Avvenire, 21 gennaio 2004
AI CONFINI DELLA VITA
Al Consiglio d’Europa verrà discussa a fine mese la proposta di un deputato svizzero di raccomandare agli Stati membri la depenalizzazione della "dolce morte"
"L’Europa punti sulle cure palliative non sull’eutanasia"
L'associazione dei medici del settore raccomanda di sviluppare le terapie: "Se vengono trattati adeguatamente, i pazienti non chiedono di morire"
Da Milano Enrico Negrotti
Un controsenso, e male argomentato. Bollano così gli esperti di cure palliative il documento che invita gli Stati europei ad approvare leggi che depenalizzino l'eutanasia. La proposta è stata presentata dal deputato svizzero Dick Marty e verrà discussa dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa nella prossima sessione di fine gennaio. "Ci pare prematuro e fuorviante dedicare tempo e risorse a raccomandare l'eutanasia quando mancano ancora strutture adeguate e standard omogenei in Europa nel campo delle cure palliative" sottolinea Franco De Conno, direttore dell'Unità operativa di Riabilitazione e terapie palliative dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano e presidente onorario dell'Eapc (Associazione europea per le cure palliative). "Ed è stato verificato - continua De Conno - che se vengono adeguatamente trattati in tutte le loro necessità (dolore, ma non solo), i pazienti non si sognano di chiedere l'eutanasia".
"Il documento presentato al Consiglio d'Europa - osserva Augusto Caraceni, membro del consiglio direttivo dell'Eapc e della Società italiana di cure palliative (Sicp) - presenta non poche incongruenze e confonde considerazioni dell'opinione pubblica con evidenze clinico-scientifiche: mentre sottolinea che c'è carenza di conoscenza e ricerca sul fenomeno eutanasia, poi raccomanda di depenalizzarla, basandosi sui pochi dati esistenti (peraltro anch'essi lacunosi) che vengono dall'Olanda, il primo Paese europeo ad avere legiferato sul tema". Questi dati indicano che in Olanda, secondo quanto appare sui certificati di morte, erano attribuibili a eutanasia l'1,7% dei decessi nel 1990, il 2,4% nel 1995 e il 2,6 nel 2001. Ma in un sottogruppo specifico, quello dei malati di cancro, le cifre sarebbero ben più alte: il 4% nel 1990, il 7% nel '95 e il 7,4% nel 2001. "Ma non sappiamo - puntualizza Caraceni - quanti di questi malati fossero stati adeguatamente trattati con le cure palliative".
L'Eapc, che riunisce 29 associazioni nazionali in rappresentanza di 50mila operatori del settore di 19 Paesi europei, ha subito reagito alla proposta di risoluzione a favore dell'eutanasia, scrivendo al presidente e al segretario generale dell'Assemblea parlamentare del Concilio d'Europa per ribadire la posizione dei medici impegnati nelle cure palliative. In particolare ribadendo la posizione espressa nel documento pubblicato lo scorso anno dal gruppo di lavoro dell'Eapc sull'etica (presieduta dal norvegese Lars Materstvedt): "Se l'eutanasia fosse legalizzata si potrebbero verificare: pressioni sulle persone vulnerabili; scarso sviluppo o svalutazione delle cure palliative; conflitti tra i requisiti legali e i valori personali e professionali dei medici; ampliamento dei criteri clinici per includere altri gruppi presenti nella società; aumento dell'incidenza di uccisioni medicalizzate di tipo "involontario"; che l'omicidio diventi una pratica sociale accettata". L'Eapc chiede pertanto al Consiglio d'Europa di considerare che "l'eutanasia, sebbene possa essere praticata in alcuni Paesi, è un'eccezione e dovrebbe rimanerlo" e che "le eccezioni non sono una buona base per legiferare". In definitiva l'Eapc considera "non etico sollevare il problema della legalizzazione dell'eutanasia per i malati terminali fino a quando i pazienti non ricevono cure palliative adeguate in tutti i Paesi europei".