Corriere della Sera, 4 luglio 2003
Cultura, dibattiti e giovani
IL BISOGNO DI IDEE
di ARMANDO TORNO
Non sappiamo spiegarvi perché seicento persone - più della metà giovani, oltre un centinaio in piedi - siano rimaste sino a mezzanotte martedì scorso ad ascoltare due filosofi. E non crediate che i due fossero impegnati in una conversazione amena, perché parlavano di Dio. Nessuno si alzava, nessuno abbandonava quei discorsi che mai si sentono e che sanno far riflettere. Questa la notizia che val la pena ricordare; ora vediamo meglio cosa è successo. L’incontro si svolgeva a Milano, nel cortile di Palazzo Isimbardi (corso Monforte 35). La manifestazione di cui stiamo riferendo ha fatto molto parlare di sé in questi giorni: si tratta de "La Milanesiana". Organizzata dalla Provincia e dal Comune di Milano (con il contributo di numerosi privati), diretta da Elisabetta Sgarbi, è articolata in una serie di incontri dedicati a letteratura, musica e cinema. Sul palcoscenico è un avvicendarsi di protagonisti. Ricordiamo, tra i tanti, il Nobel Derek Walcott e Roberto Calasso. Quest’anno si è "aperta" ai due filosofi che dicevamo, due vecchi amici. Hanno conversato sul tema "Con Dio, senza Dio". Si trattava di Giovanni Reale e di Emanuele Severino.
Un incontro del genere, per chi è abituato a giudicare tutto con le leggi dell’audience e dei frizzi e lazzi televisivi, avrebbe dovuto trasformarsi in una serata un po’ grigia, popolata da volute accademiche. Invece non c’era una sedia vuota delle 450 disposte nel cortile e il pubblico in piedi non ha mollato la presa. L’attenzione non è calata nemmeno quando si è eseguita una suite musicale che Severino ha composto a 19 anni (presentata da Massimo Donà). Anzi, il pubblico alla fine è corso accanto ai due protagonisti per quelle domande che non si è avuto il tempo di fare.
Non si creda che fosse un dibattito litigioso, anzi è stato il più pacato degli incontri. Si è parlato di cose somme, di fede, del nulla, dell’essere, dell’ateismo. Nel dialogo, Reale e Severino hanno evocato, tra i molti, i filosofi su cui sono posate le basi del nostro pensiero: Platone, Aristotele, Plotino, Tommaso d’Aquino, Pascal, Kant, Hegel, Kierkegaard, Nietzsche, Heidegger e la Tecnica, la regina del nostro tempo. Ricordi, citazioni, incroci di prospettive. Chi scrive guardava incuriosito quel pubblico che non perdeva una sillaba, che non si stancava e prendeva appunti.
Si sa che i discorsi su Dio non si concludono, per quanti sforzi vengano fatti; anzi ne causano altri, all’infinito, paragonabili a quelli di chi insegue un raggio di luce in una stanza di mille specchi. Così, alla fine, la vera sorpresa (e la vera notizia) è stata una dozzina di giovani che ha chiesto agli organizzatori di dar vita il prossimo anno a una settimana di filosofia, con temi simili, di allargarla ad altri pensatori. È un suggerimento da non lasciar cadere. Forse perché c’è di nuovo bisogno delle idee, il solo vero antidoto alle sciocchezze che hanno assalito i nostri giorni.