Avvenire, 15 gennaio 2004
Bush, campagna per la famiglia
La Casa Bianca pronta a stanziare un miliardo e mezzo di dollari per difendere l'istituto del matrimonio aiutando le coppie in difficoltà e preparando con corsi specifici chi sta per sposarsi. Soddisfatti i repubblicani.
I conservatori chiedono al presidente un emendamento alla Costituzione da presentare al Congresso per vietare la regolarizzazione delle coppie omosessuali
Da New York Elena Molinari
George W. Bush ha cominciato l'anno definendo con chiarezza i temi forti della sua campagna elettorale, e dai primi passi è chiaro che la difesa della famiglia sarà ai primi posti, accanto alla lotta al terrorismo. Ieri indiscrezioni di stampa rivelavano che il presidente sta per lanciare un piano a sostegno dell'istituzione del matrimonio, attaccata dalle leggi che in un crescente numero di Stati permettono unioni civili (nel Massachusetts un vero e proprio legame coniugale) fra persone dello stesso sesso.
Il suo piano prevede lo stanziamento di 1,5 miliardi di dollari per aiutare le coppie in difficoltà e salvare le unioni coniugali vacillanti, specialmente tra le coppie a basso reddito. L'amministrazione vuole mettere a disposizione delle coppie numerosi centri di consulenza radicati nelle loro comunità e servizi di supporto che li affianchino nei momenti decisivi della vita coniugale: quando si preparano al matrimonio, all'inizio di una gravidanza o all'arrivo di un figlio e quando la famiglia ha problemi finanziari.
Per difendere la sua iniziativa a favore di unioni stabili e monogame la Casa Bianca userà una serie di statistiche che mettono in luce i rischi e le controindicazioni del divorzio, soprattutto in ambito economico. In particolare dati che provano come i figli siano avvantaggiati, non solo dal punto di vista emotivo ma anche finanziario, dal fatto di vivere in una famiglia tradizionale.
Secondo i gruppi di aiuto della famiglia si tratta di un passo importante nella giusta direzione. Ma molti, a partire dalla base dell'elettorato repubblicano, si aspettano di più dal presidente: chiedono cioè che Bush presenti al Congresso un emendamento alla costituzione che proibisca i matrimoni fra gay. La Casa Bianca è rimasta per ora vaga su questo punto, anche se i collaboratori del presidente non hanno escluso che Bush faccia proprio questa richiesta durante l'annuale discorso sullo stato dell'Unione in programma per martedì prossimo.
Bush stesso in effetti un mese fa aveva accennato alla possibilità di prendere una simile iniziativa se fosse stato necessario per "difendere l'identità del matrimonio come unione di un uomo e di una donna".
Una necessità che secondo molti repubblicani e qualche democratico si è creata all'indomani della sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato costituzionalmente legittima la posizione del Massachusetts a favore delle coppie omosessuali. Ma i consiglieri del presidente esitano, nel timore di alienarsi una parte dell'elettorato con una mossa così decisa. "Per ora molti conservatori saranno felici di questa iniziativa a favore un matrimonio sano", ha detto al New York Times il consulente politico repubblicano Ronald Haskins.
È chiaro però che, dopo due anni di attenzione rivolta maggiormente alla politica estera e alla guerra al terrorismo, il presidente vuole tornare alle radici del messaggio con cui si presentò per la prima volta al pubblico americano, promuovendo programmi che lo riavvicinano alla sua autoproclamata identità di "conservatore compassionevole".