RADIO VATICANA – Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 8 giugno 2003
Nel Nord dell’Uganda si intensificano gli attacchi dei ribelli contro chiese e missioni cattoliche. Sequestrati altri bambini per essere addestrati a combattere
- Intervista con Giulio Albanese -
Nel nord dell’Uganda, nuovo offensiva dei ribelli del sedicente Esercito di Resistenza del Signore che stanno assediando e razziando i centri abitati. Negli attacchi vengono sequestrati i bambini che sono poi forzatamente arruolati nell’esercito dei ribelli. La conferenza episcopale italiana ha chiesto un pronunciamento internazionale. In un messaggio consegnato ad un parroco locale, padre Alex Ojera, catturato e poi rilasciato dai ribelli, l’Esercito di Resistenza del Signore si dice pronto a negoziare con il governo ma chiede di parlare direttamente con il presidente ugandese Museveni, rifiutando qualsiasi mediazione da parte dei leader religiosi locali.
Ultimamente sono state prese di mira chiese e nove missioni cattoliche, come riferisce dall’Uganda, al microfono di Roberto Piermarini, padre Giulio Albanese, direttore dell’Agenzia Misna, che in questi giorni si trova nella missione cattolica di Kitgum:
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R. – La situazione è disperata, in quanto tutti i principali centri abitati sono praticamente circondati dai ribelli; le zone rurali sono infestate di ‘olum’, così li chiama la gente questi ribelli della ‘Lord’s Resistance Army’. Il dato più preoccupante è proprio il fatto che ultimamente sono state prese di mira le chiese, le missioni cattoliche, l’ultima in ordine cronologico è quella di Opit: la missione è stata saccheggiata, sono stati commessi veri e propri atti sacrileghi non foss’altro perché vi è stata una sparatoria proprio dentro l’edificio della chiesa, sono stati portati via dai ribelli addirittura gli arredi sacri. Ma quella che è più drammatica è la situazione dei civili: basti pensare che in un villaggio sono state incendiate oltre cento capanne, e ci sono qualcosa come 10 mila persone che sono ormai all’addiaccio, non hanno un tetto sotto cui dormire. E ancora, c’è la situazione alimentare che è preoccupante anche perché i rifornimenti, gli aiuti alimentari arrivavano praticamente via terra fino a poco tempo fa; adesso, a questo punto, gli unici soccorsi sono via aerea e ci sono molti centri che sono praticamene isolati, dove la gente sta letteralmente morendo di fame.
D. – Ecco, a Kitgum sono stati rapiti anche diversi bambini dai ribelli ...
R. – Questi, purtroppo, sono fatti ordinari. Il dato forse più preoccupante per noi che siamo qui a Kitgum è il fatto che i ribelli potrebbero anche attaccare questa missione dove, peraltro, hanno trovato rifugio nel catecumenato, oltre 500 bambini. Si tratta di ragazzi tra i 10 ed i 15 anni che i genitori hanno lasciato qui in missione perché temono che possano essere sequestrati da questi ribelli di Kony. L’esercito di Kony – questo è bene ricordarlo – è un esercito formato fondamentalmente da bambini che vengono costretti a combattere questa guerra sanguinosa che purtroppo viene pagata innanzitutto e soprattutto dai civili.
D. – Il governo centrale di Kampala non riesce a controllare la situazione?
R. – Il governo fa fatica, anche perché i ribelli sono molto, molto equipaggiati di armi.
D. – Chi finanzia questi ribelli?
R. – Certamente il Sudan per quanto riguarda tutte le forniture militari, ma in effetti rappresentano – a detta di molti – una scheggia impazzita: il loro leader è un folle visionario, Joseph Kony, il quale dalla fine degli anni Ottanta predica un messaggio a dir poco demenziale. Lui vuole sostituire la Costituzione ugandese con i Dieci Comandamenti. In sostanza il suo è un credo ‘sincretista’, dove c’è un po’ di tutto: vi sono elementi di cristianesimo, islam e anche di fede animista. Purtroppo i bambini sequestrati vengono plagiati, si parla addirittura di ipnosi collettiva. La verità è che sono costretti ad ammazzare, spesso anche sotto l’effetto di droghe.
D. – Come si è conclusa la vicenda degli studenti del Seminario minore di Lachor che sono stati rapiti dai ribelli alcune settimane fa?
R. – Alcuni di loro – sette – sono riusciti in un modo o nell’altro, rocambolescamente a fuggire; il grosso dei seminaristi è ancora nelle mani dei ribelli e si teme che alcuni di loro siano già stati inquadrati in questa formazione armata. Purtroppo, il dramma di questi seminaristi è vissuto dalla stragrande maggioranza dei bambini che vivono in questa regione. Nell’arco degli ultimi dieci anni sono stati sequestrati qualcosa come 15 mila bambini in questa remota regione del Nord Uganda.