Corriere della Sera, 24 giugno 2003
Riallineamento dei media in vista delle prossime elezioni politiche
Russia, spenta la tv privata
Ora tutti i canali nazionali sono controllati dal governo di Putin. La frequenza di Tvs è passata a un’emittente totalmente sportiva
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA - Non era certo la migliore stazione televisiva del mondo. E le critiche al governo o al Cremlino puntavano soprattutto a fare gli interessi dell'editore o del partito politico "di riferimento". Però la rete Tvs era l'ultima rimasta al di fuori del controllo diretto di Vladimir Putin e dei suoi uomini.
Da questo fine settimana Tvs non trasmette più: i telespettatori che si sintonizzano su quel canale si vedono propinare ore e ore di sport. La frequenza è infatti passata a un canale totalmente sportivo creato in fretta e furia dallo Stato poche settimane fa e che per riempire il palinsesto è costretto a trasmettere improbabili telecronache di beach volley o trasmissioni sul tiro con la pistola.
Così in vista delle elezioni politiche di dicembre e delle presidenziali dell'anno prossimo, tutte le stazioni televisive russe sono ora "allineate e coperte": di proprietà dello Stato o di gruppi economici saldamente controllati dal Cremlino e dai fedelissimi del presidente. E i due che avevano osato sfidare l'ex uomo del Kgb, cioè Vladimir Gusinskij e Boris Berezovskij, rimangono all'estero per non essere arrestati.
Da tempo anche in Russia si è capito che al momento della "discesa in campo" è di grande aiuto avere dalla propria parte un buon numero di mezzi d'informazione di massa. E che averli tutti è una garanzia assoluta. Così per assicurare nel 1996 la rielezione a Boris Eltsin (che addirittura tra il primo e il secondo turno scomparve dalla scena per malattia) il Cremlino mobilitò tutti i media controllati dagli oligarchi. Per far salire al soglio lo sconosciuto Putin nel 2000, la mobilitazione fu massiccia. Poi il "grande accordo" saltò e alcuni oligarchi, soprattutto Gusinskij e Berezovskij scontenti perché avevano lucrato troppo poco, andarono per conto loro e iniziarono a criticare il nuovo zar. La tv di Gusinskij, Ntv, fu la prima a cadere, anche perché, comunque, era piena di buchi economici. Il colosso statale del gas Gazprom, che aveva graziosamente concesso finanziamenti a tasso zero, strinse i cordoni della borsa e Ntv cadde come una pera matura.
Evgenij Kiselyov, il Michele Santoro della rete, si trasferì con tutta la sua squadra a Tv6, di proprietà di Berezovskij. Ma anche questa rete venne strangolata per i debiti e così il conduttore e i suoi fondarono una nuova tv, Tvs appunto, che grazie ad alcuni appoggi politici riuscì a utilizzare le frequenze che erano state di Tv6.
In questi mesi la tv ha infastidito abbastanza il Cremlino che non ama i mezzi di comunicazione troppo indipendenti. Di suo Tvs ci ha messo una assoluta incapacità di fare quattrini. Naturalmente Kiselyov e gli altri affermano che la rete è stata strangolata apposta, anche con costi di concessione troppo elevati.
Si è arrivati così alla resa dei conti. Prima è saltata la trasmissione via cavo nella città di Mosca. Poi, sabato, la tv è stata spenta del tutto ed è partito il canale sportivo. Il ministero della stampa ha subito trovato un'ottima scusa per il cambiamento: pochi mesi fa era stato proprio il presidente ad auspicare più attività fisica per i russi. Allora cosa c'è di meglio di un bel canale tv tutto sport? Almeno per ora. Nelle prossime settimane, però, è probabile che la frequenza torni a una tv normale, una volta che Berezovskij avrà venduto il suo pacchetto azionario a persone fidate.
Così al momento di recarsi alle urne i russi non saranno "confusi" da televisioni che non suonano la stessa musica. Era l'ultimo particolare da aggiustare. Già da tempo gli uomini di Putin hanno "sistemato" i partiti: ci sono quelli ufficialmente di maggioranza, come Russia Unita e Patria e quelli creati per fungere da opposizione, come l'Unione delle Forze di Destra. A votare contro rimangono solo i comunisti e i liberali di Yabloko. Ma oramai in Russia, non li sente più nessuno.
Fabrizio Dragosei