Avvenire, 18 novembre 2003

Espulso dall'Italia l'imam di Carmagnola

Da Roma

Un secco comunicato del Viminale. E si liquida la parentesi italiana di un personaggio inquietante. "Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu - si legge - esaminata la documentazione fornitagli dalle autorità di pubblica sicurezza sul cittadino senegalese Fall Mamour, alias Abdul Kadel, alias El Fkih, meglio noto come "Imam di Carmagnola", ha adottato nei suoi confronti il provvedimento di espulsione dal territorio nazionale per gravi motivi di turbamento dell'ordine pubblico e di pericolo per la sicurezza dello Stato, con accompagnamento coattivo alla frontiera". Il personaggio - sottolinea il comunicato - "era già stato segnalato per la sua attività di collettore di flussi finanziari sospetti. Già da tempo, inoltre, si era reso protagonista di iniziative pericolose specie nel contesto del terrorismo internazionale".

Il provvedimento è stato notificato dalla Digos torinese già ieri sera, e nei prossimi giorni si conosceranno tempi e modalità dell'espulsione.

Più volte il cosiddetto Imam di Carmagnola aveva fatto "rivelazioni" alla stampa. Come lo scorso 20 ottobre, in un'intervista al Quotidiano nazionale, quando si era detto sicuro che nell'obiettivo di Al Qaeda c'erano i militari italiani: "Adesso attaccheranno i soldati italiani, sono sicuro al cento per cento" e "la prova di forza comincerà attaccando i militari che sono in Afghanistan e in Iraq, poi i rappresentanti diplomatici e arriverà al cuore del Paese". Una macabra profezia, dunque, quella dell'imam di Carmagnola che in Italia svolge un lavoro di consulente finanziario di una banca legata alla famiglia di Benladen.

E lo scorso 12 novembre, dopo la strage di Nasiriyah, Abdul Qader Mamour era tornato ad avvertire tramite la stampa: "Se il governo (italiano, ndr) è saggio ritira i soldati, se no sarò costretto a rifarvi le condoglianze". Spiegandosi bene: "Cominceranno a colpire le sedi diplomatiche. Subito dopo attaccheranno il cuore dell'Italia. È solo l'inizio. Al Qaeda vi ha dichiarato guerra. Andate verso il disastro, io vi avevo avvertiti". Come faceva a sapere tutto così bene? "Sono cose che circolano su internet - replicava - se ne parla addirittura nelle moschee". Anzi, "basta interpretare i codici di Al Qaeda. E il peggio deve ancora venire".

E tuttavia era molto, molto esplicito: "Preparatevi a piangere altri soldati entro dicembre. E a tenere d'occhio le ambasciate nello Yemen, Kuwait, Tunisia, Marocco, Arabia Saudita. Sperando di non arrivare alle terza fase". Cioè quella con le città italiane nel mirino, ossia "Roma, Milano, Firenze". E aggiungeva al cronista, quasi sarcastico: "Non scriva Torino e Genova. Scriva però Bologna". "Profezie" che ripete anche oggi in un'intervista a La Padania: "Verso dicembre ci saranno attacchi agli italiani in Iraq ed entro sei mesi si colpirà direttamente l'Italia". Reazioni: a caldo esprime "dubbi" sull'espulsione il presidente diessino Massimo D'Alema. Ma per Gianfranco Fini la scelta "è giusta e necessaria". (P.Cio.)