RADIO VATICANA - Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 13 gennaio 2004

In Cambogia decine di ex combattenti del regime ultra-maoista dei khmer rossi si convertono al cristianesimo

- Intervista con padre Bernardo Cervellera -

In Cambogia decine di ex khmer rossi si stanno convertendo al cristianesimo. Fra di loro vi è perfino l’ex guardia del corpo di Pol Pot, Uk Sarith, 59 anni. L’Agenzia missionaria "Asia News" riporta come la maggioranza delle nuove conversioni stia avvenendo a Pailin, sulla frontiera nord-orientale con la Thailandia. Pailin è stato l’ultimo baluardo dei khmer rossi, prima che venissero amnistiati, a condizione di lasciare le armi e partecipare alla vita pubblica. La notizia delle conversioni al cristianesimo dei khmer rossi è sorprendente perché il regime ultra-maoista di Pol Pot, durato dal 1975 al 1979, ha portato all’eccidio di circa un milione e 700 mila persone e all’abolizione della ‘vecchia cultura’ khmer, comprese le religioni. Per questo gli ex-combattenti non credono alla religione buddista, seguita dal 95% dei cambogiani. Ma quali sono i motivi che spingono molti Khmer Rossi a convertirsi al cristianesimo? Roberto Piermarini lo ha chiesto al direttore di "Asia News", padre Bernardo Cervellera.

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R. – Alcuni si convertono perché sentono il peso dei massacri che hanno compiuto e quindi cercano in qualche modo una via di redenzione; altri, invece, stanno cercando di integrarsi all’interno della popolazione cambogiana, e la popolazione cambogiana al 95% è buddista e quindi non riescono ad essere accolti da loro perché li hanno fatti soffrire tantissimo per cui trovano, attraverso il cristianesimo, un’altra via di spiritualità e magari anche di essere accolti, in qualche modo, dalla popolazione.

D. – Padre Cervellera, rimane il dubbio su quanto profonde siano queste conversioni?

R. – Le conversioni avvengono soprattutto nel mondo protestante. Il mondo protestante, diciamo così, è abbastanza facile a battezzare senza troppa catechesi. Ad ogni buon conto, io trovo che ci siano due elementi che fanno sperare che queste conversioni siano profonde: da una parte, ci sono quelli che si sono convertiti che cominciano a perdonare coloro che hanno fatto del male, ossia ci sono per esempio dei soldati governativi che erano stati torturati dai khmer rossi e che, diventati cristiani, perdonano e fanno catechismo adesso agli ex-khmer rossi. L’altra cosa è che ci sono soprattutto i giovani che desiderano diventare cristiani anche andando contro la volontà dei loro genitori, più tradizionali e più legati, quindi, al mondo buddista cambogiano.

D. – Secondo le notizie che ricevete dai missionari in Cambogia, ci sono anche conversioni al cattolicesimo?

R. – No, conversioni al cattolicesimo tra gli ex-khmer rossi attualmente non se ne registrano. Tra i cattolici, i nuovi cattolici in Cambogia, sono soprattutto persone che provengono dal mondo dei rifugiati, dal mondo dei perseguitati. Ecco, ci sono tantissime persone che hanno incontrato dei cattolici anche durante i lager di Pol Pot e, a causa della carità e dell’amore dimostrato dai cattolici in quel periodo, adesso per gratitudine diventano cristiani e cattolici.