L'Osservatore Romano, - 27-28 Ottobre 2003

A quanti in varie forme e con varia responsabilità – arrogandosi qualcuno anche il diritto di legiferare – hanno offeso la Fede dei cristiani e del popolo italiano diciamo:

"Tante cose possono essere tolte a noi cristiani. Ma la Croce come segno di salvezza non ce la faremo togliere. Non permetteremo che essa venga esclusa dalla vita pubblica!" (Giovanni Paolo II, 21 giugno 1998)

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Un coro di critiche pressoché unanimi alla decisione di un giudice dell'Aquila

Rimuovere il Crocifisso dalla scuola: una sentenza assurda e offensiva

ROMA, 27.

Ha suscitato un coro di critiche e di proteste l'inopinata sentenza del giudice dell'Aquila, Montanaro, che ha bandito il Crocifisso dalle aule di una scuola abruzzese, nel Comune di Ofena, in nome di una presunta esigenza di "imparzialità della scuola pubblica davanti al fenomeno religioso".

Per quanto ci riguarda, tralasciamo ogni argomentazione e considerazione - che certo non mancherebbero - contro una decisione assolutamente fuori luogo sia dal punto di vista sostanziale, sia sotto l'aspetto formale.

Affidiamo invece alle parole del Papa, che riportiamo in prima pagina [sopra], qualcosa che va oltre un semplice commento.

Sulla vicenda è intervenuto oggi il Presidente della Repubblica, Ciampi, il quale, dopo avere precisato che si

tratta "di una decisione non definitiva, suscettibile d'impugnazione", ha dichiarato: "A mio giudizio il Crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità".

Intanto, mentre a Ofena si aspetta la notifica del contestato verdetto, il ministro della Giustizia ha incaricato l'Ispettorato di via Arenula di verificare se la sentenza "sia stata estesa nel rispetto dell'ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti".

L'ha reso noto lo stesso Guardasigilli rilevando in una nota che è sanzionabile "dal punto di vista disciplinare

chi emette sentenze abnormi".

Anche tra i componenti del Consiglio superiore della magistratura c'è sorpresa e stupore per la sentenza, definita da alcuni "abnorme e arbitraria".

L'Unione dei Giuristi Cattolici (UGCI) rilevano "con disappunto che sono state disapplicate disposizioni normative in vigore" le quali "non dipendono dal Concordato né hanno una finalità confessionale ma esprimono l'identità storica e culturale degli italiani".

L'UGCI richiama poi l'attenzione sul fatto che, "con l'autonomia scolastica, la scuola pubblica è stata restituita dallo Stato alla società civile, sicché impropriamente viene evocato nel caso il principio di laicità dello Stato", e sottolineano che "in una società pluralistica, oltre ai sacrosanti diritti delle minoranze, devono trovare tutela anche quelli della maggioranza".

La CEI ha protestato con decisione. "Siamo convinti - ha detto il Presidente, Cardinale Camillo Ruini - che il Crocifisso esprima l'anima profonda del nostro Paese e quindi debba rimanere come un segno dell'identità della nostra Nazione". "La decisione - ha aggiunto - ci ha sorpreso sia per il contenuto, sia per le ragioni addotte".

Il Segretario della CEI, Mons. Betori, ha dichiarato che la Croce è un simbolo "irrinunciabile" per il popolo italiano; e ha ricordato che la sentenza del tribunale aquilano "è in contraddizione con una legge vigente dello Stato, che nessun Parlamento ha mai cambiato, tanto meno la Corte Costituzionale".

Per il Vescovo di Sulmona-Valva (diocesi che comprende Ofena), Mons. Di Falco, quella sulla rimozione del

Crocifisso è una decisione "che colpisce e umilia la tradizione religiosa e culturale di questa comunità e dell'intera comunità nazionale, non solo di estrazione cattolica".

Il Presule sottolinea poi che la tradizione nazionale è da sempre quella di "riconoscere nel Crocifisso, come simbolo di valenza universale, il segno più alto del messaggio evangelico e la sintesi suprema dei valori religiosi, morali e culturali".

Per il l'Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) la Croce, oltre al suo significato per i credenti, è "simbolo della civiltà e della cultura cristiana nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa".

Intanto il ministero dell'Istruzione ha ribadito la sua posizione: "Applichiamo e continueremo ad applicare le disposizioni di legge del 1924, mai abrogate, che fanno, appunto, obbligo di esporre il Crocifisso in tutte le scuole, così come in tutti i tribunali".

Il dicastero ha anche annunciato che non appena la decisione del giudice Montanaro sarà notificata, verrà valutata l'opportunità di un ricorso al grado superiore di giudizio.

Dal canto suo il ministro dell'Interno, Pisanu, ha detto: "Rispetto questa sentenza ma mi sento offeso come cristiano e come cittadino. Il Crocifisso, infatti, non è solo il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione più alta di 2000 anni di civiltà, che appartengono interamente anche al popolo italiano".

Nel mondo politico molte voci contro la sentenza si sono levate da entrambi gli schieramenti. Il segretario dell'Udc, Follini, parla di "errore clamoroso" perché "chi immagina di promuovere la laicità rimuovendo i Crocefissi dalle scuole colpisce i sentimenti delle persone senza aggiungere nulla alla piena autonomia delle istituzioni". Il capogruppo centrista alla Camera, Volontè, definisce "sconcertante oltre che sbagliata" la sentenza e invita l'Avvocatura dello Stato, e il ministro della Pubblica Istruzione ad "intervenire in sede giudiziaria per tutelare le leggi e la morale civile".

Il capogruppo della Margherita alla Camera, Castagnetti, parla di "sentenza priva di intelligenza" e di dispositivo "che non aiuta l'integrazione", concetti condivisi dal sindaco Ds di Roma, Veltroni.

Il Vicepremier Fini definisce "assurdo" un verdetto "che offende i sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani". E la maggioranza annuncia proposte di legge per rendere obbligatoria l'affissione della Croce in tutti gli edifici pubblici.