Avvenire, 17 giugno 2003

Ue, linea dura con Cuba ma gli aiuti continuano

Da Madrid Michela Coricelli

L'atteggiamento di Cuba nei confronti dell'Unione europea "è inaccettabile". Le relazioni fra i Quindici e il regime di Fidel Castro si fanno sempre più tese dopo la raffica di accuse che il lider maximo ha lanciato contro l'Europa, e in particolare contro l'Italia e la Spagna. "Tutti coloro che sono stati incarcerati per ragioni politiche devono essere liberati immediatamente" ribadisce l'Ue in una dichiarazione congiunta, in cui sottolinea la preoccupazione "per il serio deterioramento dei diritti umani" nell'isola.

"Alla luce della situazione attuale", l'Unione prende in esame la cosiddetta "posizione comune" (la politica accettata da tutti gli Stati membri nei confronti dell'Avana): è probabile che entro luglio venga definita una "nuova" posizione.

L'Europa ha assunto una linea dura, ha condannato più volte la repressione messa in atto da Castro contro l'opposizione interna, ha denunciato la mancanza di libertà di espressione. Ma i Quindici non mettono in dubbio gli aiuti alla popolazione: ogni anno l'Ue assegna 17 milioni di euro ai progetti di cooperazione nell'isola. Lo scontro diplomatico che il presidente ha scatenato contro l'Ue non deve penalizzare i cubani: per Javier Solana, alto rappresentante della politica estera comune, l'eliminazione degli aiuti "è l'ultima cosa da fare". Secondo il ministro italiano degli Esteri Franco Frattini bisogna fare una distinzione: "Sì agli aiuti urgenti alla popolazione cubana che soffre, certamente, no ad aiuti che possano incoraggiare il regime a continuare su questa strada". Fra i ministri europei non c'è piena sintonia. Il belga Louis Michel è contrario all'"isolamento" del regime di Castro: "Sono favorevole al dialogo politico, anche se evidentemente dobbiamo criticare quello che Cuba ha fatto male".

Ma il regime comunista non cede. L'ambasciatrice cubana a Madrid, Isabel Allende, ha ribadito la teoria di Castro: anche se le decisioni nel seno dell'Ue vengono assunte in modo unitario, "è noto" che fu il governo spagnolo a proporre "l'ingiusta posizione comune" nei confronti dell'Avana. Per ora l'esecutivo spagnolo ha deciso di mantenere la calma, e non risponde alle accuse. Una scelta che non convince i cubani in esilio in Spagna. "L'Italia fa bene ad adottare una risposta energica contro le gravi accuse della dittatura di Castro", ha detto al quotidiano La Razón Carlos Alberto Montaner, presidente dell'Unione Liberale Cubana, convinto che anche "la Spagna dovrebbe rispondere con molta fermezza".

Nel frattempo la violenta repressione degli oppositori, a Cuba si è trasformata in un libro auto-celebrativo. Si intitola "I dissidenti", ed è la storia dei 12 "agenti" infiltrati negli ambienti anti-castristi, testimoni chiave per il processo che ha portato in cella 75 intellettuali cubani.