MISNA

HONG KONG 19/9/2003 14:43

MONSIGNOR ZEN: "PECHINO VUOLE IMPEDIRE MOBILITAZIONE SOCIETÀ CIVILE"

Aspetto mite, grande cordialità, ma anche un linguaggio chiaro e inequivocabile. Il vescovo di Hong Kong, mons Joseph Zen, non smentisce la sua fame di persona abituata a dire quello che pensa, anche se si tratta di affrontare temi spinosi e delicati, quali la libertà religiosa in Cina, i diritti umani, le politiche controverse del governo di Pechino circa la sicurezza nazionale o la cattiva gestione dell’emergenza Sars. Ospite del Pontificio istituto missioni estere (Pime) di Milano, in occasione del tradizionale Congressino che si terrà domenica 21 settembre, mons. Zen si è concesso, al suo arrivo in Italia, a un confronto con i giornalisti su alcuni temi di grande attualità.

"Negli ultimi sei anni – ha esordito –, da quando Hong Kong è tornata alla Cina, ci sono stati importanti cambiamenti sociali, che in alcuni casi ci preoccupano. A cominciare dal tentativo arrogante del governo di imporre le norme che danno applicazione all’articolo 23 della legge fondamentale, che avrebbe significato maggior controllo sulle attività politiche dei cittadini, sulla libertà di stampa, di parola e di associazione". Un’importante mobilitazione popolare ha costretto il governo a sospendere l’approvazione dell’articolo. "La società civile è molto attiva a Hong Kong – sostiene il vescovo – e questo finirà anche per ‘contagiare’ la Cina continentale. Il governo di Pechino ne è cosciente e tenta in tutti i modi di impedirlo. Non a caso tutte le notizie relative alle mobilitazioni contro l’articolo 23 sono state censurate. E anche il sito della Chiesa cattolica è stato oscurato".

E proprio alla Chiesa mons. Zen riserva le riflessioni più accorate. "A Hong Kong la libertà religiosa continua ad essere assicurata, ma nella Cina continentale la situazione è difficile, per certi verso peggiore di qualche anno fa. Oggi il governo tende a perseguitare anche la Chiesa ufficiale e non accetta che due terzi dei vescovi abbiano dichiarato fedeltà alla Santa Sede. Bisogna procedere con pazienza e fermezza, come afferma il Santo Padre, cercando continuamente il dialogo, anche quando si trovano davanti dei muri, ma allo stesso tempo rimanendo fermi sul alcune questioni di principio, in primis la nomina nei vescovi".

Anche a Hong Kong, tuttavia, i problemi non mancano e mons. Zen non è certo uno che si tira indietro. "Proprio in questi giorni mi sto attivando per impedire che ci impongano una legge che di fatto ci toglierebbe la gestione delle scuole cattoliche. Attualmente ne abbiamo 300 a Hong Kong, frequentate dal 25% degli studenti. È un patrimonio importante in termini educativi e culturali, sul quale hanno giustamente investito i missionari che ci hanno receduto e che dobbiamo assolutamente salvaguardare".

Ma potranno lo sviluppo economico e i sempre più stretti legami con l’Occidente contribuire a una maggiore apertura del governo cinese sul fronte delle libertà e dei diritti umani? Mons. Zen sorride scettico. "A quanto si è visto sin ora, non sembra che la mancanza di diritti umani abbia frenato il business… Forse occorrerebbe una maggiore sensibilità su questi temi proprio da parte dell’Occidente". (di Anna Pozzi)[MONDO E MISSIONE]