04/07/2003

A Cuba la libera stampa trova rifugio in Chiesa

Un’inchiesta di "Reporter senza frontiere" sui giornali cattolici dell’isola: dal prudente "Palabra Nueva" al vibrante, coraggioso "Vitral"

di Sandro Magister

ROMA – La foto qui sopra è stata scattata da José Goitia, dell’Associated Press, davanti alla chiesa di Santa Rita, nel quartiere di Mirimar, all’Avana. È il 18 maggio 2003 e una ventina di donne vestite di bianco hanno marciato in silenzio, dopo la messa, in segno di protesta per i mariti in prigione. La prima a sinistra è Gisela Delgado, moglie di Hector Palacios, uno dei settantotto oppositori condannati lo scorso aprile a pene tra i 6 e i 28 anni di carcere.

Dei settantotto, molti sono cattolici impegnati. E molti sono giornalisti. Quello della stampa è un campo cruciale, a Cuba, in particolare per la Chiesa. L’associazione internazionale "Reporters Without Borders", in Italia "Reporter Senza Frontiere", ha pubblicato il 25 giugno un rapporto sulla stampa cubana che ha per titolo : "The Exception of the Church", "L’eccezione della Chiesa".

E perché eccezione? Perché nel generale e ferreo controllo sui media, la dozzina di giornali pubblicati dalla Chiesa cattolica sono l’unico spazio che il regime di Fidel Castro consente alla libertà d’espressione. Una libertà a sua volta molto limitata: poche copie, scarsa diffusione, perenne minaccia di chiusura da parte delle autorità. Per sopravvivere, la quasi totalità dei giornali della Chiesa tace qualsiasi critica al regime. Con la sola eccezione di "Vitral", il vibrante, coraggioso mensile della diocesi di Pinar del Rio, fondato e diretto da Dagoberto Valdés Hernández.

(continua: http://213.92.16.47/ESW_lista_chiesa)