Libero, 16 settembre 2001
"Dissero: vi invaderemo e domineremo"
Il vescovo di Smirne: in nome di Allah l’Islam si muoverà compatto
di Maurizio Zottarelli
Milano – È il vescovo di una diocesi estesa quasi quanto l’Italia, ma con solo 1.250 fedeli. Perché padre Giuseppe Bernardini, frate cappuccino, è l’arcivescovo di Smirne, in Turchia, Paese musulmano al 99,9 per cento. Padre Bernardini è nato a Modena 73 anni fa, ma vive in Turchia da circa 44 anni e qualche idea sul mondo islamico se l’è fatta. Tanto che nell’ottobre del ’99, intervenendo al Sinodo dei vescovi europei, fornì una testimonianza che fece scalpore. "Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano", spiegò "un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai cristiani, disse calmo: ‘Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo’ ". E ancora: "In un monastero cattolico di Gerusalemme c’era – e forse c’è ancora – un domestico arabo musulmano. Gentile e onesto, era molto stimato dai religiosi che ne erano ricambiati. Un giorno con aria triste dice loro: "I nostri capi hanno deciso che tutti gli infedeli debbono essere assassinati, ma voi non temete, perché vi ucciderò io senza farvi soffrire". Bisogna distinguere tra fanatici e maggioranza tranquilla, aggiungeva, ma "a un ordine dato in nome di Allah marceranno tutti compatti e senza esitazioni". Parole che oggi suonano quasi profetiche.
"Non voleva essere una profezia" dice oggi padre Bernardini a "Libero", non pensavo si potesse arrivare a quello che è successo. Parlavo dei problemi inerenti all’aspetto religioso, del problema del linguaggio da usare con l’Islam.
In che senso?
"Il mondo islamico ha una mentalità diversa dalla nostra e nel loro linguaggio certe parole hanno un significato diverso".
(…)
"Per l’Islam religione e politica sono una cosa sola. Per loro non esiste il concetto di "libera Chiesa in libero Stato", esiste solo "libera religione". Infatti i vertici religiosi e politici coincidono. E l’aspetto politico aggrava l’elemento religioso. Questo però si percepisce soprattutto nell’Islam fondamentalista".
I talebani dicono che se attaccati risponderanno con ogni mezzo…
"Questo è proprio dell’estremismo islamico politicizzato. Certo nel Corano si parla anche della guerra santa, ma i fatti di cui stiamo parlando sono talmente gravi da diventare una distorsione anche per un islamico".
Una distorsione più facile però in una cultura in cui religione e politica sono una cosa sola…
"Sì, perché la religione ha il sopravvento su tutte le attività umane".
Lei parlava nel suo documento di un problema islamico in Europa. In che senso?
"Nel senso che gli immigrati sempre più numerosi, e si tratta per lo più di gente povera e quindi influenzabile, sono più facilmente strumentalizzabili dagli estremisti. In questo senso potrebbero diventare un problema. Ovviamente tanto più sono numerosi, tanto più facilmente possono diventare strumento di pressione. In qualche modo intendevo dire quello che a suo tempo ha affermato il cardinale Biffi".
Quanto è successo a New York ha creato anche in Italia un sentimento di insicurezza: per la prima volta il pericolo è tra di noi…
"Lo capisco bene: questo nuovo sistema di guerra del XXI secolo è effettivamente incontrollabile. Ma non bisogna mettere tutti i musulmani nello stesso calderone. Un cristiano deve rifiutare l’Islam come religione, non i musulmani come persone".
Però diceva che di fronte a un ordine nel nome di Allah si muoverebbero compatti…
"Questo è vero. Quando il popolo semplice viene convinto che un ordine viene da Dio, allora si sente obbligato a rispettarlo. Il pericolo è proprio questo: che pochi facinorosi possano influenzare una grande massa di persone. E di questo il mondo occidentale deve essere cosciente. Gli esempi che citavo nel documento descrivevano proprio come un musulmano semplice può essere facilmente manipolato".
Perché questo?
"Perché nell’Islam c’è un’idea di Dio molto più forte che nel mondo occidentale secolarizzato". (…)
Pensa, quindi, che sia anche importante che l’Occidente recuperi le proprie radici culturale e cristiane?
"Certamente. Sarebbe utile per rispondere a un’identità e una fede tanto forte con un’identità e una fede altrettanto salde. Secondo i principi cristiani, s’intende". (…)
Ma gli islamici vogliono il dialogo?
"La parte estremista non credo, proprio perché questo vorrebbe dire mettere in discussione le proprie convinzioni religiose. Sarebbe considerata un’apostasia. E bisogna tenerlo presente per avviare un dialogo efficace, partendo dai valori riconosciuti anche dai musulmani. Così forse si potrà arrivare a discutere di temi più difficili. Ma il dialogo non va interrotto".
In Italia il problema dell’integrazione è molto sentito. Per esempio, molte polemiche si sono accese in per la costruzione di moschee…
"Innanzitutto non bisogna mai dare loro una chiesa per farne una moschea: sarebbe percepito come segno della nostra apostasia. Bisogna però permettere agli immigrati di soddisfare i loro doveri religiosi. Ma se in un paese di mille abitanti chiedono di costruire una moschea da 50mila fedeli, allora si tratta di una provocazione: in questi casi più che un luogo di culto vogliono realizzare un centro culturale".
E bisogna diffidarne?
"Non bisogna essere ingenui. Dobbiamo sapere e tenere ben presente che quando gli islamici saranno maggioranza probabilmente useranno il potere in modo non democratico. Ma questo è un problema che lascio ai politici".