Vidimus Dominum

Rosario: una preghiera che deve molto alla vita consacrata

E' un aspetto sottolineato dal Papa nella sua visita al santuario di Pompei

Pompei (Italia), 8 ottobre (VID) – La visita del Papa a Pompei, breve tappa di poche ore ieri mattina, è avvenuta sotto il segno dell’avvocato Bartolo Longo (1841 – 1926), fondatore del Santuario di Pompei e delle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario (1897) e lui stesso terziario domenicano.

Da notare che due anni dopo la morte, grazie all’interessamento di Fratel Adriano di Maria, dei Fratelli delle Scuole Cristiane, che continuò l’opera dell’avvocato, Pompei fu riconosciuta come comune autonomo.

Nel discorso che ha fatto seguito alla recita del Rosario e della supplica davanti al Santuario della Madonna di Pompei, Giovanni Paolo II ha sottolineato che "l’invito al Rosario che si leva da Pompei, crocevia di persone di ogni cultura attratte sia dal Santuario che dal sito archeologico, evoca anche l’impegno dei cristiani, in collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, ad essere costruttori e testimoni di pace. Accolga sempre più questo messaggio la società civile, qui rappresentata da autorità e personalità che saluto cordialmente".

Inoltre – ha aggiunto – "sia sempre più all’altezza di questa sfida la comunità ecclesiale pompeiana, che saluto nelle sue diverse componenti: i sacerdoti e i diaconi, le persone consacrate, in particolare le Domenicane Figlie del Santo Rosario fondate appunto per la missione di questo Santuario, i laici".

Nella Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae", il Papa sottolinea che "sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un'autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario, e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo".

"Il Rosario è una preghiera di pace e per la famiglia", ha spiegato a Vidimus Dominum, commentando la Lettera del Papa, don Gian Franco Poli, coordinatore della rivista "Vita Consacrata" della Editrice Ancora di Milano.

"I fatti dolorosi – commenta don Poli – sono un bollettino di morte. I credenti, con la recita del Rosario, creano una barriera di intercessione, che non ha nulla di magico, ma fa da baluardo contro la tensione dell’odio e della distruzione omicida". E’ questo uno dei motivi, secondo don Poli, dell’attualità di questa preghiera, nella vita dei cristiani e delle comunità ecclesiali.

Nel commentare il testo, seguendo il Papa, don Poli mette in evidenza il ruolo dei religiosi e delle religiose nella diffusione e nell’approfondimento dei contenuti di questa preghiera. In particolare si riferisce anche della leggenda dell’istituzione del Rosario da parte di san Domenico, fondatore dei Frati Predicatori.

"Tale leggenda non si può accertare nella sua assolutezza, tuttavia non può essere assolutamente un falso storico". Sottolineando il ruolo avuto dai Domenicani nella definizione dei 15 misteri principali da proporre alla meditazione, don Poli sottolinea comunque che il "cuore" della preghiera "attraverso la meditazione dei misteri della vita di Cristo, richiama il dovere dell’amore per tutti, in particolare per i nemici".

Attualmente sono circa quattro milioni i pellegrini (sei milioni durante il Giubileo del 2000) che, ogni anno, visitano il Santuario, da poco restaurato esternamente e dotato di nuovi servizi, con l’abbattimento delle barriere architettoniche.