Avvenire, 14 giugno 2003
MOSCHEA DI ROMA
La decisione comunicata dai vertici del Centro islamico della capitale. Un segnale distensivo verso lo Stato Presto la scelta del nuovo predicatore
Incitò alla violenza
Rimosso l’imam
Da Roma Danilo Paolini
Via l'imam che ha incitato "ad annientare i nemici dell'Islam", nei prossimi giorni il consiglio della grande moschea di Roma ne sceglierà un altro. La decisione di rimuovere Abdel-Samie Mahmoud Ibrahim Moussa, finito nella bufera dopo aver pronunciato l'infuocato sermone del venerdì della scorsa settimana, è stata formalizzata ieri dal Centro culturale islamico della Capitale, ma era nell'aria da giorni. Da due, per la precisione. Da quando, cioè, il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu aveva detto chiaramente che le 214 moschee presenti sul nostro territorio "devono essere completamente liberate dai predicatori di violenza, dai reclutatori della guerra santa e dagli agenti di interessi stranieri in Italia".
Il ministro, fautore della creazione di un "islam italiano" dialogante con le istituzioni, aveva poi concluso: "Sono certo che i massimi responsabili della moschea di Roma sapranno dare chiarimenti e assicurazioni convincenti". Ieri è giunta la notizia della sostituzione di Moussa, un egiziano di 32 anni che è in Italia da soli 5 mesi e non conosce la nostra lingua. Una scelta, quella del Centro islamico, che suona come un segnale di disponibilità nei confronti dello Stato italiano. "È un fatto di grande responsabilità e sensibilità che può contribuire a rasserenare un clima di possibili tensioni", ha commentato soddisfatto il sindaco Valter Veltroni. Del resto - aveva sottolineato proprio due giorni fa Mario Scialoja, responsabile italiano della Lega musulmana mondiale, dopo un incontro al Viminale - "con il ministero dell'Interno esistono rapporti abituali e quotidiani".
Il sermone di ieri è stato pronunciato da Sami Salem, l'imam della moschea di Viale Marconi, un egiziano da anni residente a Roma (dove è titolare di un centro telefonico per chiamate internazionali) e noto per le sue posizioni moderate. Secondo quanto hanno riferito alcuni fedeli all'uscita, ha incentrato il suo discorso su questioni strettamente religiose. Nessun accenno a questioni di attualità né alla vicenda di Moussa. Il quale è rimpianto da numerosi frequentatori della grande moschea. "Era molto bravo e ci stava insegnando molto - ha dichiarato all'Ansa Vincenzo, un musulmano italiano sposato con una donna marocchina - non è giusto che vi siano ingerenze così forti della politica nella libertà di religione, che è tutelata dalla Costituzione".
La delusione si mescola comunque all'attesa per la nomina del nuovo imam, che dovrebbe arrivare tra una decina di giorni. In genere la scelta è un fatto interno ai fedeli che frequentano la moschea interessata, ma nel caso di quella di Monte Antenne (la più grande in Europa, in grado di ospitare 2mila persone) la procedura ha una coloritura internazionale. Nel consiglio del Centro culturale islamico che la gestisce, infatti, siedono i rappresentanti di alcuni Paesi a maggioranza musulmana come l'Arabia Saudita, il Marocco, l'Egitto. Sono loro a prendere la decisione, con il parere determinante, sembra, dell'università islamica egiziana di Al Azhar, fra le più importanti del mondo arabo. In base a un accordo, l'imam della grande moschea romana deve essere egiziano.