Avvenire, 31 ottobre 2003

LA POLEMICA

Un parere del 1988 del Consiglio di Stato e l’incomprensibile "urgenza" che ha portato a un provvedimento con effetto immediato, tra i motivi della impugnazione. Infuocata assemblea pubblica in serata, cui il primo cittadino ha invano invitato l’islamico Adel Smith

Crocifisso in classe: l’Avvocatura di Stato presenta ricorso

Bloccata, a nome del ministero dell’Istruzione e della scuola stessa, l’ordinanza del giudice che imponeva la rimozione della croce dalla classe. E per la tranquillità dei bambini il sindaco chiude elementare e materna

Da Milano Lucia Bellaspiga

L'Avvocatura dello Stato ieri ha presentato ricorso contro l'ordinanza del giudice dell'Aquila, Mario Montanaro, che imponeva la rimozione immediata del crocifisso dalle aule della scuola materna ed elementare abruzzese di Ofena. Un ricorso a nome del ministero dell'Istruzione da una parte, e dell'Istituto scolastico di Navelli (del cui circolo didattico fa parte la scuola di Ofena) dall'altra.

La famigerata ordinanza, infatti, farebbe acqua da tutte le parti. Si rileva ad esempio "il difetto di rappresentanza legale sui figli da parte del solo genitore Adel Smith", ovvero manca ogni accenno alla madre dei due bambini. Inoltre nel ricorso si fa riferimento alla "carenza di giurisdizione nella materia del giudice" cui si è rivolto lo stesso Smith.

Ma al di là degli aspetti formali, l'Avvocatura dello Stato dà il suo affondo anche nel merito della questione: "Il diritto vigente è nella piena conformità dell'esposizione del crocifisso nelle aule", è scritto, infatti le norme che la prevedono "si basano su un concetto non confessionale o di fede in quanto la Croce, come ha affermato pure il Consiglio di Stato in un noto parere del 1988, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana come valore universale, indipendentemente da specifica confessione religiosa".

Non basta: l'Avvocatura contesta anche le ragioni di urgenza che hanno indotto il giudice Montanaro a emettere un provvedimento con effetto immediato anziché "rimettere la questione alla valutazione dell'organo collegiale". Qual era infatti il motivo di tanta urgenza? Il turbamento dei due bimbi di Smith alla vista del crocifisso? Fino a quel giorno i piccoli avevano frequentato quell'aula senza subire alcuno shock: "Il crocifisso è sempre stato al suo posto nel passato anche al cospetto dei medesimi", fa notare il ricorso. E d'altra parte, ammesso e non concesso che i due piccoli siano davvero traumatizzati dal simbolo cristiano come sostiene il "presidente dell'Unione musulmani d'Italia" (così si definisce Smith, pur sconfessato dalla stessa comunità islamica), quanto saranno confusi tutti gli altri bambini della scuola, di fronte a tanto frastuono intorno a quello che fino a ieri pensavano fosse solo un simbolo di pace? Così l'Avvocatura dello Stato capovolge la questione: se lo shock dei due bambini islamici è presunto, "si deve considerare il sicuro e attuale e gravissimo pregiudizio sul regolare andamento dell'insegnamento pubblico nella scuola in questione: infatti la stessa ordinanza amplifica, nella maggioranza degli altri alunni, gravissimo turbamento, aggravato dalla difficoltà di comprensione delle ragioni della rimozione. È facilmente intuibile l'impatto emotivo in alunni, immaturi per età, di fronte a un mutamento repentino di una realtà quotidiana finora trascorsa nella considerazione ideale del simbolo che si intende rimuovere". Proprio per tutelare la serenità dei bambini, da oggi fino al 4 novembre compreso le porte della piccola scuola nella bufera rimarranno sbarrate e gli alunni resteranno a casa; lo ha deciso il sindaco Annarita Coletti: "La tranquillità dei bambini è messa in pericolo dalle vicende di questi giorni", e dall'assalto dei giornalisti.

Intanto il Crocifisso per ora è rimasto al suo posto, come lo appesero gli uomini di duemila anni fa: nell'attesa che gli uomini di oggi si mettano d'accordo. Ma questi, tra chi propone di esporlo su tutti gli autobus (l'assessore regionale ai Trasporti della Calabria) e chi invece pubblica il numero di telefono e l'indirizzo di casa di Smith perché i lettori lo possano insultare (la "Padania"), dall'accordo sono ancora lontani. Ieri invano il sindaco di Ofena, prima che iniziasse un'infuocata riunione di paese cui era invitato lo stesso Smith, chiedeva al concittadino islamico "la rinuncia all'azione giudiziaria, un gesto di tolleranza come noi siamo stati tolleranti verso di lui e i suoi figli". Un tentativo cui Smith rispondeva però subito dopo: "Non andrò all'assemblea, e verso di noi non c'è stata alcuna tolleranza: ci hanno imposto il loro simbolo".