Avvenire, 28 gennaio 2004
PARIGI
Chirac a Hu: basta embargo a Pechino
Polemiche sulla visita: oltre la metà dei deputati ha disertato il discorso del premier che è stato criticato sul fronte dei diritti umani
Da Parigi Daniele Zappalà
La visita di quattro giorni in Francia del presidente cinese Hu Jintao (unica sosta europea prevista nel 2004) ha condensato nella giornata clou di ieri, quella del discorso del leader asiatico all'Assemblée Nationale, tutti gli ingredienti politici, economici e sociali che fin dalla vigilia avevano trasformato l'appuntamento in un "evento" controverso. Hu Jintao è giunto a Parigi per "aggiornare" gli accordi franco-cinesi del 1997 nel corso di numerosi incontri istituzionali e d'affari. Ma la visita è divenuta fin da subito anche l'occasione per Parigi di spalancare le braccia al gigante cinese ancora additato da una parte della comunità internazionale per le ripetute violazioni interne dei diritti umani. Il presidente Jacques Chirac ha allora qualificato come "irresponsabile" il referendum previsto da Taiwan in materia di capacità di difesa. Parigi ha inoltre giudicato "superato" l'embargo europeo sulla vendita d'armi alla Cina imposto all'indomani delle terribili repressioni del 1989.
Nella mattinata di ieri, per suggellare il nuovo avvicinamento, è stata firmata una dichiarazione congiunta che sottolinea le "larghe convergenze" dei due Paesi in politica internazionale, la necessità di promuovere i diritti umani e le libertà, l'accelerazione degli scambi commerciali. È a proposito di questi ultimi due punti, diritti umani ed affari, che le critiche di "cinismo" piovono adesso copiose su Parigi, accusata di dimenticare l'etica davanti all'abbagliante eldorado dei nuovi mercati asiatici. Da cui ieri è giunta subito, ad esempio, la commessa di ben 21 Airbus francesi.
All'arrivo di Hu Jintao, il presidente dell'Assemblée Nationale Jean-Louis Debré ha accolto nell'emiciclo della democrazia transalpina "soprattutto la Cina della riforma e dell'apertura sul mondo". I molti deputati di ogni schieramento che si sono rifiutati di assistere (metà emiciclo era vuoto: presenti solo 250 deputati su 577) hanno invece evidentemente pensato a tutto il resto. Ma all'uscita della seduta pomeridiana, era ancora una Tour Eiffel appositamente illuminata di rosso a svettare sulla capitale.