Marta Dell’Asta

UNA VIA PER INCOMINCIARE - Il dissenso in URSS dal 1917 al 1990

La Casa di Matriona-R.C. Edizioni, 2003 (tel. 035/294021 – rcsegr@tin.it)

Pagg. 240, Euro 13,00, ISBN 88-87240-47-7

Per la prima volta in Italia la storia del dissenso sovietico.

Come una piccola minoranza inerme ha potuto scalzare il regime per antonomasia, senza ricorrere alla violenza…

Questa breve storia illustrata del dissenso sovietico viene a colmare un vuoto effettivo nello studio del ‘900. Un vuoto tutt’altro che trascurabile se si vuol comprendere la parabola del comunismo mondiale e soprattutto i motivi della sua fine.

La stagione pubblica del dissenso è stata breve ma esaltante: un ventennio (1960-‘80) di lotte ideali in nome della libertà e della dignità umana, che rappresenta uno dei pochi momenti luminosi nel panorama alquanto oscuro del XX secolo.

A parte il nome di qualche dissidente celebre in Occidente, del dissenso non è restato molto nella memoria collettiva, e soprattutto sfugge il quadro di insieme: non sappiamo quando e da dove sia nato, quali correnti e quali contenuti avesse, e soprattutto quali frutti abbia dato.

Finora non c’erano libri, manuali di storia o altro che tracciassero un quadro completo della vicenda.

Il volume risponde a questi interrogativi partendo di lontano, dalle origini stesse del problema, da quando cioè Lenin aveva posto le basi del totalitarismo eliminando una per una le libertà fondamentali della persona, prima fra tutte quella di pensiero. Dalla tabula rasa che gli sforzi congiunti di Lenin e Stalin avevano creato nella società sovietica, emergono i nomi di alcuni solitari, che anche nei tempi peggiori avevano conservato la libertà interiore.

È interessante notare come la crescita (sempre più veloce a partire dal 1953) del dissenso sia stata scandita dalla comparsa di alcune figure carismatiche, che hanno rappresentato non solo i vertici intellettuali del momento ma anche degli esempi morali, perché disposti a sacrificarsi personalmente in nome della verità che proclamavano. Tutte le categorie del dissenso (letterario, religioso, civile) hanno avuto di queste figure; lo stretto parallelismo tra profondità culturale e capacità di sacrificio costituisce una peculiarità fondamentale, anzi l’anima stessa, del movimento e ci permette legittimamente di parlare non di un fenomeno semplicemente politico o culturale ma di "testimonianza" alla verità.

La lotta civile, la ricaduta politica che avuto, sono solo una conseguenza della prima e fondamentale "rivoluzione" compiuta dal dissenso, quella delle coscienze.

Impressionante, a questo proposito, una lettera di Boris Pasternak in merito al Dottor Živago: "Se la verità che conosco dev’essere espiata con la sofferenza non è una novità, ed io sono pronto ad accettare qualsiasi cosa".

L’intera storia che si dipana nei cinque capitoli non fa che sottolineare questa differenza qualitativa fra il dissenso e gli altri "movimenti di liberazione" del XX secolo. Leggendo le vicende dei vari personaggi, delle correnti, dei "casi" famosi, dei best seller letterari diffusi dal samizdat, si arriva a decifrare il segreto principale del dissenso: come abbia fatto una piccola minoranza senza alcun potere a scalzare un regime ideologico e poliziesco (anzi, il regime per antonomasia) senza violenza, con "le nude mani", come ha scritto Vladimir Bukovskij: "Eravamo un pugno di uomini inermi di fronte a uno Stato potente che disponeva della macchina repressiva più mostruosa del mondo. E avevamo vinto. Questa macchina non era riuscita a fermarci. Era stata costretta a retrocedere".

Eppure, a giudicare dai fatti, la vittoria del dissenso è stata delle più paradossali, si è affermata proprio nel momento in cui il movimento non è più riuscito a rialzarsi dopo l’ennesima ondata repressiva del KGB. Ma l’anima del dissenso è proprio in questo paradosso: l’estrema debolezza che diventa forza, una forza capace di capovolgere il sistema: "… incominciando praticamente dal nulla, il dissenso ha trovato la via non per rovesciare il potere, ma per cambiare la mentalità dominante al punto che il sistema non ha avuto più nulla su cui reggersi".