SIR (Servizio d’Informazione Religiosa della Cei), 23 ottobre 2003 - 15:25
Divorzio "veloce": Belletti (CISF), una "vittoria a metà"
Il no al cosiddetto "divorzio veloce"(cioè la riduzione del tempo della separazione da tre a un anno), sancito oggi dal voto della Camera per pochi voti di scarto (218 deputati contrari, 202 favorevoli, la maggioranza richiesta era di 211), è "lo specchio della situazione italiana, in cui si scontrano due culture". A parlare al Sir di una "vittoria a metà" è Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia), secondo il quale in materia di divorzio e di coppie di fatto "si scontrano in Italia due culture: quella di cui sostiene che le azioni vadano regolate dalle leggi e quella di chi considera le relazioni umane totalmente autonome e private". Anche se, prosegue l’esperto, "non è auspicabile che le coppie siano ‘tenute insieme’ in virtù di una legge, è vero che una legge può aiutare a prendersi più tempo per decidere, visto che non tutte le gravi crisi portano necessariamente ad interrompere un rapporto". Il "no" di oggi, in questa prospettiva, "è un segnale che qualcosa sta cambiando nel pensiero della gente e anche nel Parlamento, due mondi che non sempre coincidono".
Dall’altra parte, puntualizza però Belletti, "la vittoria di stretta misura testimonia che ci sono ancora problemi aperti nell’universo delle relazioni in difficoltà, perché la cultura dominante ha fretta di chiudere i ‘rapporti che non vanno’ e mostra insofferenza per i vincoli", rifiutando realtà come la "mediazione familiare" e spesso anche le diverse forme di "aiuto" (come i consultori) alle famiglie in crisi. Di qui la necessità, conclude l’esperto, di "fare un grande lavoro sulla ’relazione’, partendo dalla ‘microrealtà’ che il vissuto di ogni storia porta con sé". Verrà presentato a Venezia, il 29 ottobre, l’ottavo Rapporto del Cisf, sul tema "Famiglia e capitale sociale nella società italiana".
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Avvenire, 24 ottobre 2003
PROGETTO BLOCCATO
Non passa la riforma che prevedeva di ridurre a un anno il tempo di attesa della sentenza
Divorzio breve bocciato dalla Camera
Approvato a scrutinio segreto l'emendamento di Lega e Udc che vanifica la riforma
Da Roma Pier Luigi Fornari
Bloccata in aula alla Camera la legge (prima firmataria la ds Elena Montecchi) che prevedeva la riduzione da tre a un anno del tempo di attesa del divorzio dalla sentenza di separazione. Ieri è stato approvato infatti a scrutinio segreto un emendamento della Lega e dell'Udc, che sopprime l'articolo 1 della legge, contenente appunto il dispositivo chiave del provvedimento. La richiesta di scrutinio segreto era stata avanzata dal capogruppo di Forza Italia Elio Vito, mentre il suo omologo dell'Udc Luca Volonté aveva sollecitato a ritirarla per ragioni di trasparenza nei confronti della coalizione, e soprattutto degli elettori. Il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha però concesso lo scrutinio segreto sulla base della considerazione che l'articolo 1, oggetto dell'emendamento soppressivo, con la riduzione ad un terzo del periodo di separazione legale ai fini del divorzio, modifica in modo sostanziale la disciplina di uno dei presupposti previsti dall'ordinamento vigente per conseguire lo scioglimento del matrimonio. "La norma - ha concluso Casini - incidendo sui presupposti dello scioglimento del vincolo matrimoniale e sulla vicenda del matrimonio, inteso come rapporto coniugale, non può, pertanto, non considerarsi come direttamente incidente sui princìpi costituzionali relativi alla famiglia. Alla luce di tali considerazioni, per la Presidenza la richiesta di votazione a scrutinio segreto è ammissibile".
L'emendamento è stato messo ai voti e approvato con 218 "sì", contro 202 "no". La maggioranza richiesta era di 211. L'esito dello scrutinio è stato accolto da un lungo applauso dei deputati del centrodestra che si sono alzati in piedi.
Tra i sostenitori della legge è iniziato subito il rimpallo delle responsabilità. I Ds hanno puntato il dito contro le numerose assenze della Margherita (33 contro 24 dei Ds). "La Margherita era a favore dell'art. 1 - assicura Pierluigi Mantini dei Dl - e, tranne due interventi contrari (Fioroni e Bianco, ndr.), ha votato a favore, convinta che i diritti della famiglia non si difendono con i fili spinati e i divieti". A sua volta Mantini se l'è presa con Fi, rea di "aver tradito gli impegni presi di non chiedere il voto segreto".
La legge torna adesso in commissione Giustizia, ma il relatore Maurizio Paniz (Fi), che ha dato le dimissioni subito dopo l'approvazione dell'emendamento, si è mostrato scettico: "Se il Parlamento ha deciso di non modificare la legge sul divorzio è inutile e inopportuno riportare la proposta di legge in commissione e continuare a lavorarci sopra". "Le mie dimissioni da relatore - ha spiegato - non sono un gesto polemico verso nessuno, ma solo la presa d'atto che è inutile continuare a lavorare su una proposta respinta dalla nazione attraverso il Parlamento". "Sapevamo che il Parlamento era diviso - ha aggiunto il deputato "azzurro" - si è espresso in un modo, ed è giusto rispettare la decisione presa. Io ritenevo accettabile la mediazione trovata nei giorni scorsi; evidentemente la maggioranza dei miei colleghi no". La mediazione citata dal relatore prevedeva la abbreviazione a un anno solo per le coppie senza figli minori e che si erano separate consensualmente.