Corriere della Sera, 20 novembre 2003

SIMBOLI E RELIGIONE / Monsignor Ravasi: torna la devozione popolare. Lombardi Satriani (Ds): un uso mai scomparso

Dopo il lutto l’Italia "riscopre" il Rosario

TRADIZIONI SECOLARI

La corona e le preghiere

Il Rosario – E’ la corona in grani usata per tenere il conto delle preghiere. La recitazione di preghiere è dedicata alla Madonna ed è costituita da 5 decine di Ave Maria intercalate ciascune da un Padre Nostro e da un Gloria. Ciascuna decina di Ave è accompagnata dalla meditazione di un mistero gaudioso, glorioso o doloroso della vita del Redentore o di Maria Vergine.

Lepanto e Papa Pio V

Il ringraziamento – La recita del rosario è una preghiera codificata da Papa Pio V nel 1569 con la bolla Consueverunt romani Pontifices. Dopo la vittoria della flotta cristiana a Lepanto (7 ottobre 1571), Pio V fece suonare tutte le campane di Roma e invitò i fedeli a pregare con la recita del Rosario. Poi, Papa Gregorio XIII istituì il 7 ottobre come festa della Madonna del Rosario.

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ROMA – I due giorni dedicati ai morti di Nassiriya hanno avuto un continuo, sommesso sottofondo sonoro e religioso: la recita del rosario, la preghiera codificata da Pio V nel 1569, due anni prima della battaglia di Lepanto, ma che affonda le sue radici verso il 1000. I soldati hanno distribuito migliaia di corone, molti parenti delle vittime hanno pregato con quel canone ritmato: cinque gruppi di Ave Maria alternati al Padre Nostro, le litanie. Migliaia di visitatori li hanno seguiti.

E’ il ritorno dell’antica preghiera nazional-popolare cara al Papa che la suggerisce come sostituto alla tv serale ottimo per lo spirito? Dice Luigi Lombardi Satriani, docente di Etnologia a "La sapienza" ed ex senatore Ds: "Spesso si parla di ritorni culturali con un’ottica televisiva, urbanocentrica, superficiale. Io parlerei di maggiore visibilità di usi in realtà mai scomparsi. Non dimentichiamoci che il rosario, nella tradizione italiana, rappresenta un’abitudine socialmente trasversale che apparteneva alle case aristocratiche come al popolo. Per esempio la mia famiglia calabrese pregava così ogni giorno col filosofo Pasquale Galluppi…" E adesso, cosa rappresenta? "E’ il segno visibile di un maggior bisogno di sacro. Crollate le ideologie, finita la fiducia nella politica come motore del cambiamento, in un quadro di grandi incertezze, si torna alla preghiera più tradizionale, formalizzata ma sentita".

Roba da gente comune, da parrocchie della profonda provincia italiana. Altro che le polemiche del giugno 1995, quando Irene Pivetti (un’altra persona, ben diversa dalla conduttrice tv di oggi) recitò da presidente della Camera il rosario durante un incontro del Centro culturale Lepanto (vicino al cattolicesimo più tradizionalista) organizzato nelle ore dell’inaugurazione della moschea romana. I rosari del Vittoriano e di San Paolo non avevano certo questi connotati conservatori, ma esprimevano sentimenti, appunto, popolarissimi.

Giuseppe De Rita, presidente del Censis è cattolica praticante, propone un ragionamento legato all’assenza di padri nella società italiana: "Difficile vedere dei padri nei nostri politici. E senza padri si pensa alle madri. Quindi dai precordi torna inconsciamente, soprattutto in un momento complesso come il nostro, il richiamo alla Madonna. (…)". Il ricorso al rosario sarebbe dunque di una reazione italianissima (la mamma) in un frangente difficile? Ancora De Rita: "Se mai Roma dovesse vivere un qualsiasi brutto momento, e sono certo che non accadrà, istintivamente riporterebbe in città la Madonna del Divino Amore come accadde nel 1944".

Per farla breve, l’Italia non sarebbe così secolarizzata come si sostiene. E’ la tesi di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, storico del cristianesimo: "Spesso anche nella chiesa si guarda alla gente comune d’Italia come a un terreno da evangelizzare. Invece resiste un substrato religioso collettivo che la secolarizzazione non ha toccato. Hanno ragione gli ortodossi quando sostengono che il popolo cristiano è teoforo, ovvero portatore della memoria di Dio. Così è facile capire il perché dell’uso del rosario, di una preghiera antica e nota a tutti perché insegnata dalle nonne, in una circostanza come quella che abbiamo vissuto". (…)

[Monsignor Gianfranco] Ravasi però avverte: "Basta guardarsi in giro, per molte ragioni si moltiplicano i ritorni alla devozione popolare. Ma bisogna stare attenti a custodire questa tradizione nel giusto perimetro perché non si cada in una forma quasi magica, disincarnata dal richiamo esistenziale rappresentato dal vangelo. Il rosario non è la messa, che per noi è e resta centrale".

Paolo Conti