Avvenire, 20 maggio 2003

LA CHIESA DELL’EST

A Karaganda, nella città dei martiri cristiani vittime della repressione stalinista, si è concluso con una solenne cerimonia il viaggio del cardinale Angelo Sodano

Kazakhstan, la cattedrale dei deportati

Il Segretario di Stato vaticano ha posato la prima pietra della chiesa che sarà dedicata alla Madonna di Fatima

Dal Nostro Inviato

A Karaganda

Luigi Geninazzi

Il Papa stesso avrebbe voluto venire in quest'angolo sperduto della steppa asiatica, nella città maledetta costruita col sudore e col sangue dei deportati. Ma la visita di Giovanni Paolo II in Kazakhstan del 2001 venne limitata alla capitale ed oggi tocca al suo più illustre inviato, il cardinale Angelo Sodano, realizzare quel desiderio. "Sono qui in nome del Papa" dice ai fedeli di Karaganda che domenica mattina l'hanno accolto con grande entusiasmo cantando "Arriva un grande amico". La chiesa cattolica è stracolma di gente. Qui tutti la chiamano cattedrale di San Giuseppe ma si tratta in realtà di una costruzione bassa dai mattoni ingialliti e sconnessi e con il tetto in lamiera. In questo luogo, in un sotterraneo, sedici anni fa venne celebrata la prima Santa Messa "legale". Nel 1980 le autorità comuniste diedero finalmente il permesso per costruirvi una chiesa ed "il giorno in cui venne benedetta la prima pietra - ricorda una delle suore più anziane - erano più le lacrime dell'acqua santa".

A questa fede umile e coraggiosa si riferisce il Segretario di Stato vaticano quando, nella sua omelia, parla della comunità cattolica di Karaganda come del "primo cenacolo della Chiesa in Kazakhstan". In effetti qui batte il cuore del cattolicesimo fiorito nella steppa. Sul retro della cattedrale si possono leggere i nomi degli eroici testimoni di Cristo nei tempi bui della dittatura sovietica. Stanno scritti sulle lapidi a ricordo dei preti e dei vescovi clandestini che, usciti dal gulag, decisero di rimanere a Karaganda per continuare la loro difficile missione. Il cardinale Sodano si sofferma in preghiera davanti alle loro tombe fra cui quella del padre polacco Federowicz che prima di finire in Siberia fu direttore spirituale del giovane Wojtyla. Oggi Karaganda vuole liberarsi della tragica eredità del passato. Ad ogni angolo spuntano edifici nuovi che però non riescono a nascondere i palazzi fatiscenti e i tubi arrugginiti. E la piccola comunità cattolica, so rta nel segno del martirio, intende approfittare della libertà per crescere e agire dentro una società dalle cento etnie e dai mille bisogni. Ecco dunque l'auspicio del cardinale venuto da Roma: "L'augurio che oggi vi formulo è che la vostra Chiesa fiorisca sempre più, come avvenne un giorno per la Chiesa nascente dopo l'ora delle persecuzioni". A Karaganda sono nate varie parrocchie, esiste già un seminario con una ventina di studenti, c'è la sede della Caritas nazionale. "C'è bisogno anche di una nuova cattedrale che sia un punto di riferimento visibile nella città" dice l'arcivescovo Jan Pawel Lenga, Dedicata alla Madonna di Fatima sorgerà nel centro di Karaganda, simbolo della Chiesa del futuro, e non nel luogo storico dei cattolici, il quartiere periferico di Majkoduk che tutti chiamano ancora Berlin, ricordando che qui era il punto d'arrivo dei deportati tedeschi. Il cardinale Sodano ha benedetto la prima pietra nel corso di una cerimonia solenne, alla presenza delle autorità civili e di una folla festante, con i bambini nei costumi tradizionali che hanno dato il benvenuto all'inviato del Papa.

Il terreno è stato donato dal presidente Nazarbayev che ha impartito precisi ordini perché non ci fosse alcun tipo di difficoltà burocratica. "Qui sarà edificata quella che per noi cattolici è la casa di Dio - dice il Segretario di Stato - Ma dovrà essere anche la casa degli abitanti di Karaganda che si ritrovano fratelli". È un richiamo all'unità e al dialogo che viene sottolineato dall'intervento del sindaco il quale ricorda che nella sua città vi sono ben 36 confessioni religiose, un esempio di convivenza pacifica in un Paese a maggioranza musulmano. A settembre in Kazakhstan si terrà un grande congresso interreligioso che le autorità vogliono organizzare prendendo a modello la giornata per la pace di Assisi. Al cardinale Sodano è stata organizzata un'accoglienza più che calorosa, culminata nella consegna del "chapan", il mantello del saggio. Lui che h a sempre una battuta scherzosa per tutti, dice che non vorrebbe più andare via ed esprime un desiderio: "Vorrei tornare qui ad inaugurare la cattedrale quando, se Dio vorrà, compirò 80 anni". Un modo per sollecitare che i lavori avvengano in tempi rapidi così che tutto sia pronto nel 2007.