Il Giornale, 13 settembre 2003

Fine della "profanazione"

Quella statua dell’Immacolata nascosta per un comizio di Kruscev

Nostro inviato

a Banská Bystrica

"Il luogo dove ci troviamo è particolarmente significativo nella storia della vostra città: esso infatti richiama il rispetto e la devozione dei vostri padri verso il Signore e la Vergine e, insieme, il tentativo di profanazione di questa preziosa eredità, perpetrato da un regime oscuro in anni non ancora lontani. Di tutto questo la colonna della Vergine Maria è silenziosa testimone…"

Giovanni Paolo II dedica un passaggio del suo discorso alla statua di pietra bianca dell’Immacolata, che s’impone sulla piazza del Risorgimento nazionale, a pochi metri dal palco papale. Ma non si sofferma a descrivere questa "profanazione". Molto più esplicito era stato poco prima, nel saluto iniziale, il vescovo di Banská Bystrica, Rudolf Baláz, che ha raccontato lo strano legame fra quell’effigie mariana e il successore di Stalin alla guida dell’Unione Sovietica, Nikita Kruscev.

La statua venne infatti trasferita nell’agosto 1964 dal Partito comunista, per accogliere Kruscev che avrebbe dovuto tenere un comizio nella piazza. La Madonna fu seminascosta dietro le mura della città, dov’è rimasta per trent’anni. Il vescovo ha voluto ricordare che subito dopo quello spostamento, Kruscev, rientrato a Mosca, venne spodestato dalla guida dell’Unione Sovietica.

Il segretario del Pcus che aveva causato la deposizione della statua è stato dunque a sua volta deposto perdendo ogni potere. "L’uomo dovrebbe, in tutte le circostanze – ha commentato il prelato – saper stimare i valori spirituali, il potere divino dura in eterno".

Eletto segretario del Pcus dopo la morte di Stalin, nel marzo 1953, Kruscev tre anni dopo denunciò lo stalinismo al ventesimo congresso del Pcus. Sotto la sua presidenza il regime non diminuì affatto la persecuzione anticristiana nei dieci anni di Nikita vennero distrutte o destinate ad altro uso due terzi delle 15 chiese rimaste aperte al culto. Ieri, quelle parole del vescovo hanno avuto il sapore di una mite rivincita.

Andrea Tornielli