Coppola, il manager che segue Maradona da vent’anni e che è accanto a lui pure qui, sul green di Fiuggi, dentro un panorama di boschi e coline, di sentieri battuti dai fotografi a caccia del più famoso calciatore di tutti i tempi. Dopo Pelé, naturalmente. (continua a pagina 15)
"Fidel è un duro, parola di Diego"
Maradona sui campi da golf di Fiuggi elogia Castro. "Difendo i valori del popolo"
E’ il secondo anno consecutivo che Maradona accetta l’invito di un suo ex compagno, Giuseppe Incocciati, con cui vinse il primo scudetto a Napoli, e che adesso fa l’assessore allo Sport del comune di Fiuggi. Per la cittadina termale, la presenza di ciò che resta del "pibe de oro" è ovviamente un eccellente spot pubblicitario, anche se poi lui, con questa camminata un po’ sbilenca, da obeso, sparisce subito con la mazza in spalla. Ne usa sempre una, per qualsiasi genere di tiro, e in più si aggira abbigliato come se fosse su una spiaggia. Lui dice che il golf lo rilassa. E può essere. I medici cubani, che stanno cercando di disintossicarlo, sostengono, però che andrebbe comunque bene qualsiasi altra cosa: anche l’ippica o il surf. Qualsiasi cosa che non preveda strisce bianche.
A Cuba, spiega Maradona, sta bene proprio per questo. Dal gennaio di tre anni fa è ospite personale di Fidel Castro. Villa alla periferia dell’Avana, sigari dei migliori e una fidanzata di vent’anni, Judith Pippo, che lo sta aiutando a superare il trauma del divorzio finalmente chiesto da Claudia Villafane, la madre delle sue due figlie, Dalma e Giannina. "Cuba è il posto migliore del mondo. Mi sveglio e vado a giocare a golf. Non devo pensare ad altro".
I campi verdi sono a dieci minuti di macchina. "Fidel è il mio padrino. Lui mi vuole bene". Si è tatuato il faccione barbuto del "líder máximo" sul polpaccio sinistro. "Ma, ecco qua, sul braccio destro ho anche la faccia di Ernesto". Il "Che". "Io sono un figlio del popolo e difendo i valori del popolo".
A tavola, dopo aver vuotato tre lattine di acqua tonica gelata, spolverato un cestino di pizza e prosciutto e un vassoio di gamberi e calamari fritti, Maradona ha voglia di parlare di politica.
"Sono in pena per ciò che accade nel mio Paese di origine, l’Argentina. Ma ancor più pena ho provato assistendo all’ultima guerra del Golfo". I camerieri si presentano con una enorme padella colma di spaghetti e scampi, ma lui niente, li ignora, e prosegue: "Ora leggo sui giornali che tutti criticano Fidel per questa sua politica forte, che prevede anche la pena di morte. Va bene, certo, è un tipo duro, il mio amico Fidel. Ma chi può parlare? Certo deve stare zitto Bush". Due forchettate nervose, un sorso di vino rosso - "Ehi, Diego, non puoi riempirti la pancia di acqua tonica e poi metterci su questo nettare!", dice premuroso Coppola - e Maradona prosegue: "Io dico una cosa: Bush, attaccando l’Iraq senza il consenso delle Nazioni Unite, si è comportato esattamente come Hitler". Hitler? "Proprio così, amigos. Come Hitler".
Guillermo Coppola ci tiene a dire che "Diego è sempre molto spontaneo, nelle sue affermazioni".
Il resto della tavolata, però, resta muto. Così ci pensano due operai edili, con cui Diego ha stretto una bella amicizia durante la vacanza dello scorso anno, a cambiare discorso. "Ehi, Diego, la sai l’ultima barzelletta sul Viagra?". La raccontano e poco ci manca che Diego caschi dalla sedia, piegato dalle risate. Ride anche Andrea Carnevale, ex grande attaccante della nazionale, che con Maradona, nel 1987, vinse il primo scudetto a Napoli. "Diego, ma te li ricordi gli scherzi che facevamo a Careca?". Sono racconti che, per la nostalgia dei bei tempi andati, fanno venire gli occhi lucidi non solo a Carnevale, ma anche a Incocciati e persino al manager Coppola, che pure ne ha viste molte: solo lui, Maradona, dopo un poco, sembra annoiarsi. "Ma chi ha organizzato lo scherzo di prima?". Già, quelli di Mediaset, dedicandogli una puntata ben retribuita di Scherzi a parte, l’han fatto finire in una pozza d’acqua.
"Voglio altra pizza e altro prosciutto. Subito!". Non è a dieta. Non è sereno. Non sta bene. "Io sto bene solo a Cuba. Prima stavo bene anche a Buenos Aires, ma poi...". Poi, le autorità argentine hanno minacciato di arrestarlo. "Dicono che non pago gli alimenti a mia moglie e alle mie bambine. Ma sono dei bugiardi".
Nella sua villa di Cuba, racconta, non c’è un solo pallone. "L’unico che entra, entra attraverso lo schermo della televisione". (…)
Sì, di lui, di Diego Armando Maradona, bisogna fidarsi. Almeno fin quando parla di calcio. Quando non butta per terra il tovagliolo.
Bestemmia in gergo argentino. Rutta. E va via. Barcollando. Dribblando stancamente un bambino con un pallone che, nel piazzale del ristorante, gli chiede: "Ti va di giocare con me?".