Avvenire, 30 ottobre 2003
STORIA
Interi villaggi requisiti, aumenti delle imposte: ecco cosa accadde nell'VIII secolo dopo la conquista islamica
Cristiani d'Egitto, le razzie di Maometto
I papiri rivelano: le confische colpivano chiese e monasteri, ma anche i cittadini comuni
Di Aristide Malnati
Studi recenti su papiri scritti in greco antico e conservati alla Biblioteca Laurenziana medicea di Firenze - studi eseguiti da Federico Morelli (papirologo italiano allŽUniversità di Vienna) - portano nuove, preziose informazioni sulle imposte che le Chiese cristiane dovevano pagare allŽEgitto amministrato dagli arabi e ormai islamizzato. In questo caso si tratta di due documenti nei quali la datazione è andata perduta in lacuna ma che, per una serie di indizi, possono essere attribuibili a un periodo attorno al 700 (lŽEgitto cadde nelle mani degli arabi nel 641). Negli scritti si allude ai vari tipi di imposte a cui era sottoposta la chiesa di San Theodoros ad Ermupoli (nel Medio Egitto): si menzionano senzŽaltro unŽimposta fondiaria e unŽimposta sulle persone fisiche, per cui ogni religioso era tenuto a versare una quota in denaro anche abbastanza elevata.
Si deduce infatti da questi ed altri documenti simili che le chiese e i monasteri cristiani dŽEgitto dopo la conquista araba videro aumentare le tasse in modo vertiginoso: aumentarono i tipi di imposta e lŽammontare per ogni singola voce; "anche se - riconosce Morelli - i contribuenti avevano la possibilità di rateizzare i pagamenti, il cui ammontare totale era calcolato su base annua".
Sotto lŽislam non erano poi infrequenti le requisizioni ai singoli cittadini e ai cristiani in particolare, vere e proprie estorsioni di denaro o di oggetti preziosi da convertire in denaro, destinate a finanziare la spesa pubblica. E molto spesso i gabellieri incaricati di operare la tassazione ne approfittavano per accumulare beni a proprio vantaggio con la tacita connivenza degli apparati statali; episodi di corruzione, per altro frequenti a tutte le epoche in Egitto, si intensificarono sotto lŽamministrazione araba, proprio a causa di un apparato statale elefantiaco e di una burocrazia opprimente.
Un altro documento, sempre analizzato da Morelli, ci mostra come queste requisizioni fossero sistematiche, organizzate villa ggio per villaggio, chiesa per chiesa (spesso un villaggio aveva più chiese, come Ossirinco, capoluogo di una regione) e monastero per monastero. Il testo in questione è una lista di più voci di oggetti di uso quotidiano di cui lŽamministrazione locale (dipendente dallo Stato) necessitava: per ogni oggetto si doveva raccogliere la somma in denaro destinata a permetterne lŽacquisto; inoltre questa mercanzia veniva acquistata presso fornitori o commercianti legati a filo doppio allŽapparato amministrativo: essi in cambio degli acquisti concessi erano spesso costretti a versare una quota del ricavato agli uomini di Stato; una sorta di Tangentopoli "ante litteram"! Nel caso di religiosi poi si poteva estorcere loro denaro o farsi pagare direttamente con prodotti o beni materiali, se essi ne disponessero o se avessero articoli di interesse dellŽamministrazione pubblica.
Insomma, oltre ad aver ulteriormente incrementato la già pesante tassazione a cui era sottoposto lŽEgitto nel periodo greco-romano e in quello bizantino, lŽarrivo degli arabi ha vistosamente allargato gli episodi di corruzione pubblica a danno dei singoli cittadini e in particolare delle diverse Chiese cristiane.
Questi studi recenti, uniti ad altri testi su papiro editi precedentemente e alle informazioni fornite da storici coevi, mostrano con sufficiente chiarezza come nelle teocrazie islamiche (di cui l'Egitto era l'emblema), fin dal loro primo apparire, i cittadini che professavano un credo differente venissero discriminati e spesso colpiti anche con penalizzazioni patrimoniali: l'incremento delle imposte a carico dei cristiani, ma anche degli ormai scarsi pagani ancora romanticamente legati ai culti dell'antica mitologia egizia, palesava chiaramente il tentativo di controllarne il patrimonio e di depauperare anche chi fosse economicamente già in aperta difficoltà.