Avvenire, 15 giugno 2003
LA NUOVA OFFENSIVA
Nel Nord i ribelli dell'Esercito di liberazione del signore hanno sferrato da settimane una serie di sanguinose azioni. Quasi trentamila i civili morti in 15 anni e ventimila sono invece i bambini rapiti e costretti a combattere
Nuove stragi in Uganda
"Uccidete i missionari"
Non si fermano gli attacchi. Agghiacciante messaggio radio del leader dei ribelli dell'Lra: "Le strutture cattoliche devono essere messe a ferro e fuoco e i preti vanno ammazzati"
Da Kitgum (Nord Uganda)
Giulio Albanese
"Le missioni cattoliche devono essere messe a ferro e a fuoco, i preti diocesani e i missionari vanno uccisi a sangue freddo e le suore picchiate senza pietà". È il feroce ordine impartito da Joseph Kony, leader del sedicente Esercito di resistenza del signore (Lra), a tutti i suoi uomini dispiegati nel Nord Uganda, trasmesso l'altro ieri sulla frequenza utilizzata dal network delle ricetrasmittenti in dotazione alle missioni cattoliche del Nord Uganda. "Le parole di Kony fanno davvero paura", commenta padre Josef Gerner, parroco di Kitgum (500 chilometri a nord di Kampala). "Noi missionari le prendiamo molto seriamente. Le violenze contro i civili, compiute quotidianamente, nei distretti acholi di Gulu, Kitgum e Pader, fanno pensare che a questo punto tutto è davvero possibile". Padre Gerner, comboniano di nazionalità tedesca, ha invocato la solidarietà dell'intera nazione e in particolare del governo di Kampala affinché venga garantita l'incolumità della popolazione locale ridotta allo stremo. Il rischio che la missione di Kitgum possa essere attaccata dai ribelli è sempre alto, soprattutto se si pensa che negli ultimi giorni è salito ad oltre 700 il numero dei bambini che, per timore d'essere sequestrati dall'Lra, hanno trovato ospitalità negli edifici del catecumenato parrocchiale. I giovani combattenti dello Lra (dal 1994, 20mila ragazzi sono stati sequestrati dai ribelli) definiscono Kony un "santo maestro", un "profeta buono", come se avessero subito una sorta di lavaggio del cervello. Addirittura c'è chi parla di un'ipnosi collettiva operata dal padre fondatore dello Lra. Senza ombra di dubbio, è un "pazzo lucido" che da anni riesce a far fronte, incontrastato, ad un'assurda guerra contro il governo di Kampala con l'intento dichiarato d'imporre a tutti i costi il decalogo dell'Antico Testamento al posto della Costituzione attualmente in vigore in Uganda. Risulta però assai arduo comprendere parimenti la follia di Agnes Akot, 36 anni, che poco più di una settimana fa, con il suo ultimo nato stretto in un fagotto sulle spalle, imbracciando con disinvoltura il mitra, ha assalito la missione cattolica di Madi Opei, picchiando a sangue un anziano catechista e sparando all'impazzata all'interno dell'edificio parrocchiale. Un episodio, esemplificativo di molti altri. Nell'arco degli ultimi vent'anni, undici comboniani e una comboniana sono stati uccisi in Uganda. Due di loro, padre Egidio Biscaro e padre Di Bari sono stati proprio vittime dei ribelli. Il primo cadde in un'imboscata sulla strada tra Kitgum e Pajule il 29 gennaio del '90. Padre Di Bari fu assassinato dieci anni dopo. Nel Nord Uganda, su una popolazione di un milione e 400 mila abitanti d'etnia acholi e lango, circa 850mila sono sfollati e vivono all'addiaccio in condizioni umanitarie disperate. Il personale missionario è solidale con tutti coloro che chiedono protezione nelle strutture della chiesa cattolica al punto che ogni notte le missioni si riempiono di sfollati. In questo contesto l'unico vero segnale di distensione era rappresentato, fino a non molto tempo fa, dall'iniziativa di pace promossa dall'Arlpi (Acholi religious leaders' peace initiative), il cartello delle comunità religiose presenti nei distretti acholi del nord Uganda. Si tratta di un gruppo di persone coraggiose che dal luglio del 2002 all'aprile del 2003, ha incontrato ben 20 volte i ribelli nel "bush" (bosco). Purtroppo, però, anche questi tentativi negoziali sembrano essere naufragati da quando, lo scorso marzo, la mancanza reciproca di fiducia tra le due parti ha determinato la sospensione di ogni forma di dialogo. E lo scontro continua. Al momento, lo Lra risulta organizzato in cinque brigate: Control Altar, sotto il diretto comando di Kony; Sinia agli ordini del colonnello Charles Tabuley; Stockree diretta dal colonnello Abudema Buk; Gilver guidata dal colonnello Ocan Bunia; e Trinkle comandata dal colonnello Okot Odyambo. Secondo fonti ben informate, il numero dei ribelli presenti in Uganda è stimato attorno alle 3.500/4.000 unità, di cui il 90 per cento risulta essere stato rapito in età preadolescenziale o adolescenziale. Addirittura il colonnello Tabuley sarebbe stato catturato dagli "olum" (il termine "erba" in lingua acholi indica i ribelli) e poi successivamente avrebbe conquistato la stima di Kony al punto da essere nominato colonnello di brigata. I bambini rapiti entrano a far parte del movimento solo dopo l'unzione ("wiro ki moo") che viene somministrata sul corpo della nuova recluta secondo un rituale ideato dallo stesso Kony e praticato alle giovani reclute. Lo scopo è duplice: serve a "proteggere il giovane combattente dalle pallottole" e a vincolarlo al movimento attraverso un legame ritenuto dagli stessi ribelli indissolubile. Sta di fatto che gli olum operano spesso sotto l'azione di stupefacenti per trovare il coraggio di uccidere e compiere altre atrocità. A pagare il costo più alto di questa guerra civile è la povera gente, soprattutto i più piccoli: il "bottino" spesso delle incursioni nei villaggi. Tutti devono essere arruolati nella fila ribelli, anche i seminaristi dell'arcidiocesi di Gulu sequestrati nel maggio scorso.
© Misna