Nell’ottavo anniversario della scomparsa del prof. Plinio Corrêa de Oliveira (13-12-1908/3-10-1995), l’ispiratore di Luci sull’Est, trascriviamo i testi sotto come gratitudine a questo uomo di Fede e di azione in difesa della Santa Chiesa e della civiltà cristiana (cfr. "Il crociato del secolo XX: Plinio Corrêa de Oliveira", Roberto de Mattei, prefazione di S. Em. Alfons Maria card. Stickler S.d.B., Piemme, 1996, 380 pp.).

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Lettera del P. Anastasio Gutiérrez al Prof. Plinio Corrêa de Oliveira,

su "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione"

(Roma, 8 Settembre 1993)

Padre Anastasio Gutiérrez C.M.F. (5 dicembre 1911 – 6 gennaio 1998) fu un canonista di fama internazionale, co-fondatore a Roma dell'Institutum Juridicum Claretianum e consultore di vari dicasteri vaticani.

Rivoluzione e Contro-Rivoluzione è un'Opera magistrale i cui insegnamenti dovrebbero essere diffusi fino a penetrare nella coscienza di tutti coloro che si sentono veramente cattolici; direi di più: di tutti gli uomini di buona volontà. Leggendola, questi ultimi imparerebbero che l'unica salvezza sta in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, e quelli si sentirebbero confermati e irrobustiti nella loro fede, e prevenuti e immunizzati psicologicamente e spiritualmente da un processo astuto che si serve di molti di loro come di idioti-utili e compagni di strada.

L'analisi che essa fa del processo rivoluzionario è impressionante e rivelatrice per il suo realismo e per la profonda conoscenza della Storia, a partire dalla fine della decadenza del Medioevo, che prepara il clima per il Rinascimento paganizzante e per la Pseudo-Riforma, e questa per la terribile Rivoluzione Francese e, poco dopo, per il Comunismo ateo.

Quest’analisi storica non è solo esterna, ma viene spiegata anche nelle sue azioni e reazioni con gli elementi forniti dalla psicologia umana, tanto quella individuale quanto quella collettiva delle masse. Tuttavia bisogna ammettere che c'è qualcuno che dirige questa scristianizzazione fondamentale e sistematica. È indubbiamente vero che l'uomo tende al male - orgoglio e sensualità -; ma, se non ci fosse chi prendesse in mano le redini di queste tendenze disordinate e le coordinasse astutamente, esse probabilmente non produrrebbero il risultato di un'azione così costante, abile e sistematica, tenacemente mantenuta, approfittandosi perfino degli alti e bassi provocati dalle resistenze e dalla naturale 'reazione' delle forze contrarie.

Il libro prevede anche, sebbene con cautela nelle sue anticipazioni e in via ipotetica, la possibile evoluzione prossima dell'azione rivoluzionaria e quindi, a sua volta, dell'azione contro-rivoluzionaria.

Vi abbondano pensieri e osservazioni perspicaci di carattere sociologico, politico, psicologico, evolutivo… disseminati per tutto il libro, non pochi dei quali da antologia. Molti di essi mostrano le tattiche intelligenti che favoriscono la Rivoluzione, come pure quelle che devono essere utilizzate nell'ambito di una strategia generale contro-rivoluzionaria.

Insomma, oserei dire che è un'Opera profetica nel miglior senso della parola; anzi, che il suo contenuto dovrebbe essere insegnato nei centri superiori della Chiesa, affinché almeno le classi elitarie prendessero coscienza chiara di una realtà schiacciante, della quale credo che non si abbia chiara coscienza. Questo, tra l'altro, contribuirebbe a rivelare e smascherare gli idioti-utili e compagni di strada. ….

Nella seconda Parte viene esposta molto bene la natura della Contro-Rivoluzione e la tattica .… che bisogna adottare, evitando eccessi e atteggiamenti impropri o imprudenti.

Dinanzi a tali realtà, viene il dubbio se nella Chiesa c'è una vera "strategia", come esiste nella Rivoluzione; è ben vero che ci sono molti elementi, azioni, istituzioni…"tattiche"; sembra, tuttavia, che agiscano isolate e a volte con lo spirito di campanile e di contro-altare, senza la presa di coscienza dell'insieme. Il concetto e la coscienza di attuare una Contro-Rivoluzione potrebbe unificare e persino dare un maggior senso di collaborazione nella Chiesa.

Non mi resta che congratularmi con l'associazione TFP per avere un Fondatore con l'elevazione e la qualità del Prof. Plinio. Prevedo per essa, e lo desidero con tutta l'anima un vasto sviluppo e un futuro colmo di esiti contro-rivoluzionari.

Concludo dicendo che causa una forte impressione lo spirito con cui il Libro è stato scritto: uno spirito profondamente cristiano e amante appassionato della Chiesa. È un autentico prodotto della sapientia christiana. Commove pure vedere in un laico o persona secolare una devozione così sincera alla Madre di Gesù e…nostra: un chiaro segno di predestinazione: "Incerti, come tutti, sul domani, volgiamo i nostri in atteggiamento di preghiera fino al trono eccelso di Maria, Regina dell'Universo. … La Vergine accetti, dunque, questo omaggio filiale, tributo d'amore ed espressione di fiducia assoluta nel suo trionfo" (pp. 137,139).

Roma, 8 Settembre 1993

Festa della Natività della Madonna

P. Anastasio Gutiérrez, CMF

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"Rivoluzione e Contro-Rivoluzione" (traduzione di Giovanni Cantoni; 1a. edizione italiana, 1963, Dell’Albero, Torino; 2a. e 3a. edizioni italiane, 1972 e 1978, "Cristianità", Piacenza; 3a. ed. italiana, 1998, "Luci sull’Est", Roma):

3. ATTEGGIAMENTI ERRATI DI FRONTE AGLI "SLOGAN" DELLA RIVOLUZIONE

A. Far astrazione dagli slogan rivoluzionari

Lo sforzo contro-rivoluzionario non deve essere libresco, cioè non si può accontentare d’una dialettica con la Rivoluzione sul piano puramente scientifico e universitario. Pur riconoscendo a questo piano tutta la sua grande e perfino grandissima importanza, il bersaglio costante della Contro-Rivoluzione dev’essere la Rivoluzione così com’è pensata, sentita e vissuta dall’opinione pubblica nel suo insieme. E in questo senso i contro-rivoluzionari devono attribuire un’importanza tutta particolare alla confutazione degli slogan rivoluzionari.

B. Eliminare gli aspetti polemici dell’azione contro-rivoluzionaria

L’idea di presentare la Contro-Rivoluzione sotto una luce più "simpatica" e "positiva", facendo in modo che non attacchi la Rivoluzione, è quanto vi può essere di più tristemente efficace per impoverire il suo contenuto e il suo dinamismo (Vedi Parte II, cap. VIII, 3, B).

Chi agisse secondo questa deplorevole tattica, mostrerebbe la stessa mancanza di buon senso d’un capo di Stato che, di fronte alle truppe nemiche che varcano la frontiera, facesse cessare ogni resistenza armata, con l’intenzione d’accattivarsi la simpatia dell’invasore e in questo modo paralizzarlo. In realtà egli annullerebbe l’impeto della reazione, senza arrestare il nemico. In una parola, gli cederebbe la patria...

Questo non vuol dire che il linguaggio del contro-rivoluzionario non debba essere sfumato secondo le ircostanze.

Il divino Maestro, predicando in Giudea, che era sotto l’azione prossima dei perfidi farisei, usò un linguaggio di fuoco. In Galilea, invece, dove predominava il popolo semplice e l’influenza dei farisei era minore, il suo linguaggio aveva un tono più d’insegnamento e meno di polemica. (Parte II, Cap. VII, 3).

(…)

Conclusione

Abbiamo interrotto la parte finale di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, edizione brasiliana del 1959 ed edizione italiana del 1972, per aggiornare, nelle pagine precedenti, il testo originale.

Fatto questo, ci chiediamo se la piccola conclusione del testo originale del 1959 e delle edizioni posteriori meriti ancora d’essere conservata o se necessiti, almeno, di qualche modifica. La rileggiamo con cura. E giungiamo alla convinzione che non v’è nessuna ragione per non mantenerla, così come non v’è nessuna ragione per mutarla in qualcosa.

Diciamo oggi come dicemmo allora:

In realtà, secondo quanto s’è detto in questo studio, il quadro dei nostri giorni è chiarissimo per una mentalità salda nella logica dei princìpi contro-rivoluzionari. Ci troviamo alle estreme mosse di una lotta fra la Chiesa e la Rivoluzione, che si potrebbe chiamare lotta mortale, se uno dei contendenti non fosse immortale. Figli della Chiesa, soldati nelle battaglie della Contro-Rivoluzione, è naturale che, al termine di questo studio, lo consacriamo filialmente alla Madonna.

Il serpente, il cui capo fu schiacciato dalla Vergine Immacolata, è il primo, il grande, il perenne rivoluzionario, ispiratore e fautore supremo di questa Rivoluzione come di quelle che l’hanno preceduta e di quelle che la seguiranno. Maria è, dunque, la patrona di quanti lottano contro la Rivoluzione.

La mediazione universale e onnipotente della Madre di Dio è la più grande ragione di speranza dei contro-rivoluzionari. E a Fatima Ella ha già dato loro la certezza della vittoria quando annunciò che, anche dopo un’eventuale irruzione del comunismo nel mondo intero, "infine il mio Cuore Immacolato trionferà" .

La Vergine accetti, dunque, questo omaggio filiale, tributo d’amore ed espressione di fiducia assoluta nel suo trionfo.

Non vorremmo considerare concluso questo studio senza un omaggio di filiale devozione e d’obbidienza illimitata al "dolce Cristo in terra", colonna e fondamento infallibile della Verità, Sua Santità Papa Giovanni XXIII.

"Ubi Ecclesia ibi Christus, ubi Petrus ibi Ecclesia". Al Santo Padre si rivolge dunque tutto il nostro amore, tutto il nostro entusiasmo, tutta la nostra devozione. Con questi sentimenti, che ispirano tutte le pagine di Catolicismo dalla sua fondazione, abbiamo creduto di dover pubblicare anche questo studio.

Nel nostro cuore non abbiamo il minimo dubbio sulla verità di ognuna delle tesi che lo compongono. Tuttavia le sottomettiamo senza restrizioni al giudizio del Vicario di Gesù Cristo, disposti a rinunciare senza esitazione a qualsiasi di esse, se sallontana, anche lievemente, dall’insegnamento della santa Chiesa, nostra Madre, Arca della Salvezza e Porta del Cielo.


Postfazione del 1992

(…) Questo aggiornamento del quadro generale in funzione del quale il mondo va prendendo posizione, mi è parso indispensabile come tentativo di far un poco di chiarezza e di ordine in un orizzonte, nei cui quadranti cresce soprattutto il caos. Qual è l’orientamento spontaneo del caos, se non un’indecifrabile accentuazione di sé stesso?

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In mezzo a questo caos, solo qualcosa non cambierà. È, nel mio cuore e sulle mie labbra, come in quello di quanti vivono e pensano in sintonia con me, la preghiera trascritta poco sopra:

"Ad te levavi oculos meos qui habitas in coelis.

"Ecce sicut oculi servorum in manibus dominorum suorum,

"Sicut oculi ancillae in manibus dominae suae: ita oculi nostri ad Dominam matrem nostram, donec misereatur nostri".

È l’affermazione dell’immutabile fiducia dell’anima cattolica, in ginocchio, ma incrollabile, in mezzo alla convulsione generale.

Incrollabile con tutta la forza di quanti, in mezzo alla burrasca, e con una forza d’animo maggiore di questa, continuano ad affermare dal più profondo del cuore: Credo in Unam, Sanctam, Catholicam et Apostolicam Ecclesiam, contro la quale, secondo la promessa fatta a Pietro, le porte dell’inferno non prevarranno.

(http://www.intratext.com/X/ITA0129.HTM)