Il Giornale, 8 novembre 2003

10 anni fa cadeva il muro

Dall’orrore del gulag alla festa delle libertà

Pubblichiamo un intervento di Vladimir Bukovskij, sopravvissuto a un gulag sovietico.

Vladimir Bukovskij

Se avessi immaginato trent’anni fa, quando mi trovavo in un lager sovietico, che un giorno sarebbe stato possibile commemorare dovunque le vittime del comunismo, e festeggiare la vittoria delle libertà, sarei stato un uomo più felice. Invece, mentre il mio aguzzino mi iniettava strane sostanze in una gamba per sperimentare le mie reazioni, io credevo che la resistenza fosse solo simbolica, come del resto quella di tutti gli altri miei amici dissidenti, e che in realtà non ci fosse speranza. Allora, però, nel gulag, ebbi una idea molto efficace: finsi che la sostanza che mi avevano iniettato, anziché ridurre le mie difese, avesse aumentato la mia aggressività. Bastò perché quella pratica di tortura alla fine venisse abbandonata.

Perché, vedete, mai gli agenti del Kgb, i torturatori, gli emissari del regime comunista hanno dimostrato finezza psicologica o intelligenza. In verità, il regime reclutava i peggiori. È stato soltanto in Occidente che gli intellettuali hanno fatto credere alla gente nella "scientificità" e raffinatezza della cultura comunista.

Quando nel 1991 crollò il regime sovietico, io mi trovavano nel mondo libero già da tempo, in seguito a uno scambio ufficiale di prigionieri tra Breznev e Pinochet: il dittatore cileno liberò il segretario comunista Luis Corvalan, e quello sovietico si liberò di me. Nell’agosto dal ’91 dunque andai a Mosca per cercare di convincere l’entourage di Eltsin a organizzare una Norimberga russa: se allora mi avessero dato ascolto, non ci troveremmo ancora oggi con numerosi regime comunisti ancora al potere nella loro forma originaria (Cina, Cuba, Corea del Nord), e altri dominati dalla vecchia nomenklatura (come la Bielorussia o in gran parte la stessa Russia). La condanna morale del mondo avrebbe impedito che gli orrori ideologici del comunismo si perpetuassero. Ora, più passa il tempo e più le possibilità di sottoporre a processo i responsabili di tanti crimini diminuiscono: ma non bisogna smettere di sperare.

Con i nostri Comitati per le Libertà stiamo tentando di organizzare ed estendere un largo movimento di pubblico contro il comunismo: proprio il contrario di quello che voleva fare Lenin con i suoi rivoluzionari di professione. Ma perché possiamo avere successo, abbiamo bisogno dell’appoggio del governo italiano, dei partiti democratici e di tutti voi, amiche e amici, donne e uomini amanti della libertà. Abbiamo bisogno, certo non solo in Italia, di grandi eventi simbolici.

E di due in particolare: il Memento Gulag, il 7 novembre, e la festa delle libertà, o Liberalia, secondo l’antica denominazione latina. La prima; che abbiamo appena celebrato a Roma, per commemorare gli ottantadue milioni di vittime accertate del comunismo (ma forse solo molte di più, chi potrà contare le tombe?). La seconda invece per festeggiare l’ingresso nella maggiore età della nostra democrazia, dopo gli incubi infantili di tutte le utopie totalitarie e di tutte le dittature. È una felice coincidenza che il 7 novembre, triste ricordo della genocida rivoluzione bolscevica d’ottobre (secondo il calendario ortodosso), sia contiguo al 9, il giorno in cui tutti gli uomini liberi hanno esultato per la caduta del muro di Berlino. Un giorno di lutto, un altro di festa.

Memento Gulag e Liberalia, è bello credere che ogni anno, in luoghi diversi, continueremo a celebrare queste due date, perché la gente non dimentichi,

Per questo oggi sono con voi, e vi esorto a continuare a lottare

Vladimir Bukovskij

Presidente generale dei Comitati per le Libertà