Avvenire, 3 settembre 2003
DIRITTO ALLA VITA
Diffusi i dati del primo anno di applicazione della legge che ha legalizzato la pratica della "dolce morte"
Choc in Belgio 170 i casi di eutanasia
Ma il numero dei suicidi assistiti potrebbe essere ancora più alto perché in alcune situazioni il personale medico avrebbe aggirato le regole considerate ancora "troppo rigide"
Da Bruxelles Francesca Bertoldi
Centosettanta casi in un anno, uno ogni due giorni: è il dato, del tutto inquietante, che riguarda la "morte assistita" in Belgio. A un anno dall'entrata in vigore della legge che ha legalizzato l'eutanasia, il Paese si ritrova a fare i conti con la terribile statistica rivelata da un'indagine condotta da una delle più autorevoli riviste mediche del Belgio, il settimanale in lingua olandese Artsenkrant. Le stime ufficiali indicano che dal 23 settembre 2002 - data di entrata in vigore della legge - sono state praticate 170 eutanasie, ma, secondo i dati raccolti dal settimanale (che cita fonti mediche interne agli ospedali), i casi reali sono da due a tre volte superiori. Molti degli episodi che hanno avuto luogo in Belgio non sarebbero stati ufficializzati dai medici, soprattutto a causa delle complesse e rigide procedure che mettono il personale medico a rischio di denunce e sanzioni in caso di infrazioni anche lievi o puramente formali nella presentazione dei dossier. È lo stesso presidente della Commissione nazionale di controllo e valutazione dell'eutanasia, Wim Distelmans, a considerare troppo rigide tali procedure. Distelmans ha criticato alcuni aspetti della legge in vigore, sottolineando come la valutazione obbligatoria dello stato del paziente da parte di un secondo medico sia difficile da ottenere e come i questionari da riempire siano poco chiari, generando confusione e spingendo molti medici a rifiutare l'eutanasia o a praticarla nell'ombra.
I dati smentiscono invece coloro che prevedevano l'avvio di un "turismo della dolce morte" su larga scala nel Paese (la legge permette anche ai cittadini di altre nazioni di far ricorso all'eutanasia in Belgio). Per il presidente della Commissione si tratta di una paura infondata: "Normalmente - ha detto - i pazienti che possono essere presi in considerazione per l'eutanasia non sono in condizioni di essere trasportati".
Resta il fatto che in un Paese di circa dieci milioni di abitanti e dalla forte presenza della Chiesa cattolica (88% della popolazione), le polemiche sulla legge che ha legalizzato l'eutanasia non sono ancora sopite, e il Consiglio di Stato deve pronunciarsi su due ricorsi che chiedono di sancire l'incostituzionalità della normativa. Il Parlamento di Bruxelles è stato il secondo in Europa, dopo quello olandese, a riconoscere ai propri cittadini il diritto di scegliere la morte in caso di malattie terminali irreversibili che comportino sofferenze atroci. Nei Paesi Bassi la legge è in vigore dal 2000, e il numero di eutanasie praticate è costantemente diminuito, passando da 2.123 a 1.882 nel 2002.
Negli Stati Uniti, invece, sono 38 le persone che hanno chiesto e ricevuto eutanasia lo scorso anno nell'Oregon, l'unico Stato d'America ad avere legalizzato l'eutanasia: è quasi il doppio delle morti per eutanasia avvenute nel 1998, primo anno di applicazione della legge. Da allora sino alla fine del 2002 sono morte per eutanasia 129 persone. In un sondaggio, lo Stato ha identificato le ragioni che hanno spinto queste persone a chiedere la morte assistita. Il motivo citato nell'84% dei casi, è "paura di perdere l'autorità e il controllo". Il governo federale ha contestato la legittimità della norma dell'Oregon e una battaglia legale è in corso.