Dall’opera di Don Bosco "Vita di SAN PIETRO, Principe degli Apostoli, Primo Papa dopo Gesù Cristo":
Cap. XXV
S. Pietro fa risuscitare un morto. Anno di Gesù Cristo 66
Il mago Simone sapeva che se avesse potuto fare qualche miracolo sarebbe acquistato gran credito. Quelli che S. Pietro andava da ogni parte operando servivano ad accenderlo vie più d’invidia e di rabbia. Laonde andava studiando qualche prestigio per farsi vedere superiore a S. Pietro. Venne più volte seco lui a prova, ma ne fu sempre pieno di confusione. E poiché vantava la scienza di guarire le infermità, allungare la vita, risuscitare i morti, cose tutte che egli vedeva farsi da S. Pietro, avvenne che fu invitato a far altrettanto. Era morto un giovane di nobile famiglia e parente dell’imperatore. I suoi genitori, essedone inconsolabili, furono consigliati di ricorrere a S. Pietro perché venisse a richiamarlo a vita. Altri invece invitarono Simone.
Giunsero ambedue nel tempo stesso alla casa del defunto; S. Pietro acconsentì di buon grado che egli facesse le sue prove per dare la vita al morto, perché sapeva che solo Dio può operar miracoli, né mai alcuno poté vantarsi di averne operati fuori della religione cattolica, perciò tornare inutili tutti gli sforzi dell’empio Simone. Tuttavia pieno di boria e spinto dallo spirito maligno egli accettò pazzamente la prova, e persuaso di vincere propose la seguente condizione: se Pietro fa egli risuscitare il morto, io sarò condannato a morte; ma se io darò vita a questo cadavere, Pietro la paghi colla testa. Non essendovi tra gli astanti chi ricusasse un tal partito, e di buon grado accetandolo S. Pietro, il Mago si accinse all’impresa.
Si accostò esso al feretro del defunto, e invocando il demonio e operando mille altri incantesimi, parve ad alcuni che quel freddo cadavere desse qualche segno di vita. Allora i partigiani di Simone si misero a gridare che Pietro doveva morire.
Il santo Apostolo rideva di quell’impostura, e con modestia pregando tutti a voler tacere per un momento, disse: se il morto è risuscitato, si levi su, cammini e parli; si resuscitatus est, surgat, ambulet, fabuletur. Non è vero che ci muova il capo o dia segno di vita, è la vostra fantasia che vi fa pensare così. Comandate a Simone che si scosti dal letto, e tosto vedrete svanire dal morto ogni speranza di vita. (S. Paciano ep. 2).
Così fu fatto, e colui che prima era estinto seguitava a giacere qual sasso privo di spirito e di moto. Allora il S. Apostolo s’inginocchiò a poca distanza del feretro, e si mise a pregare fervorosamente il Signore, supplicandolo di glorificare il suo santo nome a confusione dei malvagi e a conforto dei buoni. Dopo breve orazione rivolto al cadavere disse ad alta voce: Giovane, alzati su, Gesù Signore ti dà la vita e la sanità.
Al comando di questa voce, cui la morte era avvezza ad ubbidire, lo spirito tornò prontamente a vivificare quel freddo corpo; e perché non sembrasse un’illusione, si alzò in piedi, parlò, camminò e gli fu fatto prender cibo. Anzi Pietro lo prese per mano e vivo e sano lo restituì alla madre. Quella buona donna non sapeva come esprimere la sua gratitudine verso il santo, e lo pregò umilmente a non partire dalla sua casa, perché non fosse abbandonato chi era risorto per le sue mani. S. Pietro la confortò dicendo: noi siamo servi del Signore, egli lo ha risuscitato e non lo abbandonerà mai. Non temere di tuo figlio, poiché egli ha il suo custode.
Rimaneva ora che il Mago fosse condannato a morte, e già una turba di popolo era pronta a opprimerlo sotto un nembo di pietre, se l’Apostolo, mosso a pietà di lui, non avesse domandato che fosse lasciato in vita, dicendo essere per lui castigo assai grande la vergogna che aveva provato. Viva pure, gli disse, ma viva per vedere a crescere e dilatarsi sempre più il regno di Gesù Cristo. (cfr. op. cit., Torino, 1856, Tip. di G.B. Paravia e Comp., pag. 138-141, in "Opere Edite", vol. VIII, LAS-Roma, 1976)