Avvenire, 22 maggio 2003
I 25 ANNI DELLA "194"
Casini: vietato rassegnarsi
"Questa legge resta inaccettabile e si deve lavorare per modificarla. È come se fosse scomparsa un'intera città di oltre 4 milioni di persone"
"Nel conto non si può trascurare il ricorso alla pillola del giorno dopo: una forma di aborto di per sé occulta. Se ne vendono circa 250mila all’anno"
Da Roma Pier Luigi Fornari
"La Chiesa non si rassegna e non si rassegnerà mai". Carlo Casini ricorda a memoria il commento dei vescovi italiani alla legalizzazione dell'aborto avvenuta con l'approvazione della legge 194. "Dopo 25 anni - commenta il presidente del Movimento per la Vita - si può dire che quelle parole hanno portato frutto. Quella non-rassegnazione ha assunto il volto di nuovi esseri umani: i 60 mila bambini salvati dai Centri di aiuto alla vita. E non rassegnarsi significa anche lavorare per una modifica della legge. Non un cambiamento teorico da rinviare a un futuro imprecisato, ma miglioramenti concreti che si possano introdurre al più presto". "Non ci rassegniamo - aggiunge Casini - anche perché questa legge è inaccettabile. Chi è contro la pena di morte non può riconoscere il diritto a uccidere un innocente, chi è per la solidarietà non può sopportare la soppressione del più debole. La Pira, poco prima di morire, qualificò come "iniqua" la 194. Madre Teresa di Calcutta non esitò a parlare contro di essa in tutte le piazze d'Italia, durante la campagna referendaria, ammonendo che se accettiamo che una madre possa sopprimere il frutto del suo seno, tutto è possibile: la pace mondiale è a rischio".
I difensori della legge sostengono che ha funzionato perché gli aborti sono diminuiti.
In effetti il numero degli aborti legali, da 232 mila nel 1982, si è attestato negli ultimi anni a 140 mila. Però bisogna tener conto anche della cifra degli aborti illegali, sulla cui stima avrei qualche dubbio. C'è inoltre l'effetto della calo demografico per cui le classi di età che arrivano all'età riproduttiva, si assottigliano. Credo quindi che la diminuzione andrebbe verificata meglio. E non si può trascurare la pillola del giorno dopo: una forma di aborto di per sé occulta. Se ne vendono circa 250 mila all'anno. Non tutte producono aborti, ma è probabile che il numero delle interruzioni di gravidanza ottenuto in quel modo si aggiri su qualche decina di migliaia. In ogni caso la 194, che legalizza l'aborto, non può rivendicare il merito di averne contenuto il numero. È come se si attribuisse l'effetto della diminuzione del fumo a una norma che lo liberalizza.
E comunque un "bilancio di aborti" non può che essere negativo...
In 25 anni è come se fosse scomparsa una città grande 40 volte Ancona: sono 4 milioni e 200 mila gli aborti avvenuti con il timbro dello Stato. Gli illegali, secondo le relazioni ministeriali, sono diminuiti, ma il fatto che avvengano in cliniche, come quelli fatti a Villa Gina a Roma, fa pensare che si assista a un sorta di professionalizzazione del fenomeno, con il pericolo che il numero dei casi effettivi sia molto più elevato di quello registrato.
Ma culturalmente qualcosa è cambiato?
Qui il bilancio si fa positivo: è maturata una maggiore consapevolezza del valore della vita umana. In questi 25 anni, il messaggio educativo del Papa e dei vescovi ha fatto breccia nelle coscienze, creando inquietudine anche in coloro che si dicono favorevoli alla legge.
Sono gli sviluppi di quel "ricominciamo da 32" con cui titolò "Il Sabato" all'indomani della consultazione popolare.
Eravamo nell'81, il 17 maggio si votò per il referendum, quattro giorni prima c'era stato l'attentato al Papa. Penso che a Giovanni Paolo II fece più male il risultato di quel voto che le pallottole di Ali Acga. Ma in effetti a partire dai quei giorni difficili, abbiamo fatto tutto il possibile per arginare i danni.
Oggi quali sono le possibilità concrete di cambiare la legge?
Possiamo provare ad aprire una strada di cambiamento: da un lato, per parte nostra, rinunciando a chiedere un divieto penale dell'aborto, ma dall'altro ricercando l'affermazione del principio che la Repubblica riconosce e tutela il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento. Si affermerebbe in modo chiaro che il concepito è un soggetto umano. Si deve poi modificare la legge introducendo un'effettiva prevenzione dell'aborto in modo che anche le gravidanze difficili o indesiderate possano continuare.
In che modo?
La legge dice che lo Stato e gli enti locali devono adottare tutte le provvidenze affinché l'aborto non sia usato come strumento di controllo delle nascite e che i consultori devono offrire alternative a esso. Questo adesso non si fa, perché non è prevista nessuna procedura di controllo. Come si verifica se la donna ha difficoltà insuperabili o se esse possono essere rimosse? In base a quali requisiti avvengono le assunzioni nei consultori? Tutte queste procedure devono diventare trasparenti, in modo che uno Stato che rinuncia a punire si schieri comunque in modo non equivoco dalla parte della vita.