Avvenire, 3 giugno 2003
Si fa pellegrino il vigile che salvò la Sindone (*)
DI MONICA MONDO
Notizie dalla Terra Santa, di quelle che di solito non giungono fino a noi, e non fanno notizia. In uno dei territori palestinesi, in un villaggio poverissimo, schiacciato tra gli insediamenti di coloni ebrei e il deserto, c'è un piccolo convento di frati, figli spirituali di don Dossetti, prima politico, poi sacerdote e monaco, fondatore di un ordine che ha il cuore della comunità a Marzabotto. Un luogo di dolore, di memoria tragica perché la storia sia purificata dalla preghiera e dalla fraternità.
Anche in Palestina, i suoi eredi (la Piccola Famiglia dell'Annunziata) lavorano a ricucire, nel quotidiano più semplice, gli strappi della storia, a medicare le ferite che bruciano: c'è da insegnare ai bambini a leggere e scrivere, ed essere cristiani; aiutare le famiglie a tirare avanti, tra la miseria e il terrore; da recuperare la fiducia, da offrire e da chiedere, perché un popolo non sia ostile; c'è da studiare l'arabo, il siriaco, per essere vicini alla gente, per conoscere e capire le radici di una fede che in Medio Oriente è nata.
Qualche giorno fa è andato a visitare il convento un italiano, un vigile del fuoco di Torino: cinquantenne, oggi, e pompiere per scelta, per il ricordo di una sorellina perduta tanti anni fa in un incendio. Ce lo ricordiamo bene, quel coraggioso che si gettò nel rogo del duomo della sua città per spaccare a sprangate la teca di cristallo che proteggeva la Sindone, e portarla via, sottraendola alle fiamme. Un eroe per tutti, per qualche settimana. Un uomo per sempre segnato da quel momento, di più, da quell'incontro con un segno tanto toccante della storicità della salvezza. Forse non una reliquia, ma un segno davanti al quale hanno pregato e pianto milioni di cristiani, e papi e santi. Quell'uomo è andato a spiegare a tutti che quell'incontro gli ha cambiato la vita, che non poteva non recarsi laggiù, dove tutto ebbe inizio, dove quel lenzuolo impregnato di umano e divino fu tessuto, profumato, ripiegato, spiegato. I fratelli di Ainarik l'hanno accompagnato al Santo Sepolcro e hanno pregato i guardiani di avere pazienza. Aveva ben diritto, lui, a eludere le regole dei pellegrini, e stare quanto voleva a toccare, a inchinarsi sulla lastra di pietra dove un corpo fu deposto, per soli tre giorni. Tutti abbiamo lo stesso bisogno: toccare con mano, come Tommaso, perché il centuplo si avveri, qui ed ora, e cambi un po' la vita.
(*) Nota della redazione di Luci sull’Est: Mario Trematore è il nome di questo vigile del fuoco. Lui è pure amico della nostra Associazione ed è stato alcuni giorni nella carovana che abbiamo fatto in Lituania, dove ha dato una testimonianza della sua storica impresa. (cfr. "Spunti", dicembre 1998, in fine:
http://www.lucisullest.it/spunti/1998-99/98dicembre_inserto.htm)