Il Giornale, 24 maggio 2003

Oggi a Roma

Tradizionalisti, una Messa di riconciliazione

ANDREA TORNIELLI

La Messa secondo l’antico rito di San Pio V che questo pomeriggio il cardinale Dario Castrillón Hoyos celebrerà a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, potrebbe segnare la fine di un’epoca: quella dell’ostracismo verso i tradizionalisti nostalgici della vecchia liturgia in vigore fino al Concilio Vaticano II. Per la prima volta che un porporato della Curia romana ancora in carica e a capo di un importante dicastero, la Congregazione per il clero, celebra in una basilica seguendo il messale tridentino.

Per l’occasione i tradizionalisti italiani si sono dati appuntamento nella capitale e molti arriveranno anche dall’estero. (…)

La cerimonia odierna, celebrata da un cardinale non sospettabile di simpatie destrorse e pienamente conciliare, rappresenta dunque un segnale. Ed è un invito, con l’azione prima ancora che con le parole, ai vescovi perché tengano conto delle istanze anche di questi loro fedeli "sui generis", e siano più generosi nel loro confronti, proprio come ha chiesto e continua a chiedere Giovanni Paolo II. (…)

Se nella Chiesa post-conciliare la liturgia non fosse troppo spesso degenerata in show (l’espressione è forte ma condivisa da personaggi del calibro di Joseph Ratzinger), se nelle parrocchie non si vedessero Messe con i burattini, celebrazioni stravolte dove i parroci – in barba alle norme e al rispetto dovuto ai fedeli – modificano, cambiano, tolgono letture, aggiungono siparietti e si lanciano in balletti. Forse, se la riforma liturgica fosse stata applicata bene e i vescovi avessero vigilato e vigilassero, il "problema" dei tradizionalisti non si sarebbe posto.

Balza agli occhi una coincidenza: proprio oggi, sempre a Roma, una delegazione di ortodossi bulgari inaugurerà l’uso liturgico della seicentesca chiesa cattolica dei Santi Vincenzo e Anastasio, che si affaccia sulla Fontana di Trevi. Il Papa aveva deciso di concederla al Patriarca bulgaro Maxim un anno fa, alla vigilia della sua partenza per il viaggio a Sofia. È un bel gesto, un gesto di amicizia e di condivisione, nella prospettiva ecumenica che tanto sta a cuore a Giovanni Paolo II.

Non sarebbe una cattiva idea se qualche vescovo, imitandolo, tenesse un atteggiamento ugualmente ecumenico anche verso i tradizionalisti e i lefebvriani. Che per quanto riguarda la fede professata sono certamente più vicini dei "fratelli separati" ortodossi.