L'Osservatore Romano, 15 Ottobre 1999
Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi
Interventi "in scriptis"
Le enormi difficoltà del dialogo con l'Islam
S.E.R. Mons.
Giuseppe Germano Bernardini, O.F.M. Cap.
Arcivescovo di Izmir (Turchia)
Vivo da 42 anni in Turchia, Paese musulmano al 99,9%, e sono Arcivescovo di Izmir - Asia Minore - da 16 anni. L'argomento del mio intervento è quindi scontato: il problema dell'Islam in Europa ora e nel prossimo futuro. Ringrazio Mons. Pelâtre e chi ha già parlato sull'argomento in questo prestigioso consesso, dispensandomi così da lunghi esami e dalle relative interpretazioni.
Il mio intervento è fatto soprattutto per rivolgere al Santo Padre un'umile richiesta. Per essere breve e chiaro prima riferirò tre casi che, data la loro provenienza, reputo realmente accaduti.
1. Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo-cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo punto con calma e sicurezza: "Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo".
C'è da crederci perché il "dominio" è già cominciato con i petroldollari, usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista?
2. In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai cristiani, un partecipante cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere. L'immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: "Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare".
Un dialogo tra sordi? È un fatto che termini come "dialogo", "giustizia", "reciprocità", o concetti come "diritti dell'uomo", "democrazia", hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Ma questo credo che sia ormai riconosciuto e ammesso da tutti.
3. In un monastero cattolico di Gerusalemme c'era – e forse c'è ancora – un domestico arabo musulmano. Persona gentile e onesta, egli era molto stimato dai religiosi che ne erano ricambiati. Un giorno con aria triste egli dice loro: "I nostri capi si sono riuniti e hanno deciso che tutti gli ‘infedeli’ debbono essere assassinati, ma voi non abbiate paura, perché vi ucciderò io senza farvi soffrire".
Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose.
Sarebbe ingenuo sottovalutare o, peggio ancora, sorridere sui tre esempi che ho riferito; a me pare che si dovrebbe riflettere seriamente sul loro drammatico insegnamento.
Non è pessimismo il mio, nonostante l'apparenza. Il cristiano non può essere pessimista perché Cristo è risorto e vivente; Egli è Dio, a differenza di ogni altro profeta o preteso tale. La vittoria finale sarà di Cristo, ma i tempi di Dio possono essere molto lunghi, e di solito lo sono. Egli è paziente e aspetta la conversione dei peccatori: nel frattempo invita però la Chiesa a organizzarsi e a lavorare per affrettare l'avvento del suo Regno.
E ora vorrei fare al Santo Padre una proposta seria: organizzare quanto prima, se non un Sinodo, almeno un Simposio di Vescovi e operatori nella pastorale fra gli immigrati, con particolare riferimento agli islamici, allargandolo ai rappresentanti della chiesa riformata e agli ortodossi. La sua organizzazione potrebbe essere affidata alla CCEE, che ha in materia una lunga e collaudata esperienza, in collaborazione con la KEK.
Il simposio dovrebbe servire per approfondire collegialmente il problema degli islamici nei Paesi cristiani, e trovare così una strategia comune per affrontarlo e risolverlo in maniera cristiana e obiettiva. È indispensabile trovarsi d'accordo sui principi, anche se poi la loro applicazione varierà secondo i luoghi e le persone. Nulla è dannoso come il disaccordo sui principi!
Termino con un'esortazione che mi è suggerita dall'esperienza: non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.