RADIO VATICANA – Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO – 17 maggio 2003
GLI ATTENTATI DI CASABLANCA, UNA REAZIONE DEL MOVIMENTO RADICALE ISLAMICO ALL’ESITO TRAUMATICO DELLA GUERRA IN IRAQ. CON NOI IL GIORNALISTA MAGDI ALLAM
- Servizio di Paolo Ondarza -
Con gli attentati della scorsa notte a Casablanca sono 23 i principali attacchi che si sono verificati, in tutto il mondo, contro obiettivi occidentali dopo l’11 settembre. Ma il colpo inflitto al Marocco, così come gli attentati di Ryad, martedì scorso, confermano che l’obiettivo del terrorismo internazionale si sia ora allargato anche al mondo arabo. Quale il significato di questa ultima tragedia a Casablanca? Paolo Ondarza lo ha chiesto a Magdi Allam, giornalista del quotidiano ‘La Repubblica’ ed esperto di questioni islamiche.
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R. – Gli attentati terroristici della notte scorsa, così come quelli verificatisi negli ultimi giorni, sono una reazione all’esito traumatico della guerra del Golfo, una reazione che vuole dire all’opinione pubblica araba e musulmana: ‘Attenzione! Il movimento radicale islamico è vivo e può infliggere importanti e duri colpi ai nemici dell’islam’.
D. – Quindi potremmo dire che le preoccupazioni espresse dal Marocco prima della guerra contro il regime di Baghdad erano da prendere in considerazione?
R. – Non è che la guerra del Golfo abbia accentuato l’antiamericanismo; è successo esattamente il contrario. Gli ultimi attentati terroristici sono una reazione al fallimento di chi aveva scommesso su Saddam Hussein, compreso Bin Laden, comprese le forze islamiche radicali. Una reazione dunque al fallimento nel tentativo di infliggere una lezione agli americani in Iraq.
D. – A suo parere, c’è da temere il verificarsi di nuovi attentati terroristici nei prossimi giorni?
R. – Il terrorismo colpisce sempre in modo imprevedibile laddove meno ce lo si aspetta e dove individua un bersaglio più esposto e vulnerabile.
D. – Crede che questi attentati possano stringere insieme Stati Uniti, Russia e mondo arabo nella comune lotta al terrorismo internazionale?
R. – Questo è ovviamente l’auspicio ed è l’unico modo per combattere efficacemente il terrorismo, con un’azione che miri ad affrontare le cause di fondo che lo alimentano e non si limiti a combattere quelle che sono le sue manifestazioni esteriori.
D. – Cosa spinge un uomo a compiere un gesto violento e disperato come quello di un kamikaze?
R. – Ci possono essere tre diverse ragioni. La prima è lo stato di necessità, la disperazione del singolo, e questa realtà è ben presente nei territori palestinesi dove il 70 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, cioè con meno di due dollari al giorno; la seconda ragione è l’emarginazione sociale: giovani che non hanno prospettive, finiscono per abbracciare una ideologia che promette loro un sistema di giustizia sociale. Terza ragione è la crisi di identità dei giovani musulmani che rifiutano il sistema di valori vigente o a cui fanno riferimento. Questo terzo tipo di kamikaze è il kamikaze che lo fa per scelta, ed è questa la realtà che abbiamo visto l’11 settembre e anche negli attentati di Ryad.
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Misna
VATICAN CITY 17/5/2003 13:12
ATTENTATI A CASABLANCA: PAPA ESPRIME CORDOGLIO
Dopo aver appreso la notizia degli attentati terroristici che la notte scorsa hanno provocato decine di vittime e moltissimi feriti a Casablanca, in Marocco, Giovanni Paolo II ha inviato un telegramma per esprimere il proprio cordoglio. "Il Santo Padre prega per le numerose vittime e per le loro famiglie nella prova. Denunciando ancora una volta la violenza cieca che colpisce gli innocenti, egli chiede all'Onnipotente di illuminare le coscienze e di assistere gli sforzi degli uomini di pace" si legge nel telegramma in francese fatto pervenire al nunzio apostolico in Marocco a firma del segretario di Stato, cardinale Angelo Sodano.
[CO]