Rivista ADISTA [progressista], n° 75 del 25 ottobre 2003
FUORITEMPIO
Omelie
Leonardo Boff
LA SANTA COLLERA DI GESU'
Anno B - 9 novembre 2003 - Dedicazione Basilica Lateranense
(Ez 47,1-9.12, Sal 45, 1Cor 3,9-11.16-17, Gv 2,13-22)
L'immagine di Gesù che emerge dal racconto evangelico dell'espulsione dei venditori del tempio può scandalizzare alcuni cristiani che hanno una rigida visione dogmatica della divinità di Gesù e della sua perfetta umanità. La catechesi e la predicazione convenzionali hanno diffuso l'immagine del dolce Gesù di Nazareth, amico dei bambini e dei poveri. I santini mostrano sempre Gesù in orazione e con gli occhi rivolti al cielo. O come buon pastore in mezzo alle pecore, o con i discepoli in mezzo ad un campo di grano mentre avverte che "la messe è molta, ma gli operai sono pochi" (Mt 9,37). Ma chi ha visto mai immagini di Gesù con una frusta in mano, irritato, che rovescia tavoli e spinge i cambiavaluta fuori del tempio? Sono rarissime.
È bene ricordare che questa immagine si fonda esattamente sul dogma del Concilio di Calcedonia (451), che affermò, unitamente alla sua divinità, la piena e vera umanità di Gesù, in tutto uguale a noi, tranne in quello che ci rende nemici di Dio. In Gesù riscontriamo l'intera condizione umana con tutte le sue contraddizioni. Conosce l'affettività naturale verso i bambini che egli, teneramente, abbraccia e benedice (Mt 9,36). Rimane impressionato dalla generosità del giovane ricco, "fissandolo lo amò" (Mc 10,21). Rimane estasiato dalla fede di un pagano (Lc 7,9). È fortemente deluso a causa dell'incredulità dei suoi compatrioti di Nazareth (Mc 6,6). È "preso da grande compassione", nell'assistere alla sepoltura del figlio unico di una vedova (Lc 7,13). A causa della loro cecità guarda i farisei "con indignazione" (Mc 3,5). Diventa nervoso nei confronti dello spirito vendicativo degli apostoli (Lc 8,12) ed ha il coraggio di chiamare Pietro con l'appellativo di satana perché non comprende i disegni di Dio (Mc 8,33). Partecipò dei condizionamenti comuni della vita umana come la fame, la sete, il sonno, la vita insicura e senza tetto (Lc 9,58). Conobbe le lacrime (Lc 19,41; Gv 11,35), la tristezza e angoscia (Mt 26,37) e forti tentazioni (Mt 4,1-11; Eb 4,15; 5,2. 7-10). Visse l'angoscia e la paura della morte violenta (Lc 22,44) e gridò sulla croce al limite della disperazione (Mc 15,34). È in questo contesto di umanità piena di Gesù che dobbiamo intendere la sua santa collera.
Se Gesù non si adirasse, si farebbe complice dello scandaloso commercio di denaro e di bestiame, di pecore, di colombe, che si faceva nel tempio nel periodo della pasqua. Poiché i pellegrini non potevano introdurre gli animali, li acquistavano nel tempio stesso. Durante la festa, potevano essere sacrificati fino a 1.800 animali. In questo commercio svolgevano una funzione importante i cambiavaluta, che cambiavano il denaro comune della Palestina o della diaspora con il denaro proprio del tempio, l'unico "puro", poiché non recava le effigi pagane. Per Gesù tutto questo è assurdo e indegno del Tempio e di Dio. E si ribella.
Immaginiamo la scena: Gesù fa una frusta di corde, con questa scaccia gli animali, spinge le persone, rovescia i tavoli e, alle proteste risponde: "non fate della casa del Padre mio una casa di mercato". Questa dimensione indignata di Gesù appartiene alla sua umanità e rivela la sua sensibilità verso il rispetto dovuto allo spazio sacro del Tempio.
Se Gesù vedesse i commerci che si attuano nei luoghi dei pellegrinaggi cristiani, non farebbe la stessa cosa? In alcuni posti esistono vere fabbrichette di "idoli", venduti freneticamente ai devoti. Per questo comprendiamo la frase cantata dai cristiani latino-americani nella messa campesina: "Signore ti esaltiamo, perché fosti ribelle, lottasti notte e giorno contro l'ingiustizia dell'umanità". Dobbiamo non solo seguire Gesù umile e mite di cuore, ma anche il Gesù giustamente adirato e ribelle contro situazioni indegne e offensive nei confronti di Dio.