Avvenire, 19 novembre 2003

SOS TERRORISMO

Imbarcato ieri sera su un volo da Malpensa. All’alba a Dakar

Già in Senegal l'imam di Carmagnola. Altri 7 espulsi

Sette presunti terroristi islamici che abitavano a Torino sono stati raggiunti da un provvedimento di allontanamento

Da Torino Beppe Gandolfo

Per una settimana ha parlato ai microfoni delle tv e a tutti i giornalisti, ha parlato della strage di Nasiriyah e dei futuri pericoli per gli italiani in Iraq. Adesso è già stato rimpatriato in Senegal: il decreto del ministro Pisanu è stato rapidissimo per l'imam di Carmagnola. Da lunedì sera alle 19, non è più tornato a casa, non ha più rivisto i figli: una notte in questura, ieri il trasferimento a Malpensa e alle 19 il volo per l'Africa, accompagnato da un funzionario di polizia. È una persona indesiderata in Italia e rappresenta un pericolo per il nostro Paese. Ma cosa aveva davvero detto l'imam nelle varie interviste. "So dove e quando colpiranno gli italiani... Adesso toccherà alle ambasciate in Marocco, Tunisia, Arabia... E poi fra sei mesi toccherà a Roma... Mi spiace dirlo ma si piangerà ancora altro sangue". A seguito di quelle interviste, la sua casa fu perquisita e lui interrogato per diverse ore. La procura aprì due fascicoli ma senza iscriverlo nel registro degli indagati, fino a lunedì sera, fino al provvedimento di espulsione. E ieri il ministro dell'Interno ha emanato altre sette espulsioni nei confronti di sei marocchini e un algerino. La Digos di Torino, ieri mattina ha eseguito 25 perquisizioni in tutta Italia: un'accelerazione delle indagini sui fiancheggiatori del terrorismo islamico. Dei sette espulsi (il più giovane ha 22 anni, quello più anziano 38) tre risultavano essere operai in attività in provincia di Torino; uno, quello in provincia di Napoli, lavorava nell'agricoltura, un altro in provincia di Reggio Emilia, è stato indicato dagli inquirenti come "figura religiosa", non un vero e proprio imam. Le persone espulse hanno ora la possibilità di presentare ricorso al Tar del Lazio, contro il provvedimento, ma la presentazione del ricorso non ha effetto sospensivo, che vuol dire cioè che la loro espulsione scatta immediatamente e che soltanto in un secondo momento, nel caso in cui il Tar del Lazio accogliesse il ricorso, si riaprirebbero per loro le porte per un rientro in Italia. Intanto la casa di Carmagnola, dove viveva l'imam, è rimasta deserta. La moglie Barbara, milanese convertita all'Islam, ha deciso di seguire il marito in Senegal con i 4 figli. Ha trovato i soldi per il biglietto e si è imbarcata con lui. "Questa espulsione è ingiusta e farò ricorso, ma adesso mio marito si arruolerà con gli estremisti". È quanto ha detto Barbara, all'aeroporto della Malpensa. All'arrivo, con i quattro figli, indossando il burqa tradizionale compreso di guanti, sotto l'assedio di numerosi giornalisti, operatori e fotografi, ha urlato insulti: "Vergogna, dove sono i miei figli - e, in arabo - Allah è grande".La donna si è poi confidata con uno degli imam di Torino: "Teme che suo marito appena arrivato in Senegal venga imprigionato e torturato - ha detto l'imam - per questo la donna si rivolgerà alle associazioni umanitarie. E per stargli vicino ha deciso di seguirlo a Dakar".