Avvenire, 16 settembre 2003
"Due milioni di aborti ogni anno in Russia"
In un convegno a Mosca il ministero della Sanità ammette la vastità del fenomeno: "L'80% delle interruzioni di gravidanza riguarda donne fra i venti e i 35 anni"
Da Mosca Giovanni Bensi
La Russia condivide con la Romania un triste primato: aprono la lista dei 10 Paesi del mondo in cui si pratica il maggior numero di aborti. Lo ha sottolineato Anatolij Vishnevskij, direttore del "Centro per la demografia e l'ecologia umana" del ministero della Sanità russo, ad una tavola rotonda sul tema che si è svolta a Mosca.
In Russia, secondo i dati comunicati al convegno da Vladimir Kulakov, direttore dei servizi di ostetricia e ginecologia del ministero, ogni anno in Russia vengono eseguiti da 1,8 a 2 milioni di aborti. Il numero delle nascite è solo di 1,2 milioni all'anno, mentre per assicurare l'equilibrio demografico ne occorrerebbero almeno 800.000 in più. Secondo Kulakov, circa 45.000 aborti all'anno vengono praticati su ragazze di 14-18 anni, ma l'80% delle interruzioni di gravidanza riguarda donne fra i 20 e i 35 anni. "Molte donne - ha spiegato Kulakov -, specialmente dopo i 25-30 anni, hanno già alle spalle 5-6 aborti e sono pronte a compierne altri".
Per questi motivi il governo ha approvato un decreto, entrato in vigore l'11 agosto scorso, con il quale le "indicazioni sociali" per l'interruzione di gravidanza sono state ridotte da 13 a 4, ma solo per gli aborti effettuati dopo la 12a settimana di gravidanza. Debole la difesa avanzata durante la tavola rotonda a Mosca da Ol'ga Sharapova, viceministro della Sanità: "Gli aborti - ha sottolineato - non sono un metodo anticoncezionale e la natalità può essere controllata in primo luogo con una migliore assistenza sociale per le giovani madri".
La Chiesa ortodossa, maggioritaria in Russia, è naturalmente contraria all'aborto ed il Patriarca Alessio II lo ha più volte condannato in termini non diversi da quelli usati da Giovanni Paolo II. Non solo, ma, con la benedizione del Patriarca, dal 19 aprile 1993 è operativo un Centro di consultazione medica, denominato "Zhizn" (Vita), diretto dal sacerdote Maksim Obukhov. Il centro ha sede presso la chiesa dell'Annunciazione a Mosca e si propone, come dice don Maksim, di "contrastare l'uccisione dei bambini non nati ed anche di informare l'opinione pubblica sulle questioni della famiglia, del matrimonio e dei problemi attuali dell'etica biosanitaria".
Esiste anche un'iniziativa parlamentare. Il deputato Aleksandr Chujev, appartenente alla piccola frazione democratico-cristiana all'interno del partito Edinaja Rossija (Russia Unita, il maggior partito che appoggia il presidente Vladimir Putin), ha presentato un disegno di legge che vieta l'aborto sulla base dell'"indicazione sociale" e riconosce ai medici il diritto all'obiezione di coscienza.
Tuttavia questa iniziativa non gode dell'appoggio del governo. "Questa legge - sostiene sempre Ol'ga Sharapova - non verrà mai approvata. L'aborto in Russia è legale e noi non intendiamo cambiare nulla".
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Norme più "restrittive"
La legge russa dell'11 giugno 1996 prevedeva 13 "indicazioni sociali" per l'aborto: morte del marito; invalidità del marito; disoccupazione; carcerazione; privazione della patria potestà; concepimento fuori del matrimonio; divorzio; violenza carnale; mancanza di alloggio; condizione di profughi; presenza di altri tre figli o di un minore handicappato e reddito inferiore al minimo vitale. La nuova legge dell'11 agosto 2003 le ha ridotte a 4, ma solo dopo la 12a settimana di gravidanza. Si tratta di norme che di fatto non contribuiscono, affermano in molti, a ridurre il fenomeno: limitazione della patria potestà; gravidanza dopo lo stupro; carcerazione; invalidità del marito o sua morte durante la gravidanza. (G. B.)