Corrispondenza Romana, 827/06

RICORRENZE: il 250° anniversario della nascita di Joseph de Maistre

(Corrispondenza romana) Quest'anno è ricorso, pressoché dimenticato, il 250° anniversario della nascita del conte Joseph de Maistre, l'anti-Voltaire, uno dei padri del pensiero contro-rivoluzionario moderno, estrema incarnazione dello spirito aristocratico dell'Ancien Régime europeo.

Magistrato, diplomatico, statista, filosofo e letterato, Joseph de Maistre nacque il 1° aprile 1753, a Chambery (Alta Savoia). Fu uno spirito eletto, acuto pensatore, grande scrittore, brillante polemista la cui parola e penna erano tanto ammirate quanto temute. Soprattutto, però, fu un uomo di fede.

Come altri protagonisti della rinascita cattolica del suo tempo (von Diessbach, von Haller, Donoso Cortes), anche de Maistre era un "convertito": dalla giovanile simpatia per l'Illuminismo esoterico e adesione alla Massoneria, nella maturità passò al Cattolicesimo integrale e all'adesione alle Amicizie Cristiane del venerabile Lanteri, delle quali divenne un dirigente. Il passaggio dai falsi "Lumi" alla vera Luce fu provocato dalla dura lezione della Rivoluzione Francese, che costrinse il conte all'esilio per restare fedele al Trono e all'Altare.

I suoi scritti denunciarono il carattere "epocale", "satanico" e totalitario della Rivoluzione Francese, la tirannia di Napoleone Buonaparte, le trame delle sette segrete, ma anche gli errori dei nobili che, con le loro debolezze e complicità, favorivano l'avanzata rivoluzionaria. La Restaurazione del 1814 lo deluse enormemente, per la sua fiacchezza ed ambiguità; Metternich, Luigi XVI e lo stesso Re di Sardegna lo isolarono, preferendo la politica degli accomodamenti a quella del rigore. Poco prima di morire, nel 1820, il conte profetizzò la crisi della Restaurazione e la "finis Europae".

Le sue vivaci critiche della mentalità "progressista", le sue confutazioni del razionalismo, dell'illuminismo e della Rivoluzione, la sua esaltazione della tradizione, del Papato e della Cristianità sono tuttora attuali e sono state ristampate in Italia, anche se magari da Case editrici di orientamento opposto al suo. Questo non deve meravigliare: anche in vita, egli fu più stimato da Napoleone e da Alessandro I che dai sovrani cattolici che difendeva.

Nelle sue opere - come Considerazioni sulla Francia, Saggio sulla sovranità, Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche, Il Papa, Le serate di Pietroburgo - egli delineò efficacemente l'impostazione filosofica e teologica - soprattutto di teologia della storia - che devono animare un apostolato religioso e una propaganda culturale che favoriscano la rinascita civile e politica europea. Molte sue intuizioni, idee e analisi furono riprese dal Romanticismo cattolico dell'ottocento, ma soprattutto dal Magistero della Chiesa. Gregorio XVI e Pio IX lo veneravano, Leone XIII lo chiamava "il profeta del XIX secolo", mons. Delassus "il veggente della nostra epoca", Giuliotti "la spada della verità".

Nonostante alcuni limiti e squilibri, dovuti soprattutto alla mancanza di una solida formazione teologica, l'insegnamento di de Maistre è una delle fonti della rinascita religiosa, culturale e politica del XIX secolo, quella che ha condotto al Syllabus e al Concilio Vaticano I, e ha posto le lontane premesse anche della futura riscossa cristiana del XXI secolo.

(CR 827/06 del 04/10/03)