Corriere della Sera, 14 giugno 2003

Castro ora duella anche con Prodi

Parole di fuoco in tv: "L’Europa stia zitta". Il presidente Ue: sanzioni inevitabili

ROMA - Immagini televisive, l’inquadratura che non cambia per tre ore. Fidel Castro mantiene le vecchie abitudini. Parla senza interruzione, con voce tonante, forte, mai roca. Toccandosi, di tanto in tanto, la barba. E poi alzando - di colpo, imperioso - il dito indice della mano sinistra. Il líder máximo parla davanti ai delegati del III Congresso internazionale della Cultura e dello Sviluppo, è la sera di giovedì: dovrebbe essere il discorso conclusivo e invece è chiaramente un altro lungo, enfatico comizio contro l’Unione europea e le sue sanzioni. È la dimostrazione che non gli sono bastate le due imponenti manifestazioni che, poche ore prima, hanno letteralmente assediato le ambasciate di Italia e Spagna. Fidel Castro resta insomma fermamente convinto che Silvio Berlusconi e il capo del governo spagnolo, José Maria Aznar, siano entrambi "servi dell’impero yankee". E non solo: Castro ritiene anche che siano proprio loro gli istigatori delle misure restrittive adottate, lo scorso 5 giugno, dall’Unione europea nei confronti di Cuba, dove si era appena conclusa una violenta azione di repressione nei confronti dei movimenti dissidenti, che registrarono l’esecuzione sommaria di 3 oppositori del regime e l’arresto di altri 75 militanti.

Il líder máximo avverte che la mobilitazione cubana "è solo all’inizio". Un monito che, forse, converrebbe definire una minaccia: "Alle manifestazioni di piazza seguiranno presto altre risposte adeguate". Il suo discorso è interrotto, come al solito, da frequenti applausi. Lui placa l’entusiasmo, invita alla calma gesticolando: "Non è nostra abitudine preoccuparci troppo di accordi o decisioni politiche che vengono prese contro la nostra rivoluzione, non è più nostro compito... però, ecco, è chiaro a tutti, che quanto accaduto è un fatto grave, molto molto grave". Grida di evviva, fischi di eccitazione: "L’Europa, su certe cose, deve tenere la bocca chiusa: questa entità comunitaria, infatti, è completamente assoggettata alla Nato".

Un comizio violento che attraversa l’Atlantico e plana nel Mediterraneo. A Lecce, c’è il presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Sta salutando gli universitari locali, vorrebbe parlare d’altro e invece deve commentare le accuse di Castro. Non si sottrae. "Le misure che abbiamo adottato, purtroppo, erano assolutamente inevitabili. E davvero non avevamo alcuna possibilità di evitarle, visti i gravi atteggiamenti assunti dal governo cubano".

Deciso è anche il commento di Gustavo Selva, presidente della commissione Esteri della Camera: "Le manifestazioni organizzate dal regime castrista all’Avana contro Berlusconi e Aznar dimostrano quanto le sanzioni economiche, decise dall’Ue all’unanimità nei confronti di Cuba, abbiano colpito nel segno". Simile il tono delle dichiarazioni utilizzato da Mario Baccini, sottosegretario di Stato agli Affari Esteri: "Non è possibile tollerare provocazioni di questo tipo".

Non casualmente, con questa identica frase, è stata perciò accolta alla Farnesina Maria de los Angeles Flores, ambasciatrice di Cuba a Roma. Convocata con la massima urgenza, ha trovato ad attenderla il segretario generale Giuseppe Baldacci.

L’ambasciatrice è una signora di 65 anni, rapidamente divenuta celebre nei salotti romani per le sue citazioni colte, per i suoi eleganti tailleur color pastello, per un sorriso che, spesso, trae in inganno i suoi interlocutori: il suo sguardo cortese è stato infatti forgiato nei lunghi anni di attività diplomatica, che ha avuto tappe di assoluto prestigio: ambasciatrice alle Nazioni Unite, in Gran Bretagna, vice ministro degli Esteri.

È facile intuire con quale spirito abbia ascoltato le parole di "forte indignazione", che il governo italiano ha usato nella speranza di ricondurre Fidel Castro "sulla via del dialogo".

Fabrizio Roncone