Avvenire, 11 febbraio 2004
Tecnologia & Diritti. In Cina sono 59 i "cyberdissidenti" detenuti in carcere per i reati di opinione "on line". E la censura si adegua
La muraglia di Internet
Un apposito software controlla non soltanto gli accessi privati al web ma anche i 110 mila Internet Café disseminati nelle principali città del Paese. Il filtro colpisce anche i motori di ricerca
Di Giuseppe Caffulli
Nome in codice Stainless Steel Mouse, al secolo Liu Di, vent'anni e poco più, arrestata e tenuta per più di un anno in carcere senza alcun processo. Il reato? Aver scritto in un forum su Internet alcuni articoli favorevoli alla democrazia e nei quali protestava contro la mancanza di libertà di stampa e d'espressione (che peraltro - almeno formalmente - sono garanzie costituzionali anche in Cina).
La storia della giovane internauta cinese, rilasciata alla fine di novembre 2003, è tornata quanto mai di attualità nei giorni scorsi, quando Amnesty International ha fatto pervenire al governo di Pechino un appello nel quale si chiede la liberazione di altri 59 cyberdissidenti (48 internauti e 11 giornalisti) arrestati nell'ultimo anno e che ancora sono detenuti nelle patrie galere. "Prigionieri di coscienza", vengono definiti nel testo.
Sono per lo più giovani, in massima parte studenti, che cercano nella rete delle reti un contatto con il mondo che Pechino vorrebbe continuare a negare. E che di fatto sta cercando di contrastare con ogni mezzo. Nel Paese di Mezzo, secondo quanto rivela il China Internet Information Center, la rete informatica sta conoscendo uno sviluppo a dir poco impetuoso. Nel 2003 gli utenti sono aumentati del 34,5%, toccando quota 79 milioni e mezzo. In netto aumento anche i computer collegati: 30,9 milioni, con un aumento del 48,3%. Un boom che sembra inarrestabile, nonostante le restrizioni e le censure che pesano su questa nuova forma di comunicazione. E che colloca la Cina al primo posto nella regione dell'Asia-Pacifico, davanti al supertecnologico Giappone (56 milioni di naviganti del web) e in seconda posizione, a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti, che conservano la leadership con oltre 165 milioni di internauti.
Per le autorità di Pechino una delle questioni cruciali consiste oggi nell'arginare notizie e messaggi "fuori controllo" che la comunità virtuale internazionale si scambia in tempo reale, non potendo ormai limitare almeno nelle grandi realtà urbane (anche per un semplice calcolo economico: quello del computer è un settore in piena espansione) lo sviluppo della rete. Così, dopo la chiusura dei servizi in cinese dei motori di ricerca Google e Altavista (resta Yahoo, con sede a Hong Kong, che ha però accettato di "purificare" i suoi contenuti) e la censura di numerosi siti ritenuti pericolosi (oltre a quelli per adulti, alcuni riconducibili alla setta religiosa dei Falun Gong e ai gruppi che si battono per l'indipendenza del Tibet), il governo si è concentrato nella costruzione di una muova Grande Muraglia, questa volta non di pietra, ma informatica. Si tratta di un sofisticatissimo software fornito, secondo Reporters sans fronitères, dalla multinazionale Usa Cisco Systems, e in grado di sorvegliare gli accessi alla rete che avvengono attraverso gli unici tre Internet provider del Paese. Un Grande Fratello digitale in grado di osservare il traffico, registrare gli utenti, individuare le chiavi di ricerca e segnalare i sospetti alle autorità competenti.
La caccia ai trasgressori non avviene solamente sorvegliando gli accessi alla rete tra le pareti domestiche (gli utenti casalinghi sarebbero 56 milioni). Uno dei campi privilegiati sono gli oltre 110 mila Internet Café disseminati nelle principali città. In questi locali, frequentatissimi centri di aggregazione, per accedere alla rete serve registrarsi con un documento d'identità. Il sistema di "cyperpolizia" terrà in memoria siti e cronologia delle pagine visitati, segnalando prontamente contenuti e ricerche ritenute illegali. Per i gestori che non si uniformano ai protocolli di sicurezza previsti dal ministero della Cultura, il rischio è quello della chiusura immediata. Esiste addirittura un numero verde dove poter segnalare gli Internet Café fuorilegge.
La maggior parte degli utenti Internet della Cina è oggi tra i 18 e i 24 anni d'età, la maggior parte maschi. Quasi il 50% naviga in rete per reperire informazioni e notizie, con un occhio di riguardo ai siti stranieri. Internet diventa così il quotidiano più letto e meno controllabile, in molti casi redatto dagli stessi utenti sui forum e nei newsgroup. Un'abitudine che è costata pesanti condanne a Huang Qi, creatore di un sito "dissidente": cinque anni; a He Depu, otto anni; a Gao Qinrong, giornalista: tredici anni; Yang Jianli, detenuto senza processo; a Yang Zili, otto anni; Jae-Hyun Seouk, fotografo, due anni.
Collegarsi alla rete e digitare in un motore di ricerca parole come Tienanmen (la piazza dove ormai quindici anni fa l'esercito spense nel sangue le proteste degli studenti), Tibet e democrazia vuol dire far scattare l'allarme rosso. E le misure restrittive nelle quali sono incappati la giovane Liu Di e i suoi temerari colleghi.