Avvenire, 28 novembre 2003
INDAGINE
Emesse quattro ordinanze d’arresto per associazione sovversiva con finalità terroristiche contro altrettanti nordafricani che gravitano intorno al centro islamico milanese. Perquisita un’abitazione nella zona Sud del capoluogo lombardo
"I kamikaze in Iraq partiti dall'Italia"
Inchiesta della procura di Milano: arruolati da un cittadino egiziano attraverso la moschea di via Quaranta
Da Milano Emilio Randacio
Attraverso l'Italia avrebbero raggiunto l'Iraq, passando per la Turchia e per la Siria, al fine di "immolarsi" per la causa della guerra santa e scacciare il "nemico" americano. È questa la convinzione della digos milanese che ieri mattina, su ordine del gip Guido Salvini, ha fatto scattare un blitz contro quattro presunti terroristi, tra Milano e Padova. La base di partenza sarebbe stata la moschea di Milano di via Quaranta, già al centro di diverse indagini della magistratura a metà degli anni '90. Proprio da qui sono partite le conversazioni che hanno convinto gli investigatori che in Italia si stavano raccogliendo "volontari" da sacrificare per la causa irachena. Le ordinanze d'arresto, di poco meno di 150 pagine, parlano di associazione sovversiva finalizzata al terrorismo, il nuovo reato approvato dal Parlamento poco dopo l'attentato alle Torri Gemelle e di documenti falsi. Ieri gli agenti della digos hanno perquisito un'abitazione nella parte Sud di Milano, alla ricerca di un cittadino africano senza però trovarlo. Alcuni extracomunitari che condividevano l'immobile con lui, hanno detto che l'uomo è sparito da ormai diverse settimane.
I quattro, secondo l'accusa del pm Massimo Meroni, fanno parte di "Al Tawid", un'organizzazione che da mesi cerca di accreditarsi presso la più quotata al-Qaeda di Ossama Benladen. Al Tawid, secondo l'accusa, è il gruppo che individua i mujaheddin suicidi e li smista in Iraq. E l'arruolamento sarebbe avvenuto proprio grazie a una moschea milanese. Tra i coinvolti anche lo sceicco di Amburgo, Abderrazak Majoub, arrestato a settembre dalle autorità tedesche su mandato della magistratura spagnola, ma poi rilasciato per mancanza di indizi. In Iraq, inoltre, sarebbero stati rinvenuti almeno 70 documenti falsificati proprio a Milano.
"Questa settimana arrivano gli ospiti da te" dice nell'intercettazione telefonica effettuata poche settimane fa un egiziano trapiantato a Milano parlando con il mullah Fouad che, in Siria, secondo l'accusa, accoglie i kamikaze per conto di Al Tawid.
"Gli ospiti devono essere svegli e preparati.... Abbiamo urgenza di quelli che conosci tu". Dietro a queste intercettazioni da un'utenza della moschea milanese di via Quaranta, secondo l'accusa, ci sarebbe l'esplicito riferimento a uomini che sono pronti a morire in attentati contro obiettivi occidentali in Iraq.
Nell'informativa della digos su cui si basa l'ordinanza d'arresto eseguita ieri, lo stesso egiziano intercettato chiede al mullah: "Vuoi gente che colpisca la terra per far saltare fuori le angurie?". E l'emiro ordina: "Cerca quelli che stanno in Giappone". Secondo gli investigatori, con questa espressione si intende, chiaramente, fare riferimento ai kamikaze. Fino a oggi le indagini sulle presunte cellule milanesi, avevano scoperto l'arruolamento dalle moschee di uomini pronti a combattere l'"invasione" americana in Afghanistan e in I'Iraq, ma mai si era scoperto l'arruolamento di estremisti islamici pronti a immolarsi.