L'Osservatore Romano, 31 Ottobre 2003

"La Croce non ce la faremo togliere"

Testimonianze di sbigottimento, indignazione, sofferenza

Continuano a pervenire al nostro Giornale testimonianze di sconcerto e di indignazione di fronte alla sentenza di un giudice dell'Aquila sulla questione della presenza del Crocifisso nelle aule di una scuola.

"Sono indignato - scrive Renato Turco, che vive in Egitto - che si faccia togliere un segno della nostra cultura e civiltà in una scuola del nostro Paese. La Croce io l'ho sempre vista nelle scuole e anch'io son stato a scuola. Sono italiano residente in Egitto: lì mi sembra che ci sia più rispetto per la cultura cristiana che in Italia. Sono preoccupato per il futuro dei nostri figli".

***

"È possibile che un giudice non abbia studiato la storia, possibile che non ne conosca la geografia? - si chiede Giancarlo Cerciello, di Marigliano -. Abito in Via San Francesco, una strada pubblica: è forse questo un attacco alla laicità dello stato, solo perché si è usato il nome di un santo cristiano per indicare una strada pubblica?". "Sono nato - prosegue - a San Giuseppe Vesuviano, un paese pubblico del napoletano: è forse questo un attacco alla laicità dello stato, solo perché si è usato il nome di un santo cristiano per indicare un paese?". "Un mio amico - continua - si è operato al San Raffaele di Milano: è forse questo un attacco alla laicità dello stato, solo perché si è usato il nome di un santo cristiano per indicare un ospedale?". "Quasi tutte, e dico quasi tutte le strade, le piazze, le città e i paesi d'Italia e dell'intera Europa hanno il nome di un santo cristiano: è forse questo - si domanda ancora - un attacco alla laicità dello stato, solo perché si è usato il nome di un santo cristiano per indicare tutte queste opere pubbliche?".

"Caro Giudice - continua rivolgendosi al giudice dell'Aquila -, possibile mai... che lei conosca solo il suo codice? Possibile mai che lo sappia interpretare in modo così giusto e perfetto? Se la risposta è affermativa, allora sia coerente con il suo codice e cambi tutta la toponomastica dello Stato italiano. Sì, elimini tutti i nomi di culto cristiano delle opere e dei luoghi pubblici. Rispettando il suo codice, dica a tutti gli studenti che di domenica bisogna andare a scuola. Sì, perché la domenica è un giorno di festa cristiano... Rispettando il suo codice, dica a tutti gli studenti, che nel periodo natalizio e pasquale bisogna andare a scuola per le stesse ragioni per cui bisogna andare a scuola la domenica... Rispettando il suo codice, dica a tutti i Comuni d'Italia di non consumare energia elettrica pubblica per addobbare nel periodo natalizio tutte le strade: infatti consumare energia pubblica per festeggiare un culto cristiano, in base al suo codice, è antilaico".

***

"Lo scorso anno, primo amministratore in Italia - ci scrive Gabriele Parravicini, Assessore alla Cultura del Comune di Albavilla (Como) - ho applicato le normative vigenti in materia di esposizione dei crocifissi nei locali pubblici". Nelle disposizioni emanate il 18 settembre 2002 l'Assessore, infatti, ribadiva - secondo il parere già espresso dal Consiglio di Stato nel 1988 - che "la Croce "non lede alcun diritto costituzionalmente garantito" perché è da considerarsi un valore universale indipendentemente dalle specifiche confessioni religiose". "Per ribadire il rispetto della Legge - rivela - ho avuto non poche difficoltà, tanto da dover comperare ed esporre personalmente le croci. Convinto che le leggi dello Stato condivisibili o meno vanno applicate e non discusse. L'iniziativa non passò inosservata, fu ripresa a livello nazionale proprio nel momento in cui sull'argomento infuriava la bufera. C'era molta confusione e strumentalizzazione, malgrado la Legge fosse chiara. Si era arrivati addirittura a discutere l'argomento in Sedi non idonee o a presentare nuove proposte di legge. Tutto questo quando bastava applicare quella ancora in vigore, non essendo mai stata abrogata e confermata anche dal Consiglio di Stato nel 1988. Al di là della legge e di quello che rappresenta per la nostra civiltà, la croce è un simbolo universale di carità e di tolleranza. Gesù Cristo è morto sulla croce per tutti, non solo per i cristiani".