Avvenire, 25 ottobre 2003
Quasi un monopensiero: se la famiglia è in crisi, meglio buttarla senza pensarci
Divorzio veloce: e se alla fine a scegliere fossero anche i figli?
C'è una logica eutanasica nell'ansia di tagliare via in quella cosa viva e sofferente
Marina Corradi
Il divorzio "veloce" non è passato alla Camera, e già si sente qualcuno parlare di ritrovati valori. Se non che ti capita di incrociare un dibattito tra il pubblico, su una radio privata di largo ascolto. Tema, appunto: è giusto o no, divorziare in un anno? Più che un dibattito, capisci dopo pochi minuti, la trasmissione che va in onda è un plebiscito. Tutti quelli che chiamano sono più o meno pacatamente contrariati dal "no" di Montecitorio. Del resto, secondo qualche sondaggio due italiani su tre sarebbero favorevoli al divorzio rapido, un'ampia maggioranza dunque. E se qui sull'emittente manca quell'uno in disaccordo, beh, forse avrà telefonato a un'altra radio.
In ogni caso, colpisce il monopensiero compatto dei velocisti del divorzio, che, pure fra sfumature differenti, si potrebbe riassumere così: quando un rapporto (così chiamano il matrimonio) non funziona più, è inutile stare a perdere del tempo: prima te ne liberi e meglio è, per tutti. Una filosofia rude, se si vuole, ma in fondo aderente a una diffusa concezione della vita: ciò che è incrinato, fessurato, rotto, non si perde tempo a ripararlo, giacchè non sarà mai più nuovo come prima. Lo si butta, e si compra la stessa cosa, bella e lucente. E' il principio della rottamazione , dello scarto dell'oggetto sciupato anche se ancora riparabile. Gli italiani nati prima dell'ultima guerra rappezzavano, rammendavano, ricucivano religiosamente le loro cose. I figli hanno imparato a buttare via ciò che è vecchio e malconcio - e, dal frigo alla tv, si sono molto allargati.
C'è anche, nel dibattito sull'etere, un'ala estrema che sostiene che il divorzio rapido dovrebbe spettare perfino a chi ha figli minori. Secondo questi ascoltatori il periodo di attesa fra la separazione e la divisione finale è un'ulteriore sofferenza. Meglio, dunque, fare in fretta, meglio abbreviare questi dolori purtroppo inevitabili, con un taglio netto, il più rapido possibile. Ci riecheggia qualcosa questa logica, qualcosa di già sentito. Abbreviare le sofferenze, fare in fretta perchè prima si agisce meno si soffre: c'è una logica eutanasica in questa ansia di tagliare via in quella cosa viva e sofferente che sono dei legami, che un tempo sono stati d'amore. Come se una sentenza davvero fosse la linea tracciata da un bisturi, una linea ben disinfettata che poi, col tempo, scomparirà senza lasciare traccia.
Tra voglia di rottamare e ansia segreta di soppressione indolore, i sostenitori del divorzio veloce hanno spesso fretta. Devono risposarsi con un altro, o un'altra, aspettano già un figlio, e se solo non ci fosse quel vecchio ex coniuge fra i piedi a rovinare questa nuova straordinaria storia. Auguri che questa volta sia quella buona, e che quel figlio non sia lasciato a sua volta a metà strada.
Già, i figli. Sballottati tra madri e padri e famiglie derivanti, contesi oppure dimenticati, oggetto di estenuanti trattative come fossero cose. Prima o poi forse anche questi figli confusi di famiglie troppo veloci cresceranno, e avranno qualcosa da dire ai loro affannati genitori.