Pubblicato sulla "Folha de S. Paulo" (Brasile, 11-2-1990), "Wall Street Journal" (27-2-1990), "Corriere della Sera" (7-3-1990), "Tempo" (8-3-1990), su un totale di 50 giornali e o rivisti dell’Occidente.

La TFP presenta un’analisi della situazione nel mondo

Comunismo e anticomunismo alle soglie dell’ultima decade di questo millennio

Plinio Corrêa de Oliveira

(Per consultare l’integra del documento sotto:

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Sommario

I. MALCONTENTO, INCENDIO CHE DISGREGA IL MONDO SOVIETICO

Malcontento con la "M" maiuscola

Mosca fa concessioni timide e di malavoglia

Il maggior grido d'indignazione della storia

II. INTERPELLANZA AI RESPONSABILI DIRETTI DI UNA COSI' IMMENSA SCIAGURA: I SUPREMI DIRIGENTI DELLA RUSSIA SOVIETICA E DELLE NAZIONI PRIGIONIERE

III. INTERPELLANZA AGLI INGENUI, Al PUSILLANIMI, AI COLLABORAZIONISTI (VOLONTARI 0 NO) COL COMUNISMO NELL'OCCIDENTE

Storici ottimisti e superficiali hanno indebolito la reazione dei popoli liberi contro le trame del comunismo internazionale

Le pubbliche autorità dell'Occidente ben poco hanno fatto per liberare le vittime della schiavitù sovietica

Le sovvenzioni dell'Occidente hanno prolungato l'azione dei carnefici

Collaboratori suicidi per diffondere il comunismo

La crociata che non c'è stata

Una vittoria dei "falchi" non farebbe che aggravare l'esasperazione e le lamentele

IV. INTERPELLANZA Al DIRIGENTI DEI VARI PC SPARSI NEL MONDO

Non videro nulla?

Non riferirono nulla?

Non indagarono su nulla?

Se conoscevano il tragico fallimento del comunismo, perché volevano realizzarlo nei loro Paesi?

Quando un'autorevole voce ha detto la verità: sorpresa!

La grande interpellanza che verrà

L'affrettata rimbiancatura della facciata dei PC non garantisce che i comunisti stiano mutando effettivamente dottrina

V. PERCHÉ HANNO COMBATTUTO IMPLACABILMENTE GLI ANTICOMUNISTI CHE INNALZAVANO BARRIERE CONTRO LA PENETRAZIONE DELLA SCIAGURA SOVIETICA NEI LORO PAESI?

Le quinte colonne a servizio del nemico moscovita

Gli "utili-idioti": borghesi, politici, ecclesiastici che non hanno attaccato il comunismo ma hanno appoggiato un incessante diluvio di diffamazioni contro le organizzazioni anticomuniste

Compito di altri "utili-idioti"

Altri collaboratori del comunismo

Il tentativo di demolizione per mezzo della calunnia: il fallimento delle campagne stampa contro la TFP brasiliana

VI. LA GRANDE CROCE: LOTTA CON I FRATELLI NELLA FEDE

Da Pio IX a Giovanni Paolo II

L'epoca dell'Ostpolitik Vaticana

La TFP nella bufera

Interpellanza? No, appello fraterno

* * *

I. MALCONTENTO, INCENDIO CHE DISGREGA IL MONDO SOVIETICO

Le riforme della perestrojka nella Russia sovietica, i movimenti politici centrifughi, che recentemente hanno quasi portato alla guerra civile nell'Azerbaijan e nei rispettivi enclaves armeni, agitano anche la Lituania, la Lettonia e l'Estonia ai margini del Baltico, come pure, più a sud, la Polonia, la Germania Orientale e anche la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Romania, la Bulgaria e la Jugoslavia. Se aggiungiamo lo spettacolare abbattimento del muro di Berlino e della "cortina di ferro", queste scosse costituiscono nel loro insieme un movimento ciclopico come mai non si è visto dal tempo delle ultime due conflagrazioni mondiali o addirittura dal tempo delle guerre napoleoniche.

Tutto questo attuale sommovimento della geografia europea si manifesta qui e là con circostanze e significati diversi; ma ad essi sovrasta un significato generale che li ingloba e li penetra come un grande impulso comune: è il Malcontento.

Malcontento con la "M" maiuscola

Abbiamo scritto questa ultima parola con la "M" maiuscola, perché è un Malcontento nel quale convergono tutti i malcontenti regionali e nazionali, economici e culturali accumulati da molti decenni nel mondo sovietico sotto forma di apatia indolente e tragica; malcontento di chi non concorda in nulla ma è fisicamente impedito di parlare, muoversi, sollevarsi, insomma di manifestare una dissidenza efficace. Già esisteva un malcontento totale ma, per così dire, muto e paralizzato, di ogni individuo nella sua casa, tugurio o catapecchia, in cui la famiglia spesso non esiste più, essendo stato il matrimonio frequentemente sostituito dal concubinato. Malcontento, perché i figli spesso sono stati sottratti al "focolare" e affidati forzatamente allo Stato, che solo offre loro la globalità dell'educazione. Malcontento nei posti di lavoro, in cui la pigrizia, l'inattività e la noia hanno invaso buona parte del tempo e i bassi salari bastano appena per comprare generi e articoli insufficienti e di cattiva qualità, prodotti tipici dell'industria statalizzata a forza dal capitalismo di Stato. Lungo le file che si formano presso gli stabilimenti commerciali, dalle cui scansie quasi vuote traspare vergognosamente la miseria, si commenta bisbigliando l'assoluta carenza qualitativa e quantitativa di tutto. Malcontento, soprattutto, perché quasi dovunque vi sono casi di proibizione del culto religioso, le chiese sono chiuse, la predicazione religiosa è ostacolata; nelle scuole impera l'insegnamento obbligatorio del materialismo, dell'ateismo, in una parola dell'irreligione comunista.

L'insieme di questi mali penalizza ancor più della semplice considerazione di ciascuno di essi in particolare. In una parola, se contro questo o quell'aspetto della realtà sovietica si avanzano lamentele, contro l'insieme di questa realtà gli avvenimenti più recenti mostrano che si sta propagando un incendio furibondo. È un furore che, per il fatto stesso di attaccare l'insieme, attacca il regime e appicca il fuoco a tutte le capacità d'indignazione dell'animo umano: un malcontento globale contro il regime comunista, contro il capitalismo di Stato, contro l'ateismo dispotico e poliziesco, insomma contro tutto ciò che deriva dall'ideologia marxista e dalla sua applicazione a tutti i Paesi oggi in convulsione.

È proprio il caso dunque di parlare di malcontento: probabilmente il più vasto e totale malcontento che la storia conosca.

Mosca fa concessioni timide e di malavoglia

Si vede chiaramente che è per evitare la trasformazione generale di questo malcontento in rivoluzioni e guerre civili, che Mosca va facendo di malavoglia qua e là timide concessioni.

Ma, alla luce dei fatti, la portata di queste concessioni è più che mai dubbia. Poiché, nonostante esse vengano fatte apposta per acquietare un poco gli animi, danno per ciò stesso agli scontenti una raddoppiata coscienza della loro forza, come pure della debolezza dell'avversario moscovita che ancor ieri appariva onnipotente. Ne deriva che la riappacificazione di oggi può servire da occasione perché gli scontenti aggreghino intorno a sé crescenti masse di seguaci, che si organizzino in grandi movimenti di rivendicazione, che esploderanno forse domani in rivendicazioni ancora più pressanti delle precedenti.

Così, a poco a poco, potrà svilupparsi il caratteristico processo di ascesa dei movimenti insurrezionali che marciano verso il successo, processo che si svolge contemporaneamente al declino dell'establishment di governi obsoleti e putrefatti.

Il maggior grido d'indignazione della storia

Se il malcontento nel mondo sovietico si sviluppasse in questo modo, senza incontrare nel suo corso ostacoli di maggiore entità, l'osservatore politico non avrebbe bisogno di essere molto acuto per cogliere il punto finale al quale si arriverà: l'abbattimento del potere sovietico in tutto il suo immenso impero fino a ieri circondato dalla cortina di ferro e il levarsi, dal fondo delle rovine che così si accumulano, di un unico, immenso, tonante grido d'indignazione dei popoli schiavizzati e oppressi.

II. INTERPELLANZA AI RESPONSABILI DIRETTI DI UNA COSI' IMMENSA SCIAGURA: I SUPREMI DIRIGENTI DELLA RUSSIA SOVIETICA E DELLE NAZIONI PRIGIONIERE

Questo grido si rivolgerà, prima di tutto, contro i responsabili diretti di tanto dolore accumulato nel corso di tanto tempo, in dimensioni così immense, da una così impressionante massa di vittime.

E, a meno che la logica non abbia abbandonato del tutto gli avvenimenti umani - abbandono tragico che la storia ha registrato, più di una volta, nelle epoche di completa decadenza, come quella di questo fine secolo e millennio - le vittime di tante calamità uniranno le loro grida per esigere dal mondo un grande atto di giustizia verso i responsabili.

Questi responsabili sono stati soprattutto i dirigenti massimi del Partito comunista russo - che, nella gerarchia dei poteri della Russia sovietica, esercitarono sempre la più alta autorità, superando perfino lo stesso governo comunista - e pari passu i capi dei Partiti comunisti e dei governi nelle nazioni prigioniere.

Infatti essi non potevano ignorare la disgrazia e la miseria senza nome in cui la dottrina e i regimi comunisti andavano sprofondando le masse, ma nonostante tutto non esitarono a diffondere questa dottrina e ad imporre questo sistema.

III. INTERPELLANZA AGLI INGENUI, Al PUSILLANIMI, AI COLLABORAZIONISTI (VOLONTARI 0 NO) COL COMUNISMO NELL'OCCIDENTE

Ma - sempre ragionando nei sentieri della logica - non è solo contro costoro che tanti uomini, famiglie, etnie e nazioni chiederanno giustizia.

Storici ottimisti e superficiali hanno indebolito la reazione dei popoli liberi contro le trame del comunismo internazionale

In un secondo momento, essi si rivolgeranno ai numerosi storici occidentali che, durante questo lungo periodo di dominazione sovietica, hanno descritto in modo ottimista e superficiale quello che è accaduto nel mondo comunista e domanderanno loro perché - nelle loro opere di sintesi, lette e acclamate da certi mass-media nel mondo intero - si sono limitati a dire così poche cose su disgrazie così immense: il che ha avuto come effetto di indebolire la giusta e necessaria reazione dei popoli liberi contro l'infiltrazione e le trame del comunismo internazionale.

Le pubbliche autorità dell'Occidente ben poco hanno fatto per liberare le vittime della schiavitù sovietica

Infine, questi stessi scontenti si rivolgeranno alle autorità pubbliche dei Paesi ricchi dell'Occidente domandando loro perché hanno fatto così poco per liberare dalla notte fonda e senza fine della schiavitù sovietica questo innumerevole numero di vittime.

Sappiamo bene che ora queste autorità pubbliche – sempre sorridenti, ben riposate, ben lavate e ben nutrite - risponderebbero giovialmente: "Ma come! Proprio a noi! A noi che abbiamo inviato ai vostri governi tanto denaro, ai quali abbiamo fatto tanti crediti, dai quali abbiamo accettato come buone tante merci avariate forniteci dalle vostre pessime fabbriche! E tutto questo per attenuare un poco la vostra fame! Proprio a noi rivolgete quest'accusa insensata!" E aggiungerebbero: "Rivolgetevi all'ONU, rivolgetevi all'UNESCO e a tante altre istituzioni che sono così preoccupate dei diritti umani; guardate quante proclamazioni altisonanti e sottilmente accurate, dal punto di vista letterario, diffondiamo in tutto l'Occidente, protestando contro la situazione in cui vi trovate... Tutto questo non vi è bastato?"

Se questi amabili potentati dell'Occidente s'immaginano di frenare in tal modo le obiezioni dalle quali irrimediabilmente saranno bersagliati, s'ingannano.

(…)

IV. INTERPELLANZA Al DIRIGENTI DEI VARI PC SPARSI NEL MONDO

Tuttavia, per quanto riguarda le accuse e le chiamate in causa, non c'illudiamo sul fatto che l'unica polemica possibile sia quella tra le vittime che gridano attraverso le fessure dell'immensa prigione sovietica ovunque in via di sgretolarsi, e i loro carnefici; come quella tra le stesse vittime e i sorridenti e parsimoniosi "benefattori" che si manifestano in favor loro di quando in quando in Occidente, durante le nuove fasi di una servitù di cui solo Dio conosce il termine. Tutto questo dipende da come si svolgerà un futuro per noi ancora enigmatico.

Possiamo infatti considerare come verosimile anche un'altra polemica: quella tra i popoli dell'Occidente e i capi dei vari Partiti comunisti insediatisi ampiamente e confortevolmente in tutte le nazioni non comuniste del mondo grazie a un prestigio derivato dalla pretesa modernità ideologica e tecnologica del comunismo, unito a volte alla forza persuasiva dei danaro e all'efficacia tattica della propaganda comunista.

Non videro nulla?

Per decenni di seguito, i capi comunisti dei vari Paesi mantennero un costante e multiforme contatto con Mosca, dove furono ricevuti più volte normalmente come compagni e amici.

Non riferirono nulla?

Ogni volta che tornavano ai loro Paesi, prendevano immediatamente contatto con i rispettivi Partiti comunisti, dove tutti domandavano loro ansiosamente che cosa avessero visto e udito in quella vera Mecca del comunismo internazionale che è Mosca.

Non indagarono su nulla?

Ora, a quanto pare, i resoconti fatti al grande pubblico da questi visitatori lasciavano trasparire che in nessun momento di queste visite, essi avevano cercato di ottenere una conoscenza diretta delle condizioni in cui vivevano i russi e gli altri popoli sottomessi. Non avevano visto le file interminabili che, nelle fredde albe, si formavano alle porte di macellerie, panetterie e farmacie, in attesa di merce qualitativamente e quantitativamente miserevole, di cui si contendevano l'acquisto come se si trattasse di elemosina. Non si erano accorti dei cenci sulle spalle dei poveri. Non avevano notato la totale assenza di libertà che affliggeva tutti i cittadini. Non erano stati impressionati dal tetro e generale silenzio della gente, timorosa perfino di parlare per paura della brutalità e dei sospetti della polizia.

Non avevano domandato ai padroni del potere sovietico, questi sostenitori del comunismo nelle varie nazioni del mondo libero, il perché di tanto controllo poliziesco, se il regime era realmente "popolare"? E se non lo era, perché questa impopolarità di un regime che sprecava immensi mezzi di propaganda per persuadere gli occidentali che i russi avevano finalmente raggiunto la perfetta giustizia sociale, nel paradiso di un'abbondanza di risorse capace di soddisfare tutti?

Se conoscevano il tragico fallimento del comunismo, perché volevano realizzarlo nei loro Paesi?

Se i capi comunisti nel mondo libero sapevano che la conseguenza del comunismo era quella che ora tutto il mondo può vedere, perché cospiravano per estendere ai loro Paesi questo regime di miseria, schiavitù e vergogna? Perché non risparmiavano denaro né sforzi per attrarre, in favore dell'arduo lavoro di stabilire il comunismo, le élites di tutti i settori della popolazione, a cominciare dalla élite spirituale che è il clero e proseguendo con le élites sociali dell'alta e media borghesia, le élites culturali dell'Università e dei mezzi di comunicazione sociale, le élites della vita pubblica, sia civile che militare, oltre ai sindacati ed alle organizzazioni di classe di ogni ordine, per raggiungere finalmente la gioventù e la stessa infanzia nei corsi delle elementari? La passione ideologica li ha accecati al punto di non percepire che la dottrina e il regime che auspicavano per la loro patria non potevano fare a meno di produrre frutti di miseria e di disgrazia uguali a quelli delle immense estensioni del mondo sovietico, per esempio dai margini berlinesi dello Spree fino a Vladivostok?

Quando un'autorevole voce ha detto la verità: sorpresa!

Con tutto ciò, l'opinione pubblica occidentale si formava un'idea talmente vaga della nera sciagura in cui si trovavano e si trovano i popoli prigionieri, che, quando nel 1984 un uomo di rilevante intrepidezza apostolica ebbe il coraggio di tracciare, con qualche forte parola, un quadro sommario, successe in Occidente come se una bomba avesse fatto udire la sua detonazione nel mondo intero.

Chi è stato quell'uomo? Un teologo di fama mondiale, un'alta figura nella vita della Chiesa, insomma il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede.

E che cosa disse egli? Ecco le sue parole: "Milioni di nostri contemporanei aspirano legittimamente a ritrovare le libertà fondamentali di cui sono stati privati dai regimi totalitari e atei che hanno preso il potere per vie rivoluzionarie e violente, esattamente in nome della liberazione del popolo. Non si può ignorare questa vergogna del nostro tempo; con la pretesa di assicurar loro la libertà, mantiene nazioni intere in condizioni di schiavitù indegne dell'uomo" (Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione, Congregazione per la Dottrina della Fede, 6 agosto 1984, n. XI, 10). Schiavitù ovviamente in rapporto con la miseria generale (cfr. V. Messori, Rapporto sulla fede, a colloquio col card. Joseph Ratzinger, Edizioni Paoline, 1985, p. 201).

Questo egli disse, soltanto questo, e l'opinione pubblica occidentale rabbrividì. Anni dopo, la gigantesca crisi in cui si trova il mondo sovietico ha dato la prova non solo che il porporato aveva ragione, ma che, di più, le sue valenti parole non erano state che un quadro sommario di tutto l'orrore della realtà.

La grande interpellanza che verrà

Al momento, quello che sta accadendo nel mondo sovietico attira talmente l'attenzione generale che non c'è qui spazio per riflessioni, analisi e chiamate in causa più profonde.

Ma per tutto ciò giungerà il momento opportuno. E in quel momento l'opinione pubblica domanderà più perspicacemente ai capi dei Partiti comunisti, in tutto l'Occidente, perché essi restarono comunisti, nonostante sapessero a quale miseria il comunismo aveva trascinato le nazioni sottomesse da Mosca. Esigerà da loro che spieghino perché, conoscendo la miserabile situazione della Russia e delle nazioni prigioniere, acconsentirono a capeggiare un partito politico che non aveva altro scopo che trascinare in questa situazione di miseria, schiavitù e vergogna i Paesi del mondo libero, in cui erano nati; perché, infine avevano desiderato con tanta ostinazione questo risultato tenebroso al punto di non aver esitato ad occultare ai loro stessi seguaci quella verità che avrebbe spinto almeno alcuni a disertare inorriditi dalle fila rosse.

Questo atteggiamento dei capi comunisti delle varie nazioni libere, in combutta con Mosca per rovinare ogni rispettiva Patria, dovrà essere considerato dalla posterità come uno dei grandi enigmi della storia.

Fin d’ora questo enigma comincia a stimolare la curiosità di quelli che hanno acutezza di vista sufficiente per percepire il problema e chiedersene il perché.

(…)

Ovviamente tutti gli interpellati - o quelli ai quali abbiamo rivolto l'appello - hanno diritto di rispondere e, in ragione di un'ovvia prossimità geografica, per i capi comunisti dell'Occidente e per quelli della sinistra cattolica questa risposta costituisce non solo un diritto, ma un dovere.

A costoro, quindi, rivolgiamo la nostra ultima domanda: tacerete o risponderete?

A voi la parola.

San Paolo, 11 febbraio 1990

Festa della Madonna di Lourdes