Misna
PAKISTAN 12/11/2003 10:50
Musulmano condannato a morte per blasfemia
Un musulmano è stato condannato a morte in Pakistan in base alla severa legge sulla blasfemia in vigore nel Paese asiatico, che punisce chi insulta il profeta Mohammad (Maometto). Lo ha riferito oggi la polizia, spiegando che Niaz Ahmed, 50 anni, è stato arrestato in un villaggio nei pressi di Bahawalnagar, nel Pakistan sudorientale, dopo che alcuni abitanti del luogo avevano sporto denuncia per affermazioni da lui rilasciate mentre si trovava a una bancarella che vende il tè. Ahmed ha negato di aver insultato il profeta Mohammad, ma dieci persone hanno testimoniato contro di lui. Introdotto nel 1986, il provvedimento sulla blasfemia consente di imprigionare il presunto trasgressore sulla base di dichiarazioni rese da qualsiasi cittadino, ma questo purtroppo favorisce l’utilizzo della legge come mezzo per risolvere dispute personali. Nell’aprile 2000 il presidente pakistano Pervez Musharraf ha annunciato modifiche alla legge, per diminuire il rischio di distorsioni e abusi. Gli emendamenti sono stati tuttavia ritirati nel maggio successivo, a seguito della pressione popolare e di quella degli ulama, eruditi islamici. La pena massima per chi si macchia di blasfemia è la condanna a morte.
Da tempo le associazioni internazionali per i diritti umani si battono per l’abolizione di questa legge, così come i cristiani pakistani, che sostengono venga spessa usata per perseguitare le minoranze religiose. Di recente ‘Franciscans International’ (Fi) - organizzazione non governativa (ong) che rappresenta i francescani presso l’Onu - ha sottolineato che dal 1999 è aumentato l’uso della legge anche da parte dei musulmani contro altri musulmani, aggiungendo che è diventato "virtualmente impossibile per gli accusati ottenere davvero giustizia".[LM]