Misna
HONG KONG 1/7/2003 16:11
Mezzo milione in piazza contro legge anti-sovversione, missionario "giornata storica"
"Non c’è mai stata tanta gente in piazza dai tempi della reazione al massacro di Tiananmen: è una giornata storica per Hong Kong". Padre Gianni Criveller, missionario del Pontificio istituto per le missioni estere (Pime) parla alla MISNA mentre ancora si trova nel cuore della manifestazione che dal pomeriggio ha sommerso l’ex colonia britannica e che sta continuando a sera inoltrata. La gente è scesa nelle strade per protestare contro la legge sulla sicurezza voluta da Pechino e che entrerà vigore il 9 luglio. La normativa, nota come ’articolo 23’, è considerata una minaccia per la libertà di espressione e di pensiero. Gli organizzatori speravano nell’afflusso di 200mila persone, ma l’adesione dei dimostranti è stata superiore a qualunque aspettativa: "Le cifre che vengono diffuse dicono che ci sono almeno mezzo milione di persone" aggiunge padre Criveller che racconta di vedere con i suoi occhi lo spettacolo di un’enorme flusso di gente che dopo oltre 5 ore dalla partenza della testa del corteo ancora non riesce a fare il primo passo fuori da ‘Victoria park’, punto di avvio della manifestazione diretta al complesso di palazzi governativi nel cuore della città. Alla protesta hanno partecipato anche gli aderenti alla gruppo spirituale Falun Gong e le comunità cristiane, inclusa quella cattolica convocata monsignor Joseph vescovo di Hong Kong.
"Tutte le parrocchie della città hanno portato i loro fedeli al Victoria Park dove il vescovo a officiato una Messa, erano in migliaia" continua a raccontare alla MISNA il missionario, nell’ex colonia britannica da 8 anni e originario di Treviso, sottolineando che è la prima volta che i cattolici locali partecipano ad una celebrazione eucaristica per un evento pubblico officiata dal capo della diocesi.
Si teme che in nome della ‘sicurezza di Stato’ la nuova legge metta in pericolo anche quelle organizzazioni religiose, come la chiesa clandestina cristiana e il Falun Gong, che, perseguitate in Cina, sono invece ancora libere di esprimersi nell’ex colonia britannica. "Non credo che ci saranno subito delle limitazioni contro la Chiesa – spiega padre Criveller – ma ci si potrà arrivare con il tempo grazie alla nuova normativa che estende ad Hong Kong ciò che in Cina viene considerato ‘sovversivo’ da Pechino".
Secondo la ‘legge sulla sicurezza’ può essere condannato al carcere a vita chi venga riconosciuto colpevole di ‘tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro la Cina e diffusione di segreti di Stato’. "Un segreto di Stato era anche la situazione sull’epidemia di Sars e lo così è stato a lungo anche per la presenza e la diffusione dell’Aids in Cina", precisa il missionario. " Se in futuro un giornalista parlasse di uno di questi ‘segreti di Stato’ commetterebbe tradimento".
L’impressione del religioso è che la cattiva gestione dell’epidemia di polmonite atipica ha contribuito a portare in piazza la popolazione che solitamente ha la nomea di essere "distaccata" e "più interessata all’economia che alla politica". La legge, inoltre, autorizza lo svolgimento di processi a porte chiuse e amplia la discrezionalità delle azioni della polizia e dei giudici inquirenti. "Personalmente credo che già da tempo a Hong Kong ci sia una sorta di ‘autocensura’ da parte delle persone con posizioni di responsabilità: operatori dell’economia, amministratori, giornalisti", racconta il religioso.
"Da quando la città è tornata sei anni fa sotto la sovranità di Pechino, sebbene con uno statuto speciale, tutti hanno paura di esprimere apertamente quello che pensano per non avere problemi con le autorità. Credo che la legge per il momento voglia più rafforzare questa diffusa autolimitazione che agire per vie dirette".
La manifestazione è stata organizzata proprio in occasione dell’anniversario della riunificazione di Hong Kong con la Repubblica popolare cinese. Il premier Wen Jiabao con i rappresentanti delle autorità locali ha assistito ad una breve cerimonia ufficiale, mettendosi di nuovo in viaggio verso Pechino alcune ore prima che la gente cominciasse ad affollare Victoria Park.
Il corteo si è dispiegato senza alcun problema di ordine pubblico: "Abbiamo visto tantissima gente dare solidarietà ai dimostranti alle finestre delle case, dai pullman e dai negozi" conclude ancora alla MISNA il religioso, secondo il quale anche se Hong Kong non è una democrazia - gli amministratori non sono eletti ma imposti da Pechino - dimostra di essere ancora un luogo dove la gente è abituata alla libertà di pensiero.
[BF]